Dj Gruff suona il giradischi come uno strumento. Storia di un pioniere dell’hip hop italiano
A 20 anni dall’uscita del suo disco più importante, Dj Gruff è tornato ai piatti in occasione del Florence Jazz Festival. Dagli esordi sperimentali al campionamento dei cantautori italiani, vi raccontiamo la sua storia
“I miei strumenti sono ciloom, giradischi, un mixer, testine Shure”. Sandro Orrù è DJ Gruff, l’alter ego del giradischi, il volto old school dell’hip hop italiano. O tutto o niente, il disco storico che rappresenta il fulcro della sua produzione solista, è tornato a suonare e a vibrare qualche giorno fa al Florence Jazz Festival (5-13 settembre 2026), a distanza di oltre vent’anni dalla sua uscita. Insieme a lui i fiati di Gavino Murgia e le voci di Lauryyn e Beatrice Dellacasa.
Chi è Dj Gruff
Gruff suona il giradischi come fosse uno strumento da far esprimere, non da ascoltare. È un talento meticcio, la sua storia artistica è fatta di contaminazioni. Il sangue sardo incontra Roma, città in cui nasce nel 1968 e da cui eredita il tipico melting pot culturale. Da questo intreccio prende forma un’identità artistica difficilmente riconducibile a una sola scena o a un’unica definizione. Nei primi Anni ’80 comincia a sperimentare uno strumento dal linguaggio ancora sottovalutato, limitato alla sola riproduzione dei dischi, assegnandogli, invece, il ruolo della guest star nelle sue tracce musicali: Gruff si diverte a consumarsi i polpastrelli sui piatti e avvia una ricerca sviluppata per necessità con materiale hard core, che gli permetterà di scoprire nuove formule e tipologie di suono.
Dj Gruff trasforma il limite in risorsa
Mixer modificati, interruttori sciolti sul fuoco, cursori poco scorrevoli e puntine non adatte. Quei limiti non sono mai stati un ostacolo per lui, che trasforma la parte grezza del lavoro nel suo marchio di fabbrica. DJ Gruff è l’esempio di come sperimentare lontano dal comfort tecnologico faccia parte del processo creativo. Esplora la scena musicale di varie regioni in Italia, passando da Milano alla Puglia fino al Giappone, dove perfeziona la conoscenza tecnica del giradischi.
Tutte le influenze nella musica di Dj Gruff
La sensibilità ritmica che lo avvicina alla logica del jazz racconta il suo gusto musicale, tanto quanto la sua tecnica. Da Pino Daniele a Fabio Concato, il suo universo di campionamento è molto ampio e va oltre i cantautori italiani: nelle prime produzioni hip hop attinge anche a funk, jazz e soul americani. La sua è una ricerca che affonda le radici negli anni in cui le tecniche del rap e dello scratching stavano definendo nuovi modi di intendere il ritmo. Ne ha reinterpretato la grammatica facendone una pratica personale, quasi fisica.
Il rap di Dj Gruff
Quando Gruff rappa affiora la sua sensibilità su rime che alternano amore e sfida, mentre giù dal palco è silenzioso: osserva, indossa una camicia ipnotica e i riccioli gli nascondono gli occhi. Libero dalle stagioni musicali e dai sodalizi, rappresenta la fusione dei quattro elementi della cultura hip hop: il rap, i graffiti, il breaking e il dee jaying, tutto in un solo artista. E anche ai piatti del Florence Jazz Festival di quest’anno Gruff ha fatto quello che sa fare meglio: ha preso il disco e lo ha fatto parlare.
Gaia Carnesi
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