I dimenticati dell’arte. La storia del poeta Gabriele Galloni
A soli 25 anni aveva già scritto 4 raccolte di poesie, mostrando una grande sensibilità verso le persone fragili ed emarginate... Per la rubrica “I dimenticati dell’arte”, Ludovico Pratesi racconta la storia del poeta Gabriele Galloni
“Muore giovane colui che al cielo è caro”. Indubbiamente al cielo il poeta Gabriele Galloni (1995-2020) doveva essere davvero molto caro, visto che è scomparso a soli 25 anni. Eppure, era già riuscito a farsi conoscere ed apprezzare nell’ambiente letterario con quattro raccolte di versi poetici e una di racconti.
Ecco chi era Gabriele Galloni
Ma chi era Gabriele? Nato a Roma, nel quartiere popolare del Trullo, aveva cominciato da bambino ad amare la lettura; era affascinato dal mare e dall’atmosfera del litorale romano d’estate, tra Fiumicino e Focene, fonte di ispirazione di molti suoi componimenti poetici, che sono stati avvicinati ai versi di Stefano Corazzini. Dopo le scuole medie, si era iscritto all’Istituto Cinematografico Roberto Rossellini, dove si era diplomato in cultura audiovisiva: nel frattempo la sua stanza si era riempita di libri, dvd e cd di musica. “Quando usciva di casa” ricorda Luigia Sorrentino “portava con sé il suo quaderno e la penna perché ovunque si trovasse doveva riempire il desiderio di appuntare versi, descrivere quello che vedeva, qualsiasi cosa attirasse la sua attenzione”.
Le prime raccolte di poesie di Gabriele Galloni
Tra il 2012 e il 2015 erano usciti i suoi primi versi in alcune antologie: dopo il diploma si era iscritto alla Facoltà di Lettere Moderne e aveva incontrato il suo mentore, lo scrittore Antonio Veneziani. Grazie a lui aveva pubblicato nel 2017 la sua prima raccolta di versi, Slittamenti, ottenendo una certa visibilità.
… e la collaborazione con il sito Pangea
All’inizio dell’anno seguente usciva la seconda raccolta, In che luce cadranno, e pochi mesi dopo cominciava la sua collaborazione con il sito di poesia Pangea con la rubrica Cronache dalla fine – intervista con dodici malati terminali. “Pangea era appena nata, la facevo in un capannone semivuoto con sguardo su case sfatte e campi di metallo. Mi venivano a trovare solo i piccioni”. L’idea di Galloni era difficile, commossa, stupefacente. Intervistava i malati terminali. Quelli che avevano voglia di parlare della vita, della morte. La rubrica si intitolava “Cronache della fine” ed è una delle cose più candide e brutali che abbia pubblicato su questa rivista” ha raccontato Davide Brullo, fondatore di Pangea. “Gabriele era attirato dalla morte come chi cammina sul bordo di una piscina vuota, profondissima, per tuffatori. Ancora di più, lo attraevano le storie disarticolate, deformi degli uomini”.
Gli ultimi componimenti e la prematura scomparsa di Gabriele Galloni
Nel 2018 esce la terza silloge di poesie Creatura breve, seguita nel 2019 dalla raccolta di racconti brevi Sonno giapponese. Il suo libro più noto è L’estate del mondo, pubblicato pochi mesi prima della prematura scomparsa di Gabriele, stroncato da un arresto cardiorespiratorio acuto, dovuto alla malattia rara di cui era affetto, la “Sindrome di Kartagener”. “Gabriele ci ha lasciato un’opera compiuta e ricchissima, disarmante nella sua bellezza, dolorosa nella sua onestà”. Ha scritto Giorgio Ghiotti sul Manifesto. “Ogni libro è stato per lui una sfida con il fuoco, dalla quale ne è uscito ogni volta vincente, fissando sulle pagine le coordinate per una terra che i poeti a volte raggiungono, rivelandone i misteri al mondo intero dei suoi lettori”. Dopo la sua morte è stato pubblicato Bestiario dei giorni di festa, seguito nel 2021 da La luna sulle case popolari.
Ludovico Pratesi
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