Il turismo culturale comincia esattamente quando si rallenta. Spiega l’alpinista Hervé Barmasse in questa intervista

C'è un'Italia che resta fuori dai grandi itinerari turistici e che si rivela solo a chi sceglie di rallentare. È quella che Hervé Barmasse ha attraversato con Endurance – Italia, un viaggio senza motori che diventa il punto di partenza per riflettere sul significato del turismo culturale e sul valore delle comunità locali

Hervé Barmasse (Aosta, 1977) è alpinista, scrittore e divulgatore della cultura della montagna. Ha da poco concluso Endurance – Italia, un’impresa che ha unito alpinismo, resistenza ed esplorazione del territorio: in poco più di un mese ha raggiunto la vetta più alta di ogni regione italiana percorrendo la Penisola esclusivamente con le proprie forze, correndo, in bicicletta, a piedi e a vela per collegare le isole alla terraferma. Quarta generazione di guide alpine della sua famiglia, è autore dei libri La montagna dentro e Cervino. La montagna leggendaria. Il suo nome è legato a importanti ascensioni e prime assolute sul Cervino, in Himalaya, Patagonia, Pakistan e Nepal. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il Premio Paolo Consiglio e la Grolla d’Oro.

Hervé Barmasse dopo l'ascesa della Nordend gruppo del Monte Rosa. Endurance-Italia. Photo Luca Rolli
Hervé Barmasse dopo l’ascesa della Nordend gruppo del Monte Rosa. Endurance-Italia. Photo Luca Rolli

L’Italia invisibile per gli italiani secondo Hervé Barmasse

Con questo viaggio ho attraversato il Paese senza motori. Quando ci si muove con le proprie forze il viaggio assume una forma diversa, rallenta. E quando questo accade, cambiano anche gli occhi. Hai il tempo di soffermarti sui particolari, di cogliere sfumature che altrimenti sfuggono, ma soprattutto di incontrare le persone. Ti fermi in un paese, condividi un pasto, ascolti i racconti di chi ci vive, scopri tradizioni e modi diversi di affrontare la vita. Se si vive sempre nella stessa città, tutto questo spesso non lo si immagina nemmeno“. È proprio questa, secondo l’alpinista, una delle chiavi del turismo culturale. “Oggi c’è la tendenza a cercare esperienze all’estero, quando invece l’Italia cambia continuamente: non solo da una regione all’altra, ma da un paese all’altro. A venti, trenta o quaranta chilometri di distanza cambiano il paesaggio, il dialetto, la cucina, il modo di vivere“. Per il valdostano esiste ancora un’Italia poco raccontata, quasi invisibile. “Quando pensiamo al nostro Paese immaginiamo il mare, le città d’arte, i grandi monumenti. Io, da alpinista, penso anche alle montagne. Dalla Sardegna con Punta La Marmora alla Sicilia con l’Etna, fino alla dorsale appenninica che attraversa tutta la penisola. È lì che si incontrano piccoli paesi, spesso difficili da raggiungere, ma ricchissimi di identità. Paradossalmente sono luoghi che noi italiani tendiamo a ignorare, mentre gli stranieri li cercano e li esplorano con entusiasmo“.

Hervé Barmasse sul Piz Bernina verso Punta Perrucchetti 4020 m. Endurance-Italia. Photo Luca Rolli
Hervé Barmasse sul Piz Bernina verso Punta Perrucchetti 4020 m. Endurance-Italia. Photo Luca Rolli

Il linguaggio universale della montagna

Il progetto è stato un viaggio che è andato quindi oltre la performance sportiva. A rendere ancora più speciale questa esperienza sono stati gli incontri con decine di appassionati, alpinisti, runner, semplici curiosi che hanno risposto al suo appello di essere parte dell’impresa e con lui hanno percorso alcuni tratti di sentiero, in montagna, o lo hanno atteso lungo il percorso. “Ancora una volta ho avuto la conferma che lo sport e la montagna sono un mezzo per entrare in relazione con i luoghi e con le persone: un linguaggio universale capace di far conoscere territori, culture, tradizioni e storie, lasciando che sia il viaggio stesso a creare gli incontri più veri“. Questa relazione con i territori comporta anche una responsabilità: quella di preservarli (argomento quanto mai attuale dopo l’estate di folle fuori controllo e contenuti virali in alcune delle più note località alpine d’Italia). Già nel 1988 l’Organizzazione Mondiale del Turismo definiva sostenibile un turismo capace di durare nel tempo senza alterare l’ambiente e le comunità che attraversa, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. È in questa cornice che si inserisce l’esperienza vissuta da Barmasse durante la traversata da Cala Gonone a Trieste, quando si è trovato davanti a un’evidenza sempre più urgente.

Hervé Barmasse, Endurance-Italia 3_Crediti Valentina Celeste
Hervé Barmasse, Endurance – Italia. Photo Valentina Celeste

La fragilità della natura: un ecosistema da tutelare

La cosa che mi ha colpito di più, purtroppo, è stata la mancanza di acqua nei fiumi e nei torrenti“, racconta. “Mi sono trovato nel mezzo della prima ondata di calore che ha investito l’Italia nel mese di giugno scorso, e la visione dei fiumi secchi da sud a nord mi ha colpito. La crisi climatica è una realtà“. Non ci si ferma alla dimensione personale: si guarda anche a chi ha in mano le leve delle politiche ambientali. “Ognuno di noi può fare qualcosa per ridurre la propria impronta di CO₂. Io, per esempio, facevo quattro spedizioni all’anno, che ora ho ridotto a una o due: una scelta da alpinista che ama la natura. Non ci sono modelli da seguire, la cosa è molto semplice: la misurazione e la riduzione dell’impronta carbonica sono attività fondamentali per la lotta contro il cambiamento climatico. È difficile da attuare, perché nessuno vuole cambiare il proprio modello. Se in città introducono più aree verdi ci si lamenta perché non ci sono parcheggi, se si costruiscono ciclabili non sono rispettate: è una questione di cultura. E ce ne renderemo conto solo quando dai nostri rubinetti non uscirà più l’acqua. A quel punto saremo arrabbiati, e forse ripenseremo a quando ridicolizzavamo gli ambientalisti che lottavano per il pianeta“.

Luisa Taliento

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Luisa Taliento

Luisa Taliento

Primo viaggio: Milano-Istanbul, in pullman. Da allora ha sempre amato girare il mondo. Dopo la laurea in Lettere moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo: “La stampa socialista negli Stati Uniti” si è diplomata…

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