Il fumettista Gianluca Costantini ripercorre i luoghi del grande artista Joseph Beuys
Il fumettista italiano si appresta a pubblicare un graphic novel dedicato alla vita dell’artista tedesco. Un reportage da Düsseldorf raccoglie testi e disegni nati durante il suo viaggio di ricerca
Il primo luogo da visitare a Düsseldorf per iniziare a comprendere il legame di Joseph Beuys con la città è senza dubbio il K20 della Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen. Si tratta di un museo con una collezione straordinaria, capace di lasciare a bocca aperta: spazi immensi, opere iconiche e una storia affascinante. La Kunstsammlung fu fondata nel 1961, quando Beuys aveva già quarant’anni. La collezione iniziò con l’acquisizione di 88 opere di Paul Klee, una mossa tutt’altro che neutrale: non si trattava semplicemente di una scelta curatoriale, ma di un atto politico consapevole, volto a dichiarare che la modernità non era stata un errore e che l’arte bandita dal nazionalsocialismo doveva tornare al centro della vita pubblica. Dopo il 1945, la Germania fu chiamata a confrontarsi con la frattura prodotta dal nazionalsocialismo non solo sul piano politico e sociale, ma anche artistico. Interi decenni di arte moderna erano stati cancellati, vietati e ridicolizzati sotto l’etichetta Entartete Kunst, “arte degenerata”. Klee incarnava in modo esemplare quella modernità spezzata.

Il viaggio di Gianluca Costantini Düsseldorf
Tra le figure centrali dell’arte europea del Novecento ed ex maestro del Bauhaus, Klee fu allontanato dall’insegnamento nel 1933, quando ricopriva una cattedra presso l’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. Le sue opere furono rimosse dai musei tedeschi e in parte distrutte. Alla sua morte in Svizzera nel 1940, non aveva mai assistito a una riabilitazione pubblica del suo lavoro in Germania. L’acquisizione delle opere, rilevante anche dal punto di vista economico, suscitò un acceso dibattito. Proprio questa controversia chiarì tuttavia il senso dell’iniziativa: riconoscere ufficialmente la modernità come fondamento della nuova cultura democratica tedesca. L’arte non doveva più servire l’ideologia, ma esistere come spazio critico, aperto e pluralista. L’acquisto delle 88 opere evidenziò la necessità di un’adeguata struttura istituzionale, portando alla creazione della Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, fondata come istituzione pubblica con il compito di conservare, studiare ed esporre l’arte del XX Secolo. Klee non era soltanto il primo grande nome della collezione: ne diventava il principio ordinatore, il punto di partenza simbolico e storico. Negli anni successivi la collezione si ampliò includendo artisti come Picasso, Kandinsky, Mondrian, Matisse, Pollock e Joseph Beuys, ma il ruolo di Klee rimase centrale. Ancora oggi, la raccolta di Düsseldorf è considerata una delle più importanti collezioni pubbliche di opere di Klee nel mondo.

Gianluca Costantini, tra Beuys e Max Beckmann
Camminando per le sale, mi fermo davanti a un dipinto di Max Beckmann, Der Eiserne Steg. Per un attimo penso di guardare una veduta di Düsseldorf, uno dei suoi ponti, per scoprire poi che la città raffigurata è Francoforte. Eppure, il dipinto potrebbe rappresentare molte altre città tedesche: è denso, coinvolgente, carico di tensione. Anche Beckmann visse a Düsseldorf. Non incontrò mai Beuys di persona: quando Beckmann morì, Beuys era ancora studente all’Accademia. Eppure Paul Klee, Max Beckmann e Joseph Beuys insegnarono tutti all’Accademia di Düsseldorf, percorsero gli stessi corridoi, abitarono lo stesso spazio simbolico della città.

Beuys tra “La fine del XX Secolo” e “Palazzo Regale”
A un certo punto, in una piccola sala, appare un’opera di Beuys: La fine del XX Secolo (1983). Il pezzo è legato a 7000 Querce, il progetto che Beuys presentò alla Documenta di Kassel nel 1982, in cui accatastò 7mila blocchi di basalto davanti a un edificio espositivo, ciascuno destinato a essere nel tempo associato alla piantumazione di una nuova quercia. Nel 1988, Beuys riportò 65 di questi blocchi a Düsseldorf, utilizzandoli per creare una serie di installazioni associative.
I cinque blocchi di basalto de La fine del XX Secolo non restano intatti. Da ciascun blocco è stato estratto un nucleo conico, avvolto in feltro e argilla, e poi reinserito. L’intervento umano sulla natura diventa visibile attraverso la ferita impressa nel materiale stesso. Il danno viene lenito, ma non guarito. Sparsi nella stanza, i blocchi formano un’immagine scura, quasi memoriale, che ci induce a riflettere sul nostro trattamento della natura e sulla responsabilità umana.
Quest’opera funziona come una sorta di preludio alla sala più importante dedicata a Beuys, che ospita Palazzo Regale: un’opera così centrale da richiedere un testo e un approfondimento a sé.

Esco dal museo. Ogni volta che lascio il K20 mi sento attraversato da una strana scarica di energia. Mi incammino verso il ristorante dove mangio quasi ogni sera, l’Hirschchen, in Alt-Pempelfort 2. Poco prima di arrivare, in una via altrimenti anonima, mi ritrovo davanti a una targa che indica che Paul Klee ha vissuto proprio in quella casa. Potrebbe sembrare una coincidenza. Io non credo nelle coincidenze. Oggi sono nelle vene di Düsseldorf e sento che Beuys cammina con me.
Gianluca Costantini
A cura di Alex Urso
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