Dispositivi Sensibili: ecco come riparte la programmazione al Mattatoio di Roma

Una serie di artisti si alterneranno nella realizzazione di mostre mescolate all’intervento delle pratiche performative, mutando continuamente. Si inizia a luglio con il progetto di Andrea Galvani.

Ex Mattatoio Testaccio
Ex Mattatoio Testaccio

Sono passati circa tre mesi dalla nomina di Angel Moya Garcia come nuovo Responsabile della programmazione culturale e del coordinamento del Padiglione 9b del Mattatoio di Roma. Un tempo necessario per riorganizzare le attività dello spazio espositivo, che ora si appresta ad aprire in sicurezza secondo le norme anti contagio. “Il mio intento sarà quello di coniugare la performance con le mostre, un approccio molto incline alla mia formazione”, raccontava il curatore ad Artribunein quella occasione. “Quindi creare una serie di modalità all’interno del padiglione in cui questi atti performativi trasformino completamente le esposizioni in corso. È importante poiché significa mettere in atto un dispositivo in grado di trasformarsi e aggiornarsi costantemente”. Presto fatto. Lo spazio espositivo romano riapre a luglio con Dispositivi Sensibili, una serie di appuntamenti che mira a cambiare le regole tradizionali del sistema-mostra.

DISPOSITIVI SENSIBILI: IL NUOVO PROGRAMMA AL MATTATOIO DI ROMA

In che modo sovvertire il tradizionale schema dell’esposizione d’arte? Facendo soprattutto ricorso alle pratiche performative, ormai entrate come parte integrante nelle rassegne internazionali e nella pianificazione di musei e fondazioni di tutto il mondo. Un approccio multidisciplinare che intreccia il dinamismo e la libertà della performance con la staticità della mostra con il suo modo di delineare percorsi ben definiti. Infatti, come spiegano gli organizzatori, “ognuno dei dispositivi proposti avrà la capacità di catturare, intercettare e contestualizzare le problematiche, le necessità e le urgenze degli individui, che si ritroveranno non più immersi in una percezione emotiva statica, ma partecipi in un approccio di fruizione operativa. Una serie di piattaforme stratificate che si articolano come contesti di azione formalmente definiti e allo stesso tempo come contenitori continuamente sollecitati”. Dispositivi Sensibili, quindi, è l’esito di una linea di ricerca le cui potenzialità sono ancora da esplorare. Il fine ultimo è quello di prendere coscienza dei cambiamenti in atto nel reale e riuscire a rappresentarli in un avvenimento artistico, con nuove modalità che siano trasversali alla pratica del singolo artista. Confrontarsi con la crescente rapidità degli avvenimenti storici, oppure con la possibilità di “riconoscere o causare, registrare o incrementare, analizzare o esaurire le possibilità fattive di un ‘evento’ all’interno di una sfera del quotidiano in cui l’istantaneità del divenire supera la rilevanza effettiva dell’accaduto”, sono alcuni degli obiettivi del programma di Dispositivi Sensibili.

IL PRIMO APPUNTAMENTO DI DISPOSITIVI SENSIBILI AL MATTATOIO DI ROMA

Il nuovo progetto curato da Angel Moya Garcia risponde a una delle sfide dell’indirizzo programmatico dell’Azienda Speciale Palaexpo, che resterà valido per tutto il triennio 2020-2022. La sua partenza è prevista per luglio con l’inaugurazione di una mostra di Andrea Galvani(Verona, 1973). In un coerente percorso interdisciplinare che comprende fotografia, scultura, disegno, performance, video e audio installazioni, l’artista documenta azioni collettive, esperimenti visionari e fenomeni di carattere fisico la cui spettacolare monumentalità è paradossalmente instabile ed effimera. Il rapporto con l’esperienza, lo sforzo fisico, il fallimento, i limiti del mezzo e del luogo in cui l’artista lavora appaiono come fattori determinanti nello sviluppo di progetti complessi che sono spesso frutto di collaborazioni con istituzioni, università e laboratori di ricerca.

LA PELANDA

Dispositivi Sensibilisi aggiunge al percorso già avviato da Azienda Speciale Palaexpo all’interno del Mattatoio che vede, in parallelo al Padiglione 9b, gli spazi de La Pelanda come un luogo di ricerca e produzione sui temi del performativo. Qui è nato il Master di II livello in Arti Performative e Spazi Comunitari, organizzato con il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre oggi interrotto a causa dell’emergenza sanitaria. Il dialogo e la ricerca sono proseguiti in questi mesi con due progetti che viaggiano online. TRÀCCIA, sul sito https://www.mattatoioroma.it/, è un diario di bordo di questo periodo extra-ordinario, che, a cura di Ilaria Mancia con Lorenza Accardo, si sviluppa tramite scambi, conversazioni, riflessioni condotti a coppie attorno a una parola e a una immagine. Tra i partecipanti la curatrice Silvia Fanti e l’artista Lisa Holzer, la dance maker Cristina Kristal Rizzo e il poeta Edoardo Olmi, lo scrittore Matteo Nucci e l’attrice Valentina Carnelutti, la compagnia Muta Imago e l’artista Roberto Fassone, il gallerista Mario Pieroni e la curatrice Barbara Nardacchione, la coreografa Silvia Rampelli e il regista Roberto Bazzocchi, le curatrici Elena Forin e Chiara Casarin, il musicista Simone Pappalardo con il videoartista Simone Insana e il compositore Marco Momi, la scrittrice Chiara Valerio con il curatore Luigi Gallo. Mattatoio Multiforme, sui canali social del Mattatoio, offre un racconto per immagini della storia di questo luogo, fin dalla sua origine aperto allo scambio di saperi e di pratiche.

– Giulia Ronchi

www.mattatoioroma.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.