La passione di De Palma al Lido

Lo si aspettava come il colpo di coda di questa Mostra del Cinema un poco sottotono. Ma “Passion” di Brian De Palma non convince appieno. Perché la maestria registica c’è eccome, ma il plot cede proprio nel finale. E per un noir non è poco.

Brian De Palma - Passion

Hitchcock è come una Ferrari, bisogna fare attenzione quando la si guida. Passion di Brian De Palma soffre di un’accelerazione nervosa e di una caduta finale nel gorgo del sogno, che lo renderebbero inadatto al Leone d’Oro. Peccato, perché le aspettative erano alte. Il che fa pensare che la giuria presieduta dal torbido e lunare collega di De Palma, Michael Mann, potrebbe riservare interessanti sorprese. Il che farebbe bene a una Mostra del Cinema anemica di star hollywoodiane ma generosa di film che possono cambiare un poco la vita delle persone.
Il sogno, dicevamo, è lo strumento tipico con cui il padre fondatore del cinema giallo e della suspense ha insegnato a fare il cinema a generazioni: non solo De Palma, ma anche François Truffaut. Il problema di Passion è che proprio nel finale De Palma ne abusa. L’effetto è quello di una brusca accelerata su una Ferrari. Dà brivido ma è senza armonia. E siccome il finale, specie di un giallo o di un noir, è quello che “fa” la storia, De Palma deve subire dei buh dal pubblico di addetti ai lavori del Lido.

Brian De Palma – Passion

La trama non la sveliamo, il film va comunque visto, non foss’altro che per quel cinema classico e sorprendente al tempo stesso con cui De Palma sa deliziare i suoi spettatori più “cinefili”. Loro spesso vanno oltre il plot per godere la purezza di certe scene. E qui appare la pars construens del film, che sa raccontare una femminilità spietata e antitetica alla bonarietà un po’ tonta del maschile. Il sesso e l’omosessualità femminile servono più ai titoli dei giornali che all’economia di un film, il quale mette in scena un triangolo amoroso femminile al fine di comporre un ritratto della nostra epoca, fatto di donne di potere, donne arriviste, donne traditrici, donne calcolatrici, donne aggressive, donne ricattatrici.
Donne che fanno quel che normalmente fanno gli uomini. Ma nel film di De Palma lo fanno con così tanto sex appeal da risultare angeliche.

Nicola Davide Angerame

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Nicola Davide Angerame
Nicola Davide Angerame è filosofo, giornalista, curatore d'arte, critico della contemporaneità e organizzatore culturale. Dopo la Laurea in Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sotto la guida di Gianni Vattimo con una tesi sul pensiero di Jean-Luc Nancy, inizia la collaborazione con quotidiani e riviste scrivendo d'arte ma anche di cinema, architettura e cultura contemporanea. In vent'anni di attività ha fondato e diretto, su modello delle Kunsthalle tedesche, la Galleria Civica di Alassio e la Galleria Civica di Andora. Ha fondato e diretto l'associazione culturale "whitelabs. Culture in progress" con sede e spazio espositivo a Milano. Fino ad oggi ha progettato e curato decine di eventi culturali e più di cento mostre personali e collettive di artisti e fotografi, italiani e stranieri, collaborando con istituzioni private e pubbliche in Italia e all'estero. Ha tenuto conferenze sui temi dell'arte e della filosofia in istituzioni italiane e straniere ed ha curato progetti culturali e mostre a New York, Seoul, Bangkok, Parigi, Berlino e Londra. Dopo aver vissuto e lavorato tra Milano e New York, attualmente vive e lavora a Torino, dove insegna Storia dell'Arte Contemporanea presso il Collegio Universitario Luigi Einaudi e dove tiene seminari presso l'Università degli Studi di Torino (cattedra di Estetica). Suoi articoli sono apparsi su Robinson (La Repubblica), L'Unità, Il Manifesto, Art Presse (Paris), Il Mucchio Selvaggio, Exibart, Arte e Critica, Artribune, Segno, FC Fotografia e [è] Cultura.