Le illustrazioni in stile Studio Ghibli per promuovere hamburger e patatine dei McDonald’s Giapponesi

C’è il pudore del corteggiamento reciproco un po’ imbarazzato tra due giovani che si ritrovano al tramonto, senza aver bisogno di dirsi troppe parole, al centro di uno dei tre brevi video animati che costituiscono la miniserie proposta dal brand McDonald’s sul mercato giapponese. La miniserie animata di Urachan in stile Studio Ghibli per McDonald’s […]

C’è il pudore del corteggiamento reciproco un po’ imbarazzato tra due giovani che si ritrovano al tramonto, senza aver bisogno di dirsi troppe parole, al centro di uno dei tre brevi video animati che costituiscono la miniserie proposta dal brand McDonald’s sul mercato giapponese.

La miniserie animata di Urachan in stile Studio Ghibli per McDonald’s Giappone

Un’idea di marketing affidata all’animazione di scuola nipponica per promuovere il lancio di un nuovo prodotto territoriale, il Samurai Mac, ammiccando a un’estetica cara al Paese del Sol Levante. I tre episodi vedono per protagonisti un ragazzo e una ragazza, che si incontrano dopo un festival e si ritrovano al tramonto per mangiare insieme hamburger e patatine, ça va sans dire). Pochi minuti in tutto, ma impreziositi dalla matita dell’illustratrice e animatrice freelance giapponese Uraura Urachan, che ha curato per gli spot, diffusi a mezzo social sui canali della celebre catena di fast food tanto i disegni che le animazioni.

McDonald’s Giappone tra manga e animazioni

Non una prima volta per McDonald’s Japan, che vanta passate collaborazioni con noti anime studios e con artisti indipendenti per creare campagne pubblicitarie d’impatto a rapido appeal sui più giovani, capaci di diventare virali. E non sempre per promuovere nuovi prodotti: nel 2016, la campagna di recruitment promossa dal brand nel Paese fu affidata allo Studio Colorido, che ideò un cortometraggio per pubblicizzare opportunità di lavoro part-time (con la partecipazione, come doppiatrici, di alcune componenti del gruppo idol giapponese AKB48). Già nel 2023, inoltre, McDonald’s Japan aveva fatto ricorso alle illustrazioni rassicuranti e senza tempo – in stile Studio Ghibli – di Urachan. Allora, una clip ebbe particolare successo, diventando virale in tutto il mondo, semplicemente calando nell’atmosfera di un anime il ritratto di una famiglia tradizionale intenta a mangiare patatine fritte.

Dunque il 2024 fu la volta della campagna che presentava un moderno adattamento animato del romanzo originale Kiki – Consegne a domicilio di Eiko Kadono, sotto la direzione dall’apprezzata animatrice Yoko Kuno e con la partecipazione della doppiatrice Aoi Yūki. Allo stesso anno risale la collaborazione con lo Studio Pierrot per lanciare una serie anime in quattro episodi, accompagnata da confezioni in stile manga realizzate ad hoc. Mentre un’operazione nostalgia è stata al centro del progetto di marketing 2025, che ha unito riprese live ad animazioni rétro tratte da classici molto amati degli Anni Ottanta. Il 2026 è iniziato con l’operazione Bad Apple!!, in collaborazione con l’animatore 3D indipendente Gensho Yasuda, per ricreare lo grafico a ombre del brano “Bad Apple!!” di Touhou Project nello spot intitolato “Black Pepper!!”, e promuovere un menu a edizione limitata.

Le pubblicità di McDonald’s affidate a collaborazioni con artisti, illustratori e fotografi

Del resto, tutte le filiali internazionali di McDonald’s collaborano regolarmente con artisti, illustratori, fumettisti e registi indipendenti per creare spot televisivi, campagne di comunicazione e design per il packaging. Negli Stati, nel 2024, proprio un celebre mangaka giapponese, Acky Bright, ha ridisegnato l’intero packaging dei fast food della catena in stile manga, sotto il brand fittizio WcDonald’s. Ma è la filiale francese quella che, storicamente, ha coinvolto con maggiore frequenza artisti visivi, illustratori e fotografi indipendenti (tramite l’agenzia TBWA\Paris), spesso creando pubblicità concettuali che non hanno nemmeno bisogno di mostrare il cibo. Si pensi alle installazioni luminose al neon di Olivier Favart (2017), o agli scatti di Roberto Badin a Parigi, vista attraverso i vetri velati di pioggia delle finestre, per promuovere il servizio di McDelivery (2019). Non sono però mancate, in passato, le controversie sui diritti d’autore tra il brand globale e gli artisti che, di tanto in tanto, vedono le proprie opere “sfruttate” senza il pagamento delle royalty dovute.

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