La teoria dei santi di Polistena. In Calabria il rito come antidoto all’entropia 

Ogni anno nel paese calabrese di Polistena, la teoria dei santi che accompagna la patrona Santa Marina è l’occasione per riflettere sulla necessità del rito e della comunità nella società contemporanea

Ci sono riti che si comprendono con la ragione e altri che si comprendono solo lasciandosi attraversare dall’emozione. La festa di Santa Marina a Polistena appartiene a questa seconda categoria. Il 17 di luglio ero a Polistena, un paese della Calabria ulteriore disteso tra la piana di Gioia Tauro e le prime pendici aspromontane. Ogni anno la città, a partire dal lontano terremoto del 1783 che la distrusse completamente, si raccoglie attorno alla sua patrona; ma ciò che rende unica questa celebrazione è la straordinaria “teoria dei santi”: ventiquattro statue che escono dalla chiesa una dopo l’altra, secondo un ordine rigoroso, per fare corona a Santa Marina. Teoria, dal greco θεωρία (theōría) visione, ordine, già dal nome lascia presagire qualcosa che va oltre la semplice devozione popolare. Nessuno precede la patrona, nessuno ne contesta il primato. Ognuno occupa il posto che la tradizione gli ha assegnato. Dalle congregazioni ai santi della devozione locale, fino ai grandi “capitani” del pantheon calabrese – Sant’Antonio, San Francesco di Paola, San Rocco – ogni presenza obbedisce a un ordine rigoroso. Seguono le autorità civili e militari e infine, il popolo.

Il valore del rito nella società contemporanea

È un’immagine di straordinaria potenza. Viviamo nell’epoca dell’eguaglianza e dei diritti, ma spesso la confondiamo con l’indistinzione dei ruoli. La processione, invece, ci ricorda una verità dimenticata: l’uguaglianza non elimina le differenze ma le armonizza. Nessuno vale meno perché occupa un posto diverso. Al contrario, ciascuno trova la propria dignità proprio nel riconoscere quella dell’altro. Questa non è una gerarchia del potere. È una gerarchia del significato, che ridà forma e controllo sociale al fluire caotico del divenire. Mircea Eliade scriveva che il rito è il modo con cui l’uomo ricostruisce il cosmo contro il caos. Il rito (spesso legato al mito) permette all’uomo di ripetere l’atto di creazione originario, trasformando lo spazio informe e minaccioso (caos) in uno spazio organizzato, sacro e abitabile (cosmo). Ogni celebrazione autentica ripete simbolicamente l’atto originario della creazione. Per qualche ora il mondo torna ad avere un centro. E a Polistena questo centro è Santa Marina. Ciò che conta, anche per chi non crede, è l’esistenza stessa di un centro. La processione, allora, non è soltanto una festa religiosa, è una rappresentazione del kósmos: ciascuno occupa il proprio posto, ogni gesto acquista significato, ogni presenza contribuisce all’armonia dell’insieme.

La processione di Polistena e l’ordine della comunità

Una comunità esiste solo se riconosce qualcosa che nessun individuo può sostituire. Può essere una patrona, una costituzione, una memoria condivisa, un ideale di giustizia. Quando quel centro scompare, rimangono soltanto individui vicini nello spazio ma lontani nel significato. Un organismo vive perché crea continuamente ordine dentro il disordine del mondo. Lo stesso accade alle civiltà. Ogni passo, ogni distanza tra le statue, ogni precedenza racconta che il mondo non è un insieme casuale di individui, ma una comunità ordinata intorno a ciò che considera sacro. È un linguaggio antico, che parla senza bisogno di parole. È una vittoria, fragile ma decisiva, sull’entropia. Forse è questo che mi ha emozionato. Le lingue sono ordine imposto ai suoni, le leggi sono ordine imposto ai conflitti, l’arte è ordine imposto alla materia, la musica è ordine imposto al rumore e il rito è ordine imposto al tempo. L’uomo, quando celebra un rito, tenta di imitare questa armonia originaria. Trasforma il tempo in una sequenza significativa, lo spazio in una geografia simbolica, il movimento in una grammatica condivisa. La processione diventa così una cosmologia in cammino. E forse è proprio questa la sua funzione più profonda: non conservare nostalgicamente il passato, ma ricordare, attraverso il linguaggio del sacro, che ogni comunità ha bisogno di una forma condivisa per non dissolversi nel rumore del presente.

Santa Marina a Polistena e la necessità del rito

Ogni anno la processione ricompone ciò che durante l’anno tende a disperdersi. Ridà forma alla memoria e ricostruisce i legami, restituendo un centro. In un’epoca che celebra incessantemente l’individuo e che vede l’affermarsi dalla cultura accelerazionista (Land, Musk, Thiel), caratterizzata dallo strapotere del mercato, dalla competizione e dal progresso tecnologico come forze da liberare da ogni vincolo, rigettando le regole e gli equilibri fra i poteri, questa immagine possiede una forza quasi rivoluzionaria. Essa ci ricorda che una comunità esiste soltanto quando riconosce un centro attorno al quale disporsi. Santa Marina, portata in trionfo per le vie di Polistena, è certamente la patrona della città. Ma, per qualche ora, diventa anche il simbolo di una verità più universale, l’uomo non può vivere soltanto nella libertà del caos, ha bisogno di un ordine, di un ritmo, di una forma. Ha bisogno del rito. Per questo, tornando a casa, ho pensato che la processione non custodisca soltanto una tradizione. Custodisce un’antica sapienza antropologica: una comunità sopravvive non perché elimina le differenze, ma perché le orienta verso un bene comune che tutti riconoscono come superiore a sé stessi. E mentre Santa Marina avanzava, circondata dai suoi santi e dal suo popolo, ho avuto l’impressione che quella teoria non attraversasse soltanto le vie di Polistena ma attraversasse il tempo, ricordandoci che ogni civiltà, per continuare a vivere, deve ripetere instancabilmente il gesto con cui trasforma il caos in ordine, la moltitudine in popolo, lo spazio in comunità e il tempo in storia.

Domenico Ioppolo

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Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo è Amministratore Delegato di Campus e direttore del Milano Marketing Festival. È stato Managing Director Emea di Nielsen Media, Ad di WMC, Initiave Media e Classpi. Ha insegnato in Università italiane e straniere, pubblicando diversi contributi su media e marketing,…

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