I dimenticati dell’arte. La storia di Giannina Censi, pioniera della danza contemporanea
Con un corpo muscoloso, più da atleta che da ballerina, fu tra le prime a promuovere in Italia una nuova idea di danza, opposta alla grazia affettata della classica. Ecco chi era Giannina Censi la danzatrice che riuscì tradurre in movimento il Futurismo
Snella, flessuosa, espressiva: è stata la prima a ballare il Futurismo, addestrando il suo corpo al dinamismo della modernità. Giannina Censi (1913-1995) nasce a Milano dal compositore Carlo Censi e dalla cantante Carla Ferrario: da figlia d’arte, a tredici anni comincia a prendere lezioni di danza con Angelina Gini, professoressa alla Scala di Milano, secondo il metodo innovativo messo a punto da Enrico Checchetti. Tre anni dopo debutta in due rappresentazioni, Alcesti di Euripide e il Mistero di Persefone di Ettore Romagnoli, presso il teatro Licinum di Erba con la compagnia di Jia Ruskaja. Sempre nel 1929 progetta le coreografie per la Danza degli spiriti delle vette, basato sui poemi di Pietro Karr al palazzo Carducci a Como.

Il viaggio a Parigi e il successo in Italia
Il suo carattere avventuroso e intraprendente la porta nel 1930 a lasciare l’Italia per Parigi, dove conosce Josephine Baker e prende lezioni di flamenco e danza indiana da Uday Shankar, oltre a studiare danza classica con Lubov Erogova, maestro di personalità come Serge Lifar, Maurice Béjart, Olga Koklova e Zelda Fitzgerald. Una volta rientrata nel suo paese natale si butta a capofitto nel lavoro: nel 1931 realizza le coreografie per due spettacoli al Castello Sforzesco, Oppio e Grottesco meccanico, musicate rispettivamente da Gian Francesco Malipiero e Riccardo Pick Mangiagalli. Con queste opere avvia la stagione della danza futurista, che procede parallelamente a spettacoli più classici, come Le danze della Jungla al Teatro municipale di Piacenza, Mefistofele di Arrigo Boito al Teatro Massimo di Alessandria e Un sogno di Carl Maria von Weber al Teatro degli Arcimboldi di Milano.
L’incontro tra Giannina Censi e Marinetti
In questo periodo viene notata da Filippo Tommaso Marinetti e nel 1931 balla in Simultanina, “divertimento futurista in 16 sintesi” di Marinetti, accolto dal pubblico con un fitto lancio di ortaggi. Pochi mesi dopo si esibisce alla galleria Pesaro, in occasione della Mostra di aeropittura e scenografia futurista, mentre Marinetti declama i suoi testi, e Giannina traduce in movimento le “aeropitture” di Enrico Prampolini con le “aereodanze”. Si tratta di gesti compiuti a piedi scalzi e senza musica, molto espressivi e antigraziosi, opposti alla grazia armoniosa della danza classica, tra tutù e scarpette a punta. Giannina indossa un costume attillato, disegnato dallo stesso Prampolini, che mette in risalto la sua muscolatura elastica e dinamica, in piena corrispondenza con la nuova estetica futurista. “È un corpo più vicino a quello di un’atleta che a quello di una silfide aggraziata ed eterea” ha scritto Anna Maria Cimoli: non è un caso che Giannina sia stata fotografata all’interno del libro di Giuseppe Poggi Longostrevi Cultura fisica della donna ed estetica femminile, pubblicato nel 1933.
Gli anni d’oro di Giannina Censi
Negli Anni Trenta la Censi è sulla cresta dell’onda: tra il 1932 e il ’33 crea le coreografie per l’Alcesti al Littoriale di Bologna, su incarico di Romagnoli, dove dirige duecento ragazze dell’Opera Nazionale Balilla; si esibisce come Pierrot nel Carillon magico di Pick Mangiagalli al San Carlo di Napoli, mentre nel 1934 danza in due composizioni liriche di Fortunato Depero, Il vento e Macchina monella. Poco dopo entra nella compagnia di teatro leggero di Achille Maresca e Armando Fineschi, insieme a Wanda Osiris e Riccardo Billi.

Giannina Censi, il passaggio all’insegnamento dopo l’incidente del 1936
Purtroppo nel 1936 un incidente le compromette l’uso del menisco, e Giannina si trova costretta a rivedere l’uso del suo corpo, smette di danzare e si dedica all’insegnamento: apre scuole di danza in diverse città italiane, da Sanremo a Genova, da Milano a Voghera. Negli Anni Settanta studia e recupera la danza futurista, con il Programma di danze futuriste alla galleria Il Brandale di Savona (1979), e nello stesso anno viene inclusa nella rassegna sulle donne dell’avanguardia italiana, curata da Mirella Bentivoglio al Center for Italian Studies della Columbia University di New York. “La Censi è stata, perlomeno nella stagione futurista, una vera innovatrice – afferma Cimoli – capace di abbandonare le certezze della tradizione classica russa in nome di un’idea di corpo anticonvenzionale, sperimentale, libera. In una parola, moderna”. L’archivio di Giannina Censi si trova presso il Mart di Rovereto, e nel 2022 Cecilia Alemani l’ha inclusa nella mostra Il latte dei sogni alla Biennale di Venezia.
Ludovico Pratesi
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