Nudisti d’assalto. Performer e attivisti senza veli: una nuova tendenza contemporanea?

Provocatorio, sensuale, o classico: il nudo è da sempre parte dell’espressione artistica. Ma come la mettiamo con l’ondata attuale di attivisti nudisti? Dalla performance nella Fontana di Trevi ai graffitari di Melbourne, un revival di azioni rigorosamente senza veli…

Fyodor Pavlov - Andreevich, Performance al Met Gala
Fyodor Pavlov - Andreevich, Performance al Met Gala

Chissà se scrivendo The Nude, a study in ideal form, uno dei più famosi saggi dedicati al nudo come genere artistico, Sir Kenneth Clark avrebbe potuto immaginare che circa sessant’anni dopo un’ondata di nudisti d’assalto avrebbe attraversato le cronache dell’intrattenimento internazionale. Attivisti? Performer? Provocatori? Difficile classificare queste azioni che – prese una ad una – oscillano tra grottesco e ridicolo, ma che viste nel loro insieme paiono delineare una sorta di tendenza trasversale tra atto gratuito e protesta. Il mese scorso, complice il primo tepore romano, il ventinovenne spagnolo Adrian Pino Olivera si è immerso, ovviamente senza veli, nella vasca della Fontana di Trevi, rivendicando poi il suo gesto come un “inno alla bellezza”. Non nuovo a questo genere di azioni, il performer si era già spogliato agli Uffizi e al Louvre, la Capitale era una sorta di tappa, in un progetto che avrebbe inteso omaggiare il luoghi topici della cultura.

NUDO SUL RED CARPET

Solo qualche giorno dopo, il 3 maggio, un altro performer ha sfidato il gotha della moda, attentando niente meno al glamour del MET Gala a New York. Incurante della pletora di bellezze – va detto già ampiamente desnude – e dell’autorevole padrona di casa della serata, Anna Wintour, Fyodor Pavlov – Andreevich si è fatto trasportare, sigillato in una scatola trasparente e naturalmente nudo, sul patinato red carpet: immediatamente “rimosso” dalla sicurezza dell’evento, ha poi dichiarato che questa azione era la quinta di un progetto più ampio denominato The Foundling, già attuato a Venezia e a San Paolo del Brasile, durante la Biennale.
Più recentemente due attivisti nature, ma con i volti celati da maschere, sono stati sorpresi a realizzare graffiti su un treno a Melbourne, mentre in Florida un uomo spogliato ha rubato una scultura a forma di cigno del valore di 25.000 dollari, fuggendo poi a bordo di un pickup. E se è vero che il nudo fa da sempre parte dell’espressione artistica e che l’utilizzo del corpo come veicolo di protesta è uno dei baluardi del contemporaneo dalle Avanguardie Storiche in poi, come dobbiamo leggere questo fenomeno attuale? Una mera coincidenza? L’estrema deviazione dell’esibizionismo dell’epoca dei social media? O, semplicemente, un ultimo beau geste liberatorio?

– Maria Cristina Bastante

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