Qualche numero aiuta a capire la dimensione di Grand Theft Auto VI, videogioco in uscita il 19 novembre 2026 per PlayStation 5 e Xbox Series S e X e sviluppato dalla divisione Rockstar Games di Take-Two Interactive. Otto anni di lavoro. Almeno 3000 persone coinvolte. Un budget valutato in 1-2 miliardi di dollari, contro i 200-250 milioni di dollari (tra produzione e marketing) stimati per il precedente Grand Theft Auto V (2013), all’epoca il videogioco più costoso mai realizzato, almeno senza calcolare l’inflazione. Più di cinque milioni di copie già vendute prima del lancio, secondo i dati dell’agenzia Sensor Tower, e miliardi di dollari di incassiprevisti nella sola settimana di debutto (GTA V incassò un miliardo in tre giorni). “Grand Theft Auto VI sta per diventare il più grande evento pop dell’anno, e forse del decennio”, ha scritto The Washington Post.

Grand Theft Auto VI guarda a Miami e Bonnie e Clyde
In GTA VI seguiamo, tra sparatorie e rapine, Jason Duval e Lucia Camino, una coppia di criminali alla Bonnie e Clyde nella città di Vice City, una Miami virtuale nell’altrettanto virtuale stato di Leonida, ispirato alla Florida. È la prima volta dall’originale Grand Theft Auto del 1997 che la serie, nota per la sua misoginia, permette di giocare una donna, se escludiamo gli avatar personalizzabili delle modalità collaterali e online. A partire da Grand Theft Auto III (2001), GTA è diventato un punto di riferimento per i videogiochi open world, cioè con grandi mappe esplorabili quasi liberamente in cui possiamo seguire la trama principale o perderci in una miriade di missioni secondarie e attività opzionali.
GTA e il mondo dell’arte
La popolarità di GTA V, che ha venduto più di 230 milioni di copie, lo ha reso anche centrale nell’arte contemporanea, dalla videoarte alla performance, come abbiamo raccontato in uno speciale pubblicato su Artribune #91. Mentre GTA si è concentrato su caos e situazioni sopra le righe, con la serie western Red Dead Redemption (2010-in corso) Rockstar Games ha sviluppato mondi più immersivi e dettagliati e narrazioni più riflessive. Rob Nelson di Rockstar North (Edimburgo) ha spiegato alla testata Dazed che GTA VI ha l’obiettivo di unire questi due filoni.
Lo sviluppo di un videogioco come GTA VI
Per realizzare una simile opera, Rockstar Games ha lavorato per anni con esperti, dalla polizia locale a piloti di automobili, tenendo pure una squadra di ricerca a Miami. La stilista, sempre di Miami, Jillian Carrha sviluppato un ecosistema della moda e del lusso per l’ambientazione del videogioco. Più di 50 street artist hanno lavorato ai murales di Vice City. Un tale livello di dettaglio ha costi anche dal punto di vista lavorativo. Negli ultimi anni le condizioni di lavoro nell’azienda sarebbero migliorate grazie alle pressioni dei dipendenti, ma durante lo sviluppo di Red Dead Redemption 2 (2018) ci sarebbero state settimane lavorative anche di 80 ore, con straordinari spesso non pagati, secondo un’indagine della testata specializzata Kotaku. E Rockstar deve ora rispondere del licenziamento di 31 persone, che secondo il sindacato Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB) sono state allontanate proprio per la loro attività sindacale.
Il marketing di GTA VI e i suoi effetti sull’industria del videogioco
Straordinario è anche il marketing di GTA VI. A fine agosto, il videogioco è stato presentato attraverso un video di 26 minuti inizialmente distribuito su Netflix. Sei ore dopo il video è stato pubblicato su YouTube, ma secondo un rapporto di Ampere Analysis questo brevissimo periodo di esclusiva ha portato, considerando solo gli USA, 100mila persone a iscriversi alla piattaforma di streaming. Intanto l’intero calendario dell’industria videoludica si è riorganizzato intorno all’uscita del videogioco, per evitare di gareggiare con un simile gigante per l’attenzione del pubblico. L’unico videogioco di un grande editore distribuito nello stesso periodo sarà il remake per Nintendo Switch 2 del classico The Legend of Zelda: Ocarina of Time di Nintendo, pubblicato originariamente nel 1998 per Nintendo 64.
Matteo Lupetti
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