A Roma chiude per sempre la mitica Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Palazzo Venezia. Il trasloco dopo un secolo

Sul colle del Quirinale prosegue il cantiere per la trasformazione di Palazzo San Felice su progetto di Mario Botta. Nel 2027 accoglierà la BIASA, che nel 1922 inaugurava a Palazzo Venezia. Intanto la sede storica chiude per preparare il trasferimento dell’immenso e prezioso patrimonio librario

Il trasloco della Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte dalla storica sede di Palazzo Venezia a Palazzo San Felice è già sancito da tempo.
L’operazione è maturata nell’ambito del Piano strategico Grandi progetti beni culturali, in una triangolazione che ha coinvolto la Presidenza della Repubblica, il Ministero della Cultura – nel 2017, il Presidente Sergio Mattarella ha autorizzato la concessione di Palazzo San Felice al MiC, che gestirà la nuova BIASA per 25 anni – e l’Agenzia del Demanio.

Il trasloco della Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte a Palazzo San Felice

La trasformazione dello storico palazzo presidenziale dirimpetto al Quirinale è stata affidata all’architetto svizzero Mario Botta, e il cantiere, partito nel 2023, dovrebbe concludersi entro giugno 2027. L’obiettivo è quello di restituire alla collettività un edificio storico di grande valore, finora mai aperto al pubblico (se non durante il periodo di visite al cantiere aperto, nella seconda metà del 2025), ripensato come spazio di conoscenza secondo una moderna concezione di biblioteca: spazio culturale che favorisca la partecipazione pubblica, anziché luogo esclusivo di studio, riservato a pochi.

La storia della Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Palazzo Venezia a Roma

Per la Biblioteca, che dal 1922 ha accolto generazioni di studiosi di archeologia e storia dell’arte nelle sale storiche di Palazzo Venezia, si tratta di una vera rivoluzione. Non esente da polemiche, e motivo di più di qualche disagio in assenza (almeno al momento) di un cronoprogramma certo a scandire i diversi passaggi del cambio di sede.
La BIASA conserva un patrimonio librario di 380mila unità bibliografiche tra monografie, periodici, manoscritti, fotografie, stampe, carte geografiche, disegni tecnici e materiali iconografici che coprono un arco temporale vastissimo, dall’antichità al mondo contemporaneo. Il suo primo nucleo fu istituito nel 1875 in piazza della Minerva, in origine a supporto della Direzione Generale Antichità e Belle Arti. Quando la Biblioteca fu trasferita al piano rialzato di Palazzo Venezia, si decise di affidarne la gestione all’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte fondato da Corrado Ricci. E per un oltre un secolo le scaffalature in legno a tutta altezza e i ballatoi che scandiscono i percorsi tra le sale – con la caratteristica della “presa” libera per gran parte dei volumi in consultazione – hanno custodito un catalogo cresciuto un’acquisizione dopo l’altra, grazie all’ingresso di importanti fondi, tra cui la biblioteca dell’archeologo Rodolfo Lanciani.

Il percorso di visita al cantiere di Palazzo San Felice. Photo Agnese Sbaffi, Ministero della Cultura
Uno dei cortili di Palazzo San Felice. Photo Agnese Sbaffi, Ministero della Cultura

Perché la BIASA trasloca? Più spazio e ambienti più moderni a Palazzo San Felice

Proprio per motivi di spazio, secondo quanto dichiarato dall’Agenzia del Demanio, si è deciso di dotare la BIASA di una nuova sede. In via della Dataria, all’interno del rinato Palazzo San Felice, la struttura offrirà quasi 7mila metri quadrati – il doppio rispetto a Palazzo Venezia – distribuiti su cinque livelli, tra sale di lettura, 10.500 metri lineari di scaffalature aperte (per ospitare più di 400mila volumi), una nuova piazza pubblica, un auditorium da 350 posti, una caffetteria e un bookshop: “Abbiamo lavorato sull’idea di dare una funzione collettiva e una nuova dimensione pubblica alla Biblioteca”, spiegava in sede di anticipazione del progetto l’architetto Botta, nel 2025.

La chiusura della Biblioteca di Palazzo Venezia. I disservizi per l’utenza

E ora, col cantiere ancora aperto, le operazioni per approntare il trasloco entrano nel vivo: dal 7 settembre 2026, come annuncia il sito del ViVe, la Biblioteca di Palazzo Venezia è ufficialmente chiusa, “per le operazioni propedeutiche al trasferimento nella nuova sede”. Per non interrompere il servizio, vista anche l’incertezza sui tempi di riapertura in Palazzo san Felice (certamente non prima del 2027), “resta attivo e, ove necessario, viene potenziato il servizio di riproduzione e invio dei titoli, nei limiti previsti dalla normativa vigente”. Mentre rimane operativa la sede distaccata presso la Sala della Crociera nel Palazzo del Collegio Romano. “Sarà cura di questa Amministrazione fornire tempestivamente informazioni sulle date di riapertura non appena saranno comunicate dall’Agenzia del Demanio”, chiosa la nota del ViVe.

Il futuro della Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte

Al di là del comprensibile rammarico per la “serrata” di uno spazio carico di storia e fascino, diverse sono le voci scettiche sul cambio di sede. Per l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli non si tratta solo di un cambio di indirizzo: “Si chiuderà un capitolo della storia culturale di Roma e d’Italia. Un luogo della memoria, quando chiude, non si trasferisce semplicemente: perde inevitabilmente qualcosa di sé”. L’auspicio è che Palazzo San Felice possa davvero ovviare ai problemi di spazio che a Palazzo Venezia limitavano tanto il servizio di consultazione che la conservazione del patrimonio librario: “Il Palazzo San Felice è stato restaurato con i più moderni criteri, la Biblioteca sarà una Fondazione Pubblica per la durata di 25 anni” prosegue il comunicato dell’Associazione “Rimangono tuttavia incognite sulla destinazione di alcuni fondi per i quali lo spazio non sarà sufficiente, sui tempi di apertura della nuova sede e sulla capacità di accoglienza rispetto alle esigenze”. Il motivo di tanta apprensione, lo precisa un altro passaggio della nota: “La BIASA è l’unica Biblioteca pubblica specialistica e di riferimento nazionale per gli studi di archeologia e storia dell’arte, accessibile liberamente a tutti”. Sarà importante seguire i prossimi capitoli della sua storia.

Livia Montagnoli

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