Da Gaza ai modelli 3D: Forensic Architecture porta la violenza dentro il congresso mondiale degli architetti

Al grande evento mondiale di architettura che si è recentemente svolto a Barcellona, due conferenze e una mostra hanno riportato al centro il lavoro di Forensic Architecture, l’agenzia fondata da Eyal Weizman: un metodo che usa immagini, modelli 3D e testimonianze per leggere la violenza e trasformarla in prova pubblica

A Barcellona, uno dei momenti più seguiti e discussi del programma dello UIA World Congress of Architects 2026 – il principale evento globale di architettura recente – è stata la presenza di Forensic Architecture e del suo fondatore e direttore, Eyal Weizman: lunghe file e scrosci di applausi hanno accompagnato un ritorno carico di significato. Le due conferenze di Weizman e l’esposizione a Les Tres Xemeneies portano al centro del dibattito un’idea di architettura che non riguarda soltanto l’edilizia, ma il modo in cui lo spazio può essere letto, ricostruito e usato come strumento di accertamento della violenza.

Forensic Architecture, UIA 2026 World Congress of Architects, Barcelona. La sessione plenaria Becoming Hyper-conscious al CCIB. Photo by Anna Mas
UIA 2026 World Congress of Architects, Barcelona. La sessione plenaria Becoming Hyper-conscious al CCIB. Photo by Anna Mas

Forensic Architecture allo UIA World Congress of Architects 2026 di Barcellona

Punto di partenza di questa presenza è stata la rilettura di A Civilian Occupation: The Politics of Israeli Architecture, il catalogo pubblicato in occasione di UIA Congress di Berlino del 2002 curato da Eyal Weizman e Rafi Segal. Commissionato dalla Israel Association of United Architects come contributo ufficiale, il progetto fu però improvvisamente ritirato: la mostra venne annullata e 5.000 copie del catalogo furono distrutte. A UIA 2026, il ritorno di Forensic Architecture affronta proprio quella frattura, riportando nello spazio pubblico i temi allora osteggiati, con il sostegno della stessa istituzione sotto la quale la controversia era nata. Un passaggio che misura quanto quella ricerca si sia evoluta nel tempo e nei contesti pubblici e istituzionali che l’hanno accolta.

Eyal Weizman, portrait © Right Livelihood Forensic Architecture
Eyal Weizman, portrait © Right Livelihood

Forensic Architecture: leggere le immagini, costruire le prove

Il nodo principale della partecipazione è rendere leggibile la violenza. Non basta accumulare immagini, video, testimonianze o dati, Forensic Architecture utilizza gli strumenti del mestiere, spesso gli stessi software che vengono utilizzati per progettare un edificio, o un salotto, per collocarli nello spazio e renderli disponibili.
Il metodo di ricerca sviluppato si chiama “image complex”: immagini satellitari, video dal terreno, documentazione online e altre tracce vengono sincronizzati e collocati dentro modelli 3D che evolvono nel tempo, così da erodere il primato di un singolo punto di vista e rendere possibile una ricostruzione verificabile dei fatti. Il senso di questo approccio è riassunto in una delle affermazioni centrali di Weizman: “L’architettura è stata essenziale non perché è stato uno dei modi per dare senso ai materiali mediali, ma perché è stato l’unico modo per dargli un significato”.

Gaza come punto di svolta

Nel tempo, l’agenzia per i diritti umani fondata da Weizman alla Goldsmith University of London nel 2010 ha lavorato su numerosi casi, mettendo a disposizione le prove raccolte per indagare su crimini perpetuati da stati ed aziende. La prigione di Saydnaya in Siria, i bombardamenti in Yemen, gli attacchi russi in Ucraina e le miniere d’oro illegali in Amazzonia. Dall’ottobre 2023, Forensic Architecture ha compiuto il più grande refocus della sua storia, decidendo di dedicarsi totalmente all’indagine, già avviata, su Gaza. La posta in gioco, qui, non è solo documentare singoli eventi, ma anche trovare una via efficace di sensibilizzazione all’interno di un contesto generale di normalizzazione della violenza. Accadimenti apparentemente scollegati vengono collocati dentro ad una continuità storica e territoriale per mostrare come azioni apparentemente puntuali si collochino all’interno di una strategia e ad obiettivi ben definiti. Per questo il lavoro su Gaza insiste sul rapporto tra violenza e ambiente. Sostiene Weizman: “La violenza propria del colonialismo d’insediamento riguarda sempre l’ambiente, riguarda micro-differenze, cambiamenti della temperatura, la composizione dei campioni di suolo, e sono le principali caratteristiche che hanno determinato ogni evento dall’ottobre 2023”.

Quando la geografia restringe la vita

L’architettura, in questa lettura, non coincide più soltanto con il costruito o le sue rimanenze, ma comprende elementi di mutamento ambientale. Si parte dal 1948, con lo spostamento massivo della popolazione palestinese da aree fertili alle dune di sabbia, dove i campi profughi palestinesi erano stati costruiti, e poi si arriva fino all’attualità. Le prove dell’architettura mostrano chiaramente come la geografia materiale viene usata per amministrare e restringere la vita: l’avanzamento artificiale del deserto a scapito delle poche aree fertili, i bulldozer israeliani che spostano cumuli di terra e macerie per la disposizione di infrastrutture militari e i posti di blocco. È dentro questa dimensione ambientale che Weizman colloca una delle sue formule più incisive: “La soglia di vita e di morte è già preventivamente definita dalle condizioni ambientali”.

Testimoniare nello spazio

Accanto all’analisi spaziale, un altro dispositivo centrale sviluppato ed esposto da Forensic Architecture è la situated testimony: una tecnica d’intervista che utilizza modelli 3D e ricostruzioni di ambienti nei quali si sono svolti eventi traumatici, per supportare il processo di raccolta delle testimonianze. Le memorie di episodi violenti e dolorosi possono infatti presentarsi come frammentarie, distorte o elusive. Inseriti nella “scena del crimine”, ricostruita attraverso modelli spaziali, i testimoni possono riattivare il rapporto tra memoria e spazio, ritrovando precisione attraverso il riconoscimento di differenze, dettagli e sequenze di avvenimenti indispensabile per la ricostruzione dei fatti. In questo modo viene superata la separazione tra esperienza e prova, facendole operare congiuntamente.

Forensic Architecture, UIA 2026 World Congress of Architects, Barcelona. Eyal Weizman – Forensic Architecture alla sessione plenaria Becoming Hyper-conscious al CCIB. Photo by Anna Mas
UIA 2026 World Congress of Architects, Barcelona. Eyal Weizman – Forensic Architecture alla sessione plenaria Becoming Hyper-conscious al CCIB. Photo by Anna Mas

Il metodo Forensic Architecture: quando la mostra diventa un atto pubblico

È anche per questo che la dimensione espositiva e pubblica è decisiva. Per Forensic Architecture, un’indagine veramente politica “non può rimanere solo nelle aule dei tribunali, deve arrivare al grande pubblico”, traducendosi così in progetti espositivi, conferenze, piattaforme open source. A UIA 2026 questo passaggio prende forma nelle due conferenze a cui ha partecipato Weizman, inserite nel filone Becoming Hyper-conscious, e nella mostra a Les Tres Xemeneies. Il titolo dell’intervento centrale, Investigating mass violence. Architecture as Evidence, chiarisce bene il punto: le tracce architettoniche non sono solo resti da interpretare, ma “strumenti di responsabilizzazione e accertamento della responsabilità.” La mostra, immersa fisicamente nelle macerie del piano interrato dell’ex centrale termoelettrica, accompagna il visitatore dentro un percorso documentale che analizza, testimonia e aggiorna materiali raccolti in oltre un decennio di lavoro. A questo si affianca la piattaforma open source A Cartography of Genocide (https://gaza.forensic-architecture.org/database), realizzata per documentare in modo dettagliato e in continuo aggiornamento l’entità e la natura dell’azione israeliana nella Striscia di Gaza.

Architecture as EvidenceArchitecture as Evidence

La presenza di Forensic Architecture a Barcellona è stata dunque significativa per la ridefinizione che impone al ruolo stesso dell’architettura. Attraverso la dedizione e l’impegno di ricercatori multidisciplinari ed architetti, il lavoro di Forensic si configura come una pratica politica capace di organizzare frammenti dispersi (immagini, video, testimonianze, tracce territoriali) in una struttura leggibile e verificabile. Ne emerge un’idea di architettura che può essere impiegata come strumento di accertamento e di tutela del bene comune, ma che, in altri contesti, può anche rivelarsi un dispositivo di oppressione e sopruso. Su questo sfondo, la frase di Weizman che chiude il ragionamento suona più come una diagnosi che come una provocazione: “Quando l’architettura viene utilizzata per pianificare le condizioni di vita, è sempre per la distruzione”.

Chiara Clerici

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Chiara Clerici

Chiara Clerici

Vicentina di origine, è storica dell’arte e dell’architettura e si è laureata presso l’Università degli Studi di Verona e di Trento. Lavora da diversi anni nel campo della comunicazione digitale, in particolare come Digital Specialist per eventi fieristici, curando anche…

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