Leggere l’arte attraverso la danza. Succede in un grande museo di Reggio Emilia con la coreografa Crystal Pite 

Si intitola “Alchimia” il progetto site specific che la coreografa canadese Crystal Pite ha realizzato per e attorno alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia tra l’1 e il 4 ottobre, riflettendo artisticamente sulla presenza dell’assenza

Commissionato e coprodotto da Festival Aperto/Fondazione I Teatri – Reggio Emilia, in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara, il progetto performativo site specific Alchimia è un dialogo problematico e ad alto tasso di emozione fra uno spazio tutt’altro che neutro – una collezione d’arte che è stata fabbrica tessile – e una delle coreografe più intelligenti e inventive della scena internazionale (lo scorso anno recensimmo il suo Assembly Hall). La canadese Crystal Pite (Terrace, 1970), ex danzatrice – fra gli altri con Forsyth – e coreografa ha abitato con autentica intensità gli spazi del secondo piano della Collezione Maramotti di Reggio Emilia, lasciandosi ispirare tanto da una monumentale opera di Parmiggiani quanto dalle tracce dell’ex identità dell’edificio, manifattura occupata da macchine da cucire e schiere di sarte.

Crystal Pite – NDT 1 & Kidd Pivot, Alchimia, Opera di Claudio Parmiggiani, Caspar David Friedrich, 1989, ©Andrea Mazzoni – I Teatri Reggio Emilia, Courtesy Collezione Maramotti, Fondazione I Teatri
Crystal Pite – NDT 1 & Kidd Pivot, Alchimia, Opera di Claudio Parmiggiani, Caspar David Friedrich, 1989, ©Andrea Mazzoni – I Teatri Reggio Emilia, Courtesy Collezione Maramotti, Fondazione I Teatri

Com’è nato il progetto site specific “Alchimia” di Crystal Pite

A partire dal 2009 la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia ha instaurato un fertile rapporto artistico-produttivo con la Collezione Maramotti, invitando alcuni protagonisti della scena coreutica internazionale – da Trisha Brown a Shen Wei, da Wayne McGregor a Hofesh Shechter, da Dimitris Papaioannou fino a Peeping Tom e Anne Teresa De Keersmaeker – a realizzare progetti site-specific che sapessero dialogare con le opere esposte, rivelando anche aspetti inediti. L’incontro con Crystal Pite segna una tappa nuova in questa vitale relazione fra arti figurative e linguaggi della danza contemporanea, come spiega Paolo Cantù, direttore della Fondazione I Teatri, evidenziando come l’attenzione di Pite “al ‘fare’, alla gestualità e alla cura che si deposita in ogni movimento, incontra naturalmente la storia di quel luogo, un’ex fabbrica in cui per anni le mani di sarte e lavoratori hanno costruito forme per corpi in movimento. C’è qualcosa di profondamente giusto nel fatto che lei, alla sua prima esperienza in uno spazio non teatrale, incontri proprio questo luogo, con cui il suo lavoro sembra entrare in dialogo naturale, fatto di rimandi e corrispondenze”.

Com’è stata strutturata la performance “Alchimia”

Crystal Pite, insieme ai suoi danzatori – quattro del Nederlands Dans Theater, di cui è artista associata, e due della sua compagnia Kidd Pivot, basata a Vancouver – ha scelto di abitare due spazi al secondo piano dell’edificio quasi brutalista che ospita la Collezione Maramotti: commissionato nel 1957 agli architetti Pastorini e Salvarani per ospitare i laboratori della casa di moda Max Mara e riconvertito in spazio espositivo dall’inglese Andrew Hapgood, dopo che, nel 2003, l’azienda trasferì la produzione in una nuova sede alla periferia di Reggio Emilia. Pite ha voluto iniziare – e poi concludere – la sua performance nella sala che ospita la monumentale opera (una sorta di nave oscura) Caspar David Friedrich di Claudio Parmiggiani (1989) e allestire la parte centrale nell’ampio open space, in cui la coreografa ha ricostruito un vero e proprio atelier sartoriale, chiamando anche come attiva figurante un’ex allieva della Scuola Maramotti, poi sarta di Max Mara e ora costumista alla Fondazione I Teatri. La coreografa ha dunque costruito un percorso circolare che tiene insieme i due motivi alla base del suo progetto; da una parte le tracce di ciò che è stato e, dall’altra, la forza dell’arte nell’immaginare e dare vita, anche solo temporaneamente, a forme e realtà fino a quel momento mai concepite.

Il contenuto e il significato della performance “Alchimia” di Crystal Pite

Ispirata tanto dalle peculiarità dello spazio – Andrew Hapgood volle mantenere le imperfezioni, le macchie che, soprattutto sui pavimenti, rivelano la prima destinazione “produttiva” dell’edificio – quanto dalla poetica di Parmiggiani (Luzzara, 1943) – le delocazioni, opere che riportano le tracce fuligginose di oggetti che un tempo vi erano stati appoggiati – Crystal Pite svolge un’inventiva ed emozionante meditazione sulla “presenza dell’assenza” che non significa, nondimeno, malinconico e in fondo sterile sguardo rivolto al passato, bensì riconoscimento di quella potenziale “alchimia” – da qui il titolo della performance – quell’operazione quasi magica che consente di rendere visibile ciò che è concepito dalla mente, presente ciò che fisicamente è assente. Un’idea che si estende alla sartoria, impiegata quale concreta metafora per indagare la natura stessa del corpo umano, tramutato in manichino ovvero inserito in una sorta di esoscheletro creato a partire dai modelli di carta utilizzati per tagliare la stoffa e comporre l’abito. La riflessione su presenza e assenza si amplia così a umano e non umano, sottolineando la capacità del primo di immettere vita in creature inanimate: non tanto robot quanto piuttosto bambole meccaniche o innocui golem, attraverso cui il concetto del perturbante si rinnova, rivelandosi una presenza invisibile e nondimeno influente sulle nostre mai quiete esistenze.

Laura Bevione

Reggio Emilia // dall’1 al 4 ottobre
Crystal Pite. Alchimia
COLLEZIONE MARAMOTTI – Via Fratelli Cervi 66
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Laura Bevione

Laura Bevione

Laura Bevione è dottore di ricerca in Storia dello Spettacolo. Insegnante di Lettere e giornalista pubblicista, è da molti anni critico teatrale. Ha progettato e condotto incontri di formazione teatrale rivolti al pubblico. Ha curato il volume “Una storia. Dal…

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