A Roma torna il format Hidden Histories tra apprendimento collettivo e arte nello spazio pubblico

Performance, laboratori, talk, esplorazioni e camminate urbane: parte Hidden Histories, il progetto che, abbracciando i principi della decolonizzazione, pone in discussione le grandi narrazioni eredità dei sistemi egemonici.

Daniela Ortiz, Anti colonial monuments (This land will never be fertile), 2018 series of six sand painted clays, Courtesy l_artista e Galleria Laveronica
Daniela Ortiz, Anti colonial monuments (This land will never be fertile), 2018 series of six sand painted clays, Courtesy l_artista e Galleria Laveronica

Dal 9 al 30 settembre prende il via la seconda parte del programma Hidden Histories 2021, format ideato e curato da Sara Alberani e Valerio Del Baglivo (LOCALES), in collaborazione con Marta Federici.
La volontà del progetto è rileggere la sfera pubblica romana attraverso le voci e le pratiche degli artisti coinvolti nel programma di settembre: Josèfa Ntjam, Leone Contini, Daniela Ortiz e Adila Bennedjaï-Zou.
Le iniziative mirano a reinterpretare temi quali il canone, l’origine, l’identità, la razza, la cultura. La strategia adottata da LOCALES è Reclaiming Public Space / Agire lo Spazio Pubblico. “L’edizione 2021 di Hidden Histories”, racconta Sara Alberani ad Artribune, “approfondisce i percorsi di apprendimento collettivo, la presenza dei corpi nello spazio pubblico (performance, workshop, attraversamenti) dopo il periodo di isolamento forzato, la rilettura delle “grandi” narrazioni e storie che definiscono la nozione di patrimonio, collezione, monumento. Confrontarsi con questi elementi, così predominanti a Roma, sembra spesso un esercizio fuori scala, fuori dalla nostra portata, ed è per questo che appropriarsene attraverso narrazioni alternative e costruzione di immaginari che si nutrono delle urgenze del presente, diventa ancora più necessario. Attraverso le loro pratiche, gli artisti invitati quest’anno, si misurano con la monumentalità creando lo spazio per l’intimità, le possibilità di guarigione e di alleanza, l’azione che sovverte e ricrea, i momenti di lutto e di cura verso tutto ciò che è stato e che deve ancora venire”.

 

 

 

IL PROGRAMMA DI HIDDEN HISTORIES

“Due punti sono alla base della scelta degli artisti e della formulazione dell’intero progetto. Il primo parte dalla seguente constatazione: se decolonizzare significa anche de-costruire un immaginario collettivo, questo processo deve innescarsi come mutuo apprendimento, apprendimento collettivo. Questo è il motivo per il quale vogliamo tornare insieme nello spazio pubblico tramite le performance e cerchiamo artisti che coinvolgano attivamente il pubblico”, prosegue Valerio Del Baglivo. Perché è importante? Perché io e Sara (Alberani) veniamo da percorsi progettuali passati in cui l’attività curatoriale e le metodologie di pedagogia alternativa si sono spesso fusi insieme.
Punto due, è fondamentale il tema ripreso da Saidiya Hartman: lavorare con e contro la storia allo stesso tempo, mettendo in tensione il passato con una possibilità di futuro. Gli artisti invitati quest’anno condividono una chiara volontà di assunzione di responsabilità politica, molti lavorano come biografi di storie di resistenza, incentrate su personaggi che, volutamente, sono stati cancellati dalla storia con la “s” maiuscola”. Si parte il 9 settembre con Watery Thoughts di Josèfa Ntjam (Metz, Francia 1992) il cui lavoro si focalizza sul tema dell’acqua. Partendo dall’iconografia dei mosaici delle Terme di Diocleziano, l’artista evoca l’originaria destinazione d’uso degli ambienti termali.

Leone Contini, Restolen, 2017
Leone Contini, Restolen, 2017

HIDDEN HISTORIES: WORKSHOP, TALK, INCONTRI

Il workshop di Leone Contini (Firenze, 1976) si svolgerà dal 22 al 24 settembre presso la nuova sede romana della NABA ed è intitolato “Museo Fantasma”, partendo dalla lettura critica della collezione, ora smembrata, dell’ex Museo Africano di Roma. Si trattava di un luogo istituzionale, aperto dal 1904 al 1971, dedicato ai popoli e alle culture delle colonie italiane d’Africa.
Dopo un talk alla Reale Accademia di Spagna, Daniela Ortiz (Cusco, Perù 1985; vive e lavora a Barcellona) si cimenterà in un intervento performativo il 29 e 30 settembre. L’artista investiga le storie di violenza e marginalizzazione contro le popolazioni migranti. In questa occasione, la riflessione partirà dal monumento equestre dedicato ad Anita Garibaldi, di origini brasiliane: la scultura, voluta dal regime fascista e realizzata al Gianicolo, scade in una stereotipizzazione della donna, celebrata in quanto madre e guerriera, “eroina dei due mondi”. Infine Adila Bennedjaï-Zou insieme ad alcuni membri della comunità berbera a Roma, leggerà in maniera alternativa gli spazi del carcere Mamertino e ricorderà Giugurta, re di Numidia, figura dimenticata nelle macrostorie che narrano l’area del Foro Romano.

 

– Giorgia Basili

 

JOSÈFA NTJAM
Watery Thoughts
09 settembre – performance inedita – ore 20:00 – 21:00 (due repliche)
Terme di Diocleziano, Museo Nazionale Romano
Via Enrico De Nicola, 78 – Roma 

LEONE CONTINI
Museo Fantasma
22 settembre – Talk – ore 19:00
NABA, Nuova Accademia di Belle Arti
Via Ostiense, 92 – Roma

 dal 22 al 24 settembre – Workshop / Esplorazione nello spazio pubblico
 NABA, Nuova Accademia di Belle Arti
Via Ostiense, 92 – Roma
Area EUR – Museo delle Civiltà e Laghetto EUR
Piazza Guglielmo Marconi, 14 – Roma

 DANIELA ORTIZ
28 settembre – Talk – ore 19
Reale Accademia di Spagna
Piazza di S. Pietro in Montorio, 3 – Roma

29 – 30 settembre – performance inedita – ore 19:30
Area del Gianicolo (Monumento ad Anita Garibaldi)
Piazzale Anita Garibaldi – Roma

ADILA BENNEDJAÏ-ZOU
​​Yugurten
sabato 2 ottobre ore 11:30
Carcere Mamertino – Clivo Argentario 1 (Foro Romano), Roma
Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito. Green Pass richiesto per l’accesso.
Prenotazione a: [email protected] 

Eventi d'arte in corso a Roma

 

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.