Concerti, mostre e alberi adottati. Quando la cultura sostiene la riforestazione

Sotto il cappello di WOWnature, nata all’indomani della tempesta in Val di Sella, sono nati una serie di progetti che uniscono cultura e ricerca scientifica per sostenere i territori fragili

Ogni volta che un incendio o una tempesta devastano un bosco non perdiamo soltanto ettari di vegetazione. La conta dei danni è in realtà incalcolabile perché non è solo materiale: si spezza il legame quotidiano con il territorio, vengono meno l’ombra, la memoria storica dei luoghi e un riferimento identitario essenziale per una comunità. Per riparare questa ferita piantare nuovi alberi è indispensabile, ma non basta se non si cerca anche di coinvolgere le persone nella ricostruzione del paesaggio. La spinta per trasformare la ferita in rinascita può arrivare dall’arte.

WOWnature Arte Sella
WOWnature Arte Sella

Riforestare con l’arte: il progetto WOWnature

Di fronte ai disastri ambientali, la ricerca scientifica possedeva già le competenze tecniche per intervenire, come quelle sviluppate dal 2011 nel contesto italiano all’interno di Etifor, spin-off dell’Università di Padova. Mancava però la leva finanziaria e sociale per passare dalla teoria alla pratica. È stato l’incontro con le produzioni culturali a dare la svolta decisiva, con la nascita nel 2018 del progetto WOWnature, grazie al quale le mostre, i parchi d’arte e la partecipazione dei cittadini sono diventati un motore economico capace di raccogliere le risorse necessarie per finanziare la riforestazione. Così la scienza ha garantito il metodo ecologico, ma è stata la cultura a muovere le persone e i fondi per ripartire.

Dalle mostre alla riforestazione: l’esempio di Arte Sella

L’esempio più concreto di questo meccanismo si trova in Val di Sella, in Trentino, dove dal 1986 opera l’associazione Arte Sella, una delle esperienze più rilevanti a livello internazionale nell’ambito della Land Art. Nell’ottobre del 2018 la vallata è stata travolta dalla famigerata Tempesta Vaia, l’evento estremo che ha raso al suolo milioni di alberi sulle Alpi orientali, seguito dall’epidemia del bostrico, un coleottero che attacca il tronco delle piante indebolite e ne interrompe il flusso linfatico, che ha finito così per distruggere anche le ultime porzioni di bosco rimaste in piedi. Di fronte a questa doppia emergenza, la risposta non si è limitata a un intervento di ripristino occasionale. WOWnature è nato infatti proprio all’indomani della tempesta, stringendo un’alleanza con Arte Sella destinata a proseguire tuttora attraverso la gestione di una campagna continuativa di adozione degli alberi per la riforestazione del bosco che ospita il parco espositivo e il supporto agli eventi attraverso i TreeTicket, una formula di biglietteria che permette a visitatori e spettatori di finanziare direttamente la cura del bosco locale.

Nelle radure di Arte Sella le sculture vengono realizzate integrando esclusivamente elementi naturali come tronchi, rami, pietre, e sono destinate a degradarsi nel tempo fino a rientrare nel ciclo biologico della terra. L’opera d’arte non è quindi un corpo estraneo da preservare all’infinito, ma un elemento vivo la cui fruizione genera le risorse per mettere a dimora nuove piantine nelle aree adiacenti, chiudendo un cerchio in cui la cultura nutre letteralmente la materia prima che la ospita.

WOWnature Bosco della Panarotta
WOWnature Bosco della Panarotta

La rete delle alleanze: il progetto Sodalizio e Music Forest & Food Forest

Un altro esempio di questa dinamica è il progetto Sodalizio, promosso tra la fine del 2024 e il 2025 da Boccanera Gallery insieme all’artista Giulio Boccardi per la ricostruzione del Bosco della Panarotta. In questo caso, l’atto artistico, iniziato con una performance espositiva basata sul valore simbolico e la camminata rituale attorno al primo albero, si è concluso con una campagna di adozione aperta al pubblico, i cui proventi sono stati destinati direttamente alla piantumazione sul campo di nuovi alberi autoctoni.

Il dialogo tra riforestazione e ambito culturale si è poi esteso ad altre realtà. Nel parco storico di Villa Roberti a Brugine, per esempio, la collaborazione si concentra sulla cura e il rinforzo del bosco rinascimentale, mentre in Alta Badia, al Passo Campolongo, la Music Forest & Food Forest unisce il ripristino dei boschi colpiti da Vaia a percorsi esperienziali legati alla musica e alla biodiversità commestibile. Iniziative analoghe coinvolgono oasi naturalistiche e percorsi storico-paesaggistici, come la Riserva Naturale Torbiere del Sebino e i tracciati alberati della Ciclovia Treviso-Ostiglia.

WOWnature Renasciüda
WOWnature Renasciüda

Dalle Alpi al Mekong, il rigore scientifico su scala globale

Dietro ogni albero piantato, quindi, non c’è una logica di emergenza, ma una precisa strategia ecologica che rifiuta le monocolture del passato, rivelatesi drammaticamente fragili di fronte al clima che cambia. La pianificazione affidata ai ricercatori dell’Università di Padova e ai tecnici forestali privilegia specie autoctone e diversificate, tra cui querce, frassini, aceri, faggi e castagni, selezionate per garantire la tenuta del bosco contro gli sbalzi di temperatura e le epidemie parassitarie.

Questa stessa strategia si è allargata a ecosistemi con esigenze e fragilità molto diversificate. In Pianura Padana, ad esempio, l’attenzione si è concentrata sulla ricostruzione dei vecchi boschi planiziali di farnie e carpini, tasselli essenziali per restituire continuità ecologica a territori soffocati dal cemento e dall’agricoltura intensiva. All’estero il lavoro si è misurato con equilibri ancora più estremi: nel Delta del Mekong, in Vietnam, la piantumazione delle mangrovie crea barriere naturali contro le mareggiate e l’intrusione salina, mentre nelle fasce aride del Burkina Faso si inseriscono specie agroforestali in grado di trattenere l’umidità nel suolo, frenare l’avanzata del deserto e garantire una fonte di sostentamento per le comunità locali.

Misurare i risultati: come la trasparenza garantisce il futuro

Parallelamente al consolidamento di queste collaborazioni culturali, la metodologia di pianificazione e monitoraggio si è sviluppata anche in modo autonomo, estendendosi alla gestione dei cantieri di forestazione urbana del PNRR e dei progetti allineati alle direttive europee sulla natura. L’intervento sul campo viene affiancato da un sistema di monitoraggio certificato dal Forest Stewardship Council (FSC). La tracciabilità trasforma così la cura del bosco in dati concreti: la quantità di anidride carbonica assorbita, la stabilità del terreno contro il dissesto idrogeologico e, soprattutto, l’indicatore più importante per l’ecosistema, il ritorno spontaneo di insetti, uccelli e specie vegetali che ripopolano l’area rinaturalizzata.

Questo modello consente di affrontare direttamente tre grandi criticità della riforestazione moderna. Sul fronte della trasparenza, infatti, disinnesca il rischio di greenwashing imponendo severi protocolli di verifica; sul piano ecologico, evita la trappola del “piantare a tutti i costi”, combinando la piantumazione di specie autoctone con la salvaguardia della ricrescita spontanea; sul piano sociale, infine, dimostra che le risorse private e la partecipazione dal basso servono a sostenere la regia pubblica con fondi tracciabili. Così, nata dall’incontro originale tra arte e scienza e cresciuta attraverso alleanze costanti con la cultura, questa metodologia porta un cambiamento concreto: il ripristino di un bosco smette di essere un evento eccezionale o un’opera calata dall’alto e diventa un cantiere vivo, sostenuto nel tempo da chi quel territorio lo abita.

Nicoletta Rita Speltra

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Nicoletta Rita Speltra

Nicoletta Rita Speltra

Dopo la maturità classica, si è laureata in Architettura e ha approfondito la sua formazione nel campo della conservazione del patrimonio storico e paesaggistico, specializzandosi nella tutela e nel recupero del verde storico attraverso attività di studio organizzate dal Comitato…

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