Arbor Vitae, la performance di Thomas De Falco nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma

Tenutasi all’interno della chiesa barocca celebre per gli affreschi di Andrea Pozzo, la performance di Thomas De Falco riflette sul rapporto tra natura e tecnologia, e il valore che questo assume durante la pandemia

La performance di Thomas De Falco
La performance di Thomas De Falco

Celebra il contraddittorio e allo stesso tempo sempre più stretto rapporto tra tecnologia e natura la performance tenutasi lo scorso 29 ottobre all’interno della Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio a Roma dell’artista Thomas De Falco (1982), dal titolo Arbor Vitae – le jardin noir. Una riflessione sulla “contaminazione in atto: dell’insinuarsi della tecnologia digitale nel corpo umano e naturale, ma vuole anche dimostrare come alla fine di questo scontro sia sempre la natura ad avere la meglio. Lo abbiamo visto anche in occasione del lockdown: la vegetazione, gli animali sono tornati a riprendere il proprio spazio nelle città, una volta che l’uomo con tutti i suoi dispositivi ha abbassato la guardia per ritirarsi nello spazio del privato”, spiega l’artista ad Artribune. Una performance, quella che Thomas De Falco ha ideato con la collaborazione di Erica Ravenna Fiorentini e Veronica Siciliani Fendi, che, alla luce delle restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm – che ha portato alla chiusura di cinema e teatri per evitare l’incremento del numero di contagi da Covid-19 –, assume un altro importante significato: nell’impossibilità di realizzarle negli spazi loro deputati, le performance si trasferiscono in altri luoghi, nel caso di De Falco in una chiesa, dando vita a nuove e inusuali forme di fruizione.

LA PERFORMANCE DI THOMAS DE FALCO NELLA CHIESA DI SANT’IGNAZIO DI LOYOLA A ROMA

Ospitata nella navata centrale della suggestiva Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, edificio in stile barocco noto per i rocamboleschi affreschi di Andrea Pozzo dedicati appunto alla vita di Sant’Ignazio, Arbor Vitae – le jardin noir ha visto le performer Sofia Odescalchi ed Elena Orsini Baroni e la performer vocale Virginia Guidi attraversare l’installazione collocata al centro dello spazio evocante la metamorfosi nell’intrecciarsi tra natura e tecnologia. Aspetto, questo, da sempre al centro della ricerca di De Falco, attraverso la realizzazione di arazzi e sculture tessili praticando l’antica tecnica di tessitura su telaio verticale, utilizzando materiali naturali come il cotone, la lana, la canapa e la seta insieme a cavi elettrici, fili di rame e di plastica, come simbolo di un conflitto senza risoluzione.

IL RAPPORTO TRA NATURA E TECNOLOGIA NELL’ARTE DI THOMAS DE FALCO

“In questa performance il soggetto principale simboleggia l’albero della vita”, continua De Falco. “Si tratta di una figura femminile, una madre investita da una grande struttura scultorea in tessuto e materiali elettrici come cavi, dispositivi magnetici e circuiti che per la prima volta hanno un peso determinante nella composizione. Questa donna come un albero, ma anche quale pilastro del nostro mondo, si impone nello spazio sacro. Il suo manto rosso, colore che a un livello superficiale ci ricorda l’amore e la sofferenza, ma che dal mio punto di vista rappresenta il guizzo vitale che è nascosto in ciascun essere evidente, è invaso da questi elementi inorganici che tuttavia vengono come assorbiti. I filamenti del tessuto trafiggono e inglobano i dispositivi elettronici, rendendo evidente come alla fine la natura avrà sempre la meglio”. Ecco le immagini e i video della performance.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.