A Palazzo Reale una nuova mostra esplora il legame tra Dalí e la moda 

A Milano una nuova occasione per celebrare il genio dell’artista surrealista. Grazie a oltre duecento opere tra dipinti, disegni, fotografie, filmati, abiti, gioielli e documenti d'archivio 

Salvador Dalí (Figueres, 1904 -1989) aveva capito molto presto che un artista non esiste soltanto attraverso le proprie opere. Esiste anche attraverso il modo in cui si mostra, si veste, viene fotografato e raccontato. È da questa intuizione che parte Dalí e la Moda, la mostra inaugurata a Palazzo Reale a Milano e che, fino al 31 gennaio 2027, ricostruisce il rapporto dell’artista con uno dei territori che più hanno alimentato il suo immaginario. Oltre duecento opere, fotografie, filmati, abiti, gioielli e documenti raccontano un rapporto che va molto oltre le celebri collaborazioni con le grandi maison.

Dalí e la Moda

Il percorso curatoriale, realizzato con la collaborazione della Fundació Gala-Salvador Dalí, segue infatti Dalí dentro il sistema della moda: dal disegno al tessuto, dall’abito alla fotografia, dalle campagne pubblicitarie alle vetrine, fino alle pagine di Vogue. Un passaggio fondamentale per capire la mostra è quello individuato da Judith Clark, una delle curatrici, che osserva come l’immagine dell’artista si sia costruita progressivamente, fino a diventare quasi inseparabile dalla sua opera: “Modellata inizialmente sugli stati d’animo, poi cristallizzatasi nell’aspetto che tutti conosciamo: i baffi all’insù, la camicia da cowboy, il mantello, il bastone”. È difficile, del resto, pensare a Dalí senza pensare immediatamente al suo personaggio. I baffi, il bastone da passeggio, gli abiti teatrali e le pose davanti all’obiettivo erano parti di una precisa costruzione dell’identità pubblica. Prima ancora di collaborare con gli stilisti, Dalí aveva trasformato se stesso in un’immagine riconoscibile e la moda diventa così un altro spazio nel quale alterare la percezione della realtà e trasformare un oggetto quotidiano in qualcosa di inatteso.

A Palazzo Reale una nuova mostra esplora il legame tra Dalí e la moda 
Apre con la Milano Fashion Week, la mostra Dalí e la Moda a Palazzo Reale a Milano

Dalí dentro il sistema della moda

È proprio qui che la mostra milanese prova a essere più ampia rispetto a una semplice rassegna sulle collaborazioni tra Dalí e gli stilisti. Clark parla dei “complessi meccanismi della creazione e della promozione della moda”, comprendendo in questo sistema anche il textile design, la pubblicità, le vetrine, l’editoria e la fotografia. Dalí entra nei diversi passaggi attraverso cui la moda costruisce desiderio e immaginario, e il rapporto con Vogue è significativo in questo senso. L’artista lavora per la rivista, ne realizza immagini e copertine e arriva a confrontarsi con il ruolo di autore e modello. La sua presenza sulla stampa di moda conferma quanto il confine tra artista e immagine commerciale fosse già diventato, nel suo lavoro, estremamente sottile. E anche Gala occupa un posto importante in questa storia. Il suo guardaroba, presentato in mostra, permette di spostare l’attenzione dall’immagine pubblica di Dalí alla relazione tra abito, corpo e identità nella vita della coppia. Il modo in cui si veste e viene rappresentata partecipa alla costruzione di quell’universo visivo che Dalí porta dalla pittura alla fotografia, dalla moda alla cultura popolare.

Chanel, Dior, Rabanne e Schiaparelli

Le collaborazioni con le maison arrivano allora come capitoli di una storia più ampia. Con Gabrielle Chanel Dalí condivide il lavoro per Bacchanale, balletto del 1939 per il quale realizza il libretto e le scenografie mentre Chanel cura i costumi; con Christian Dior partecipa al celebre Ballo Beistegui del 1951. Il rapporto con Paco Rabanne appartiene invece alla stagione della sperimentazione audiovisiva, mentre quello con Elsa Schiaparelli produce alcune delle immagini più memorabili dell’incontro tra surrealismo e moda, dal celebre cappello-scarpa alle altre invenzioni nate dalla loro collaborazione. Sono rapporti diversi, e proprio per questo interessanti. Dalí non applica semplicemente il proprio stile agli abiti, ma utilizza la moda come un laboratorio nel quale mettere alla prova le proprie ossessioni per il corpo, il desiderio, la trasformazione e la teatralità. L’abito può diventare scultura, la vetrina può assumere la forma di un’opera, la fotografia può trasformare una persona in un personaggio. È anche il motivo per cui la mostra arriva a Milano durante la Fashion Week con una certa naturalezza. Guardare oggi a Dalí attraverso la moda significa riconoscere quanto fosse già presente, nel suo lavoro, una logica che appartiene alla cultura visiva contemporanea. Ossia costruire un’identità, trasformarla in immagine e farla circolare attraverso media differenti. Come osserva Judith Clark, il percorso porta anche a interrogarsi sui “criteri con cui giudichiamo la moda” e sulla possibilità che essa “possa esistere come atto concettuale, a dispetto delle modalità della sua produzione”. In questa prospettiva, l’abito non è più soltanto qualcosa da indossare, ma Dalí già lo sapeva. E da molto tempo.

Giulio Solfrizzi

Dalí e la Moda
Dal 24 settembre al 31 gennaio 2027
Palazzo Reale di Milano

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Giulio Solfrizzi

Giulio Solfrizzi

Barese trapiantato a Milano, da sempre ammaliato dall’arte del vestire e del sapersi vestire. Successivamente appassionato di arte a tutto tondo, perseguendo il motto “l’arte per l’arte”. Studente, giornalista di moda e costume, ma anche esperto di comunicazione in crescita.

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