I dimenticati dell’arte. La storia dell’architetto e scultore Pietro De Laurentiis 

L’impegno culturale di Pietro De Laurentiis fu variegato: docente per oltre 40 anni alla Facoltà di Architettura di Roma, la sua storia fu ricca di incontri e battaglie, come quella per la salvaguardia del verde pubblico nella Capitale

Architetto, scultore o agitatore culturale? Difficile definire una personalità così poliedrica, stimata da personaggi del calibro di Giulio Carlo Argan, Filiberto Menna o Eugenio Battisti, e contemporaneamente impegnata in battaglie a difesa dell’ambiente insieme ad Antonio Cederna e Fulco Pratesi. Pietro De Laurentiis (1920 – 1971) nasce a Roccascalegna, un piccolo paesino d’Abruzzo: suo padre Aurelio e sua madre sono contadini, così quando Pietro finisce le scuole medie lascia gli studi per lavorare col padre. Nel frattempo, sviluppa però una vena artistica, che gli permette di vincere un premio alla Rassegna delle Arti figurative di Chieti nel 1939 con la scultura in gesso Ritratto di vecchio contadino. Stimolato dalla vittoria, l’anno seguente si trasferisce a Chieti e riprende gli studi; dopo la licenza liceale si iscrive con una borsa di studio all’Accademia di Belle Arti a Roma, dove si laurea nel 1946. Dall’anno successivo diventa professore di Plastica ornamentale presso la Facoltà di Architettura di Roma, dove insegna per più di quarant’anni.  

Archivio Pietro De Laurentiis, Figura sdraiata, 1952
Archivio Pietro De Laurentiis, Figura sdraiata, 1952

Le prime commissioni artistiche di Pietro De Laurentiis 

Intorno al 1940 incontra l’architetto Luigi Moretti, che gli chiede di scolpire un’aquila per un edificio della GIL: “cercai di fare un’aquila spiritosa e questo piacque a Moretti” racconta per sottolineare la caratteristica anticlassica della sua ricerca, ispirata a temi e immagini tratte dalla cultura contadina della sua regione d’origine. Nel dopoguerra prende avvio la sua carriera artistica, con la partecipazione alla Quadriennale (1948) ed arrivano le prime commissioni pubbliche, come gli stucchi della navata centrale della cattedrale di Civitavecchia (1948) e una serie di   griglie in bronzo per il pavimento di Sant’Eugenio a Roma (1949). Ai tavolini di Rosati a piazza del Popolo incontra il poeta Sandro Penna e gli artisti Francesco Coccia e Nazareno Gattamelata, e con loro frequenta trattorie e osterie come il Bottaro e il Re degli amici.  

Museo Heritage, Fondazione Acea, Installation View, ph Massimo Di Soccio
Museo Heritage, Acea, Installation View, ph Massimo Di Soccio, Focus Pietro De Laurentiis

L’impegno di Pietro De Laurentiis a Roma 

Negli Anni Cinquanta si avvicina ad un astrattismo geometrico, combinando in maniera originale cubismo e folklore contadino: nel 1957, in occasione di una sua mostra personale, Luigi Moretti cura un numero speciale della rivista Spazio, interamente dedicato alle opere di Moretti. Nello stesso periodo comincia la sua attività di organizzatore culturale, che prende corpo in una serie di conferenze a Pescara finalizzate alla creazione di una Facoltà di Architettura e Urbanistica, con interventi di studiosi del calibro di Ludovico Quaroni e Giulio Carlo Argan. Nel 1959 riceve la commissione di due grandi pannelli in bronzo per la sede romana dell’ACEA, intitolati Le Città Illuminate: “I due grandi pannelli di bronzo, commessi in seguito a un concorso, allo scultore Pietro De Laurentiis, per il nuovo edificio direzionale sul piazzale Ostiense”, scrive Eugenio Battisti, “sono qualcosa di raro a Roma, sia per il loro impegno e costo, sia per il coraggio dimostrato nell’accettare la più libera sperimentazione da parte dell’artista”. Nel 1959, impegnato in una serie di commissioni pubbliche come la fontana monumentale del Liceo Scientifico di Ancona (1959) e i pannelli in marmo per la nuova ala della Direzione Generale dell’INPS di Roma (1965), l’artista trasforma in atelier un edificio all’interno di Villa Blanc, allora minacciata dalla speculazione edilizia. Questa battaglia viene presa a cuore da Pietro, che per anni si impegna per salvare il verde pubblico romano insieme a Italia Nostra e al WWF, con risultati eccellenti relativi a Villa Carpegna, Villa Torlonia e la stessa Villa Blanc.  

Gli ultimi anni di Pietro De Laurentiis 

Malato da tempo, nel 1989 decide di abbandonare l’insegnamento e la risposta della Facoltà di Architettura dell’Università di Roma è davvero  generosa: per la prima volta viene dedicato a De Laurentiis non solo un convegno ma anche una mostra antologica, intitolata Il segno nella progettazione, con uno scritto in catalogo di Filiberto Menna, che definisce così la sua arte: “La scultura di De Laurentiis si impone con una sua presenza auratica, totemica, con una capacità di conservare dentro di sé una memoria arcaica, di un tempo che appartiene alla storia dell’uomo come individuo e come specie, dove le forme non si sono ancora bloccate in una definizione chiusa ma vivono una sorta di incessante metamorfosi”. Nel nuovo Museo Heritage di ACEA è stato dedicato un focus all’artista, che riunisce una serie di progetti inediti: per approfondire la sua figura si può consultare il sito dell’Associazione Pietro De Laurentiis. 
 
Ludovico Pratesi  

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

Scopri di più