L’artista punk che trasformò un forno della Vucciria nel suo studio (che ora riapre) 

Fino al 16 settembre 2026 Philippe Berson è protagonista di un progetto diffuso che lo ricorda a un anno dalla morte. Tra l’Ex Oratorio Atelier Nostra Signora e il Forno Studio Bresson, le sue opere dialogano con quelle di altri artisti, scrittori e filosofi

A un anno dalla scomparsa dell’artista, Apokalupsos – pour Philippe Berson riunisce sculture, pitture e costumi di scena di Philippe Berson (Parigi, 1963-2025) in un percorso che attraversa venticinque anni di pratica tra teatro, corpo e materia, una pratica condivisa con Simone Mannino – e suo è il progetto espositivo a cura di Atelier Nostra Signora. Così riemerge la figura di Philippe Berson, pioniere della scena artistica punk a Palermo.

Chi era Philippe Berson

Artista, scultore e performer radicale, anarchico. Alla fine degli Anni Novanta, da Parigi si trasferisce a Palermo, dove vive e lavora per oltre venticinque anni. Qui sviluppa una ricerca radicale fondata sull’assemblaggio di materiali minerali e organici – metallo, ossa animali, terre – che danno forma a costruzioni primarie, producendo così sculture e installazioni in cui sacro e profano coesistono in equilibrio fertile. Nel corso della sua vita a Palermo contribuisce alla nascita di spazi indipendenti di ricerca tra arti visive e performative: nel 2011 fonda Atelier Nostra Signora, nel 2013 l’associazione LEMOSCHE, fino all’apertura del suo ultimo studio alla Vucciria, dove trasforma un antico forno in fucina di produzione artistica. Parallelamente sviluppa un intenso lavoro teatrale come scenografo e costumista, collaborando stabilmente con Simone Mannino.

Ritratto di Philippe Berson, photo Dom Garcia
Ritratto di Philippe Berson, photo Dom Garcia

Il progetto “Apokalupsos” a Palermo

Negli Anni Duemila nasce una relazione durata oltre venticinque anni: Simone Mannino e Philippe Berson sviluppano un lungo percorso condiviso tra Palermo, Parigi e Istanbul, attraversando scultura, teatro e pratiche performative. Apokalupsos — pour Philippe Berson, in una costellazione di artisti e linguaggi, riattiva l’opera di Berson. Il termine greco del titolo Apokalupsos, “rivelazione”, definisce il processo: non la fine, ma ciò che emerge e continua a operare. Il percorso espositivo si articola come una mappa drammaturgica per capitoli: K – Kamikaze, S – Sant’Agata e Sebastiano, V – Vudù, M – Mon Amour, C – Colossi, D – Donna Mursi. Un sistema di scene in cui ogni opera è una lettera e insieme un varco. Come per Berson, la materia – ossa animali, metallo, terra, pelle – non è mai simbolo: è presenza attiva, sottratta al ciclo biologico e reinserita in una grammatica altra. 

Philippe Berson in dialogo con artisti, filosofi e scrittori a Palermo

La mostra, affiancata da Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026 e dal Museo RISO, si configura negli spazi dell’Ex Oratorio di Vicolo Sant’Orsola e si sviluppa in parallelo al Forno Studio Berson di Via Panettieri 30, ex forno trasformato in fucina alla Vucciria. Basata sul nucleo centrale di opere di Berson e Mannino, la mostra apre inoltre alle poesie di Clément Roussier, saggi critici e filosofici di Marcello Faletra, disegni di Simona D’Amico, una scultura di Jesse Gagliardi, pitture inedite di Allegra Pedretti, un memento mori di Michele Ciacciofera. I ritratti fotografici di Gaetano Costa restituiscono la dimensione nomade e performativa della pratica di Berson, tra materia organica e presenza corporea. Un film inedito di Lorenzo Spinelli, prodotto per l’occasione, rielabora materiali video d’archivio in forma intima e stratificata.

Simone Mannino all'Atelier Nostra Signora, Istanbul, photo R. Scibetta_2013
Simone Mannino all’Atelier Nostra Signora, Istanbul, photo R. Scibetta_2013

Gli spazi della vita e dell’arte di Philippe Berson

Un secondo spazio espositivo si apre alla Vucciria, nello studio dell’artista: qui sono presentati disegni e pitture di Berson, che restituiscono una dimensione più intima e processuale del lavoro, in dialogo con il tempo della scultura, della vita e della natura, intrecciati in una soglia continua che offre uno spazio di permanenza e contemplazione. Il Forno Berson, lasciato nel suo disordine generativo, conserva la struttura viva del lavoro: la luce che entra dalla saracinesca, la stratificazione degli oggetti, la materia in trasformazione. In questo contesto, un’installazione sonora a cura di Gaetano Dragotta e Ruth Kemna costruisce una relazione tra corpo, suono e tempo, mentre un lavoro in progress di Marika Pugliatti estende il progetto oltre la forma dell’opera compiuta. Il progetto si articola, così, tra due poli: l’Ex Oratorio, corpo principale della mostra, e il Forno Berson, che agisce come secondo spazio attivo, mantenendo il lavoro in uno stato aperto e processuale.

Le parole di Simone Mannino

“Le opere di Berson sembrano provenire da un altro mondo. È una sensazione discreta, più che una certezza: davanti alle sue ossa, ai metalli, alle argille, si ha spesso l’impressione di essere noi gli stranieri”, spiega Simone Mannino. Con le sculture di Berson la morte emerge come condizione interna alla vita, portandole oltre il semplice macabro, verso una dimensione che vive sul confine tra materia e concetto. “In questo movimento, il confine tra vita e morte perde rigidità. La morte non è altrove, ma rientra nel corpo delle opere. E il corpo, in questo sistema, non chiude: ma continua ad operare”.

Novella Hoffer

Palermo // fino al 16 settembre 2026
Apokalupsos – pour Philippe Berson
EX ORATORIO ATELIER NOSTRA SIGNORA – Vicolo Sant’Orsola, 13
FORNO STUDIO BERSON – Via Panettieri, 30
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