Restaurando il Padiglione Centrale della Biennale hanno distrutto un’opera vincitrice del Leone d’Oro
Il bar della Biennale progettato da Tobias Rehberger aveva vinto la Biennale d'Arte 2009: negli ultimi anni le sue condizioni erano però progressivamente peggiorate. E ora è sparito
Era il 2009 quando la giuria della 53ª Biennale Arte di Venezia premiò con il Leone d’Oro lo scultore tedesco Tobias Rehberger, allora poco più che quarantenne, per il suo progetto nella caffetteria del Palazzo delle Esposizioni. L’opera totale Was du liebst, bringt dich auch zum Weinen (“Ciò che si ama fa anche piangere”) trasfigurava uno spazio neutro in un’illusione ottica dal gusto retrò andando “oltre il white cube” e trasformando “l’opera d’arte in una caffetteria”, spiegarono i giurati sovraintesi dal presidente di allora Paolo Baratta.

Il bar d’autore della Biennale di Venezia
Quello proposto da Rehberger era a tutti gli effetti uno spazio eccentrico e psichedelico, bianco e nero percorso da strisce e bolli di dimensioni variabili e sapientemente specchiati, con alcuni punti di colore e mobili ad hoc forniti dall’azienda finlandese Artek. La qualità disorientante degli interni, aveva raccontato l’artista, richiamava la tecnica inglese del razzle-dazzle painting usata come camouflage dalle navi inglesi durante la Prima Guerra Mondiale a mo’ di protezione dai sommergibili.

La fortuna della caffetteria d’autore della Biennale
Sarebbe diventato un inevitabile punto di riferimento per i visitatori, certo, ma prima di tutto per i lavoratori in transito nei Giardini, che qui si sono potuti rifugiare (e a volte accampare) per mangiare un boccone e scroccare l’occasionale presa elettrica. Il ricordo che molti habitué della Biennale hanno è quello di un posto accogliente, anche grazie al grande tavolo centrale, anche se spesso un po’ troppo affollato, complice l’isolamento degli spazi dall’esterno.

Il bar della Biennale di Venezia distrutto
Con il passare degli anni lo spazio, pensato come permanente e progettato con materiali sostenibili, è andato decisamente in obsolescenza. È forse questo il motivo per cui non è stata spesa una singola parola di commiato lo scorso 19 marzo, quando per fare largo al nuovo è stato cancellato dall’esistenza. Con l’inaugurazione del nuovo Padiglione Centrale, è arrivata infatti una nuova caffetteria che vanta interni raffinati e vetrate ariose su Giardini e Canale: un superamento della dimensione “a scatola” dell’originale – definita non senza ragione “bunker”, dagli architetti dello studio Labics, autori del nuovo progetto – a favore di uno spazio aperto e più direttamente comunicante con il contesto naturale. Insomma, effettivamente era l’unico bar al mondo ad aver vinto un Leone d’Oro, ma forse sostituirlo non è stata una scelta sbagliata. Però almeno lo si poteva ricordare, raccontare, documentare.
Giulia Giaume
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