Il Canton Ticino moderno che non ti aspetti: cento architetture raccontate a Mendrisio
Un centinaio di edifici realizzati nel Ticino a partire dal 1939 è esposto al Teatro dell’architettura Mendrisio. L’occasione è una mostra che ne rivela varietà e qualità costruttiva, nonché riferimenti ai maestri del Novecento, dagli Aalto a Wright. Fino al 20 dicembre 2026
Cantone Ticino, 1952. Per alleviare le fatiche accumulate durante la settimana delle maestranze impiegate nella costruzione della diga del Luzzone, all’allora parroco del piccolo centro di Corzoneso, nella Val di Blenio, venne un’idea: realizzare un salone parrocchiale che potesse funzionare anche come cinema-teatro. Un edificio polifunzionale, lo definiremmo oggi, dotato di ambienti in uso alla parrocchia e di uno spazio da destinare a proiezioni e spettacoli dal vivo. Originario di Lugano e formatosi al Politecnico di Zurigo, l’architetto Giampiero Mina era da poco rientrato in Svizzera dalla Finlandia, dove aveva lavorato nello studio di Alvar Aalto. È a lui che si deve il progetto del Cinema-Teatro Blenio ad Acquarossa (1956-1958), struttura ancora oggi in attività che colpisce immediatamente per la marcata inclinazione della sua copertura. Realizzata anche con legno di recupero proveniente da un ponte della stessa area, adottando una logica di “riuso dei materiali locali” ante-litteram, è una delle dodici architetture alle quali è riservato un focus nella mostra La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica, visitabile fino al 20 dicembre 2026 al Teatro dell’architettura Mendrisio (TAM) dell’Università della Svizzera italiana (USI).
Quasi sei decenni di architettura costruita del Ticino in mostra a Mendrisio
Curata dal professor Franz Graf, che ai temi della conservazione e del riuso dell’architettura del Novecento e ai sistemi di costruzione moderni e contemporanei ha anche dedicato libri e articoli scientifici, insieme a Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga, la mostra incoraggia a riflettere sul contributo che può provenire dalle ricerche condotte in ambito universitario. Dal lavoro, in altre parole, di generazioni di studenti, di docenti e ricercatori: un sapere che dalle aule dei luoghi di formazione può diffondersi altrove, diventando un patrimonio condiviso utile alla collettività. Per esempio per gli specialisti dediti al recupero delle architetture del XX Secolo, oggi spesso sono costretti a misurarsi con forme di “integralismo normativo” e tempi che non agevolano studi approfonditi. Al primo piano del TAM sono dunque esposti, secondo un criterio cronologico, i risultati del lavoro svolto in quasi due decenni in seno all’area di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura dell’USI. Un’azione condotta in aula e sul campo, che ha avuto per oggetto edifici pubblici e privati realizzati in circa sei decenni nel contesto del Cantone Ticino.

Studiare le architetture del Novecento: dalla mostra al lavoro concreto sul patrimonio
Su 160 opere complessivamente analizzate nei corsi universitari, meno di cento sono incluse nel progetto espositivo; di queste, oltre al citato Cinema-Teatro Blenio, altri undici esempi considerati di particolare rilievo dal punto di vista costruttivo sono documentati in modo più approfondito. “In uno studio di architettura è molto difficile fare il tipo di ricerca che si può portare avanti in una scuola di questo tipo” afferma Graf, ordinario di Costruzioni e Tecnologia dal 2005 all’USI di Mendrisio. “Qui siamo in tanti, con tanti studenti, si può andare a fondo. Il nostro scopo è fare la ricerca. E attraverso la ricerca possiamo aiutare” aggiunge il team curatoriale. Una circostanza che si è effettivamente verificata, come ricorda la professoressa Britta Buzzi, citando il caso del Deposito di Avegno (1955) progettato dall’architetto Rino Tami. “In ambito architettonico nel Cantone Ticino tutto conoscono questo complesso, ma pochi sanno del brevetto del materiale in alluminio usato nel rivestimento della sua facciata: il Fural. Quando è stato restaurato, gli architetti incaricati volevano mettere un alluminio ondulato, non sapendo cosa fosse. Nel volume che abbiamo dedicato all’edificio nei Quaderni di Costruzione (si tratta di una serie editoriale pubblicata da Mendrisio Academy Press e Silvana Editoriale, ndr), abbiamo raccolto indicazioni che si sono rivelate di aiuto: quel materiale è stato infatti riportato in produzione e quindi è stato possibile usarlo di nuovo”.
La volta catalana e le strutture aaltiane: le “sorprese architettoniche” del Ticino
Non poche le sorprese emerse attraverso questa attività: dall’imprevista ma ricorrente presenza della volta catalana agli echi lecorbusieriani e di matrice wrigthiana rintracciabili in scuole e case di vacanza. Assegnando centralità all’analisi di tecniche, sistemi costruttivi e materiali, l’esperienza formativa si riflette in mostra in una successione di pannelli con rielaborazioni grafiche, modelli, riproduzioni di documenti conservati anche presso archivi, studi di architettura, proprietari di immobili. Un lavoro corale ed esteso nel tempo, associato nell’itinerario di visita anche a tre reportage realizzati dalla Radiotelevisione della Svizzera Italiana (RSI) e alle fotografie di Roberto Conte, risalenti all’autunno 2025.

Al TAM di Mendrisio anche la mostra sul fotografo e artista Pino Musi
Parallelamente, e sempre fino al 20 dicembre, la medesima sede accoglie due ulteriori mostre. Nel livello superiore a quello in cui è allestita La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica, il comparatista e docente di estetica, teoria e storia del paesaggio all’Accademia di architettura dell’USI e al Politecnica di Milano Michael Jakob ha curato la mostra Pino Musi. Continuum. “Non un fotografo di architettura, sebbene abbia praticato a lungo la fotografia di architettura”, come spiega Jakob, Musi qui viene presentato attraverso una selezione di libri d’artista e tramite sequenze di scatti che occupano sei distinte porzioni spaziali, legate ad altrettante sezioni tematiche: Origine, Metonimia, Iperbole, Superficie, Transizione, Incompiutezza. Infine, al livello terra, l’atrium del TAM ospita l’installazione Sleipnir e il Labirinto di Porte; curata da Duilio Forte, con Simon Fikstvedt e Barbara Stallone, è stata realizzata con studentesse e studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di architettura dell’USI.
Valentina Silvestrini
La costruzione dell’architettura in Ticino 1939 – 1996. Materialità e tettonica// fino al 20 dicembre 2026
Teatro dell’Architettura Mendrisio
Via Alfonso Turconi, 25
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati