A Venezia riapre al pubblico il Labirinto Borges: visite guidate da metà luglio all’Isola di San Giorgio
Dopo 40 anni dalla morte dello scrittore argentino l’istituzione veneziana della Fondazione Cini riapre nell’Isola di San Giorgio il celebre giardino riqualificato unico nel suo genere
Restaurare un labirinto di bosso non è restaurare un edificio, o un affresco: è prendersi cura di qualcosa che respira e cresce, misurarsi con il fatto che l’opera, qui, è viva. Gilles Clément, il giardiniere-pensatore che più di ogni altro ha cambiato il modo di intendere il verde, scrive “il giardino in movimento interpreta e sviluppa le energie presenti sul luogo e tenta di lavorare il più possibile insieme, e il meno possibile contro, alla natura”. Un atto umano di mediazione tra natura e uomo, finalmente non di dominio. A confermarlo, i numeri stessi dell’intervento: 165 piante di bosso messe in dimora, impianto di irrigazione verificato e ripristinato, circa due metri cubi di nuovo terreno idoneo, potatura e rimozione manuale delle infestanti.

Riapre al pubblico il “Labirinto Borges” a Venezia
Fondazione Cini, nell’Isola di San Giorgio Maggiore, ha due chiostri celebri, quello del Buora e quello del Palladio, e dal 2011 ne conta un terzo unico nel suo genere: il Labirinto dedicato allo scrittore Argentino Jorge Luis Borges, su progetto dell’architetto e artista inglese Randoll Coate, che dal 10 luglio sarà riaperto al pubblico con visite guidate da metà mese. Più che un’anomalia, una perfetta congiunzione di intenti. Parte integrante dell’area monumentale della Fondazione Cini, il labirinto è stato fortemente voluto da María Kodama, (vedova dello scrittore e presidente della Fundación Internacional Jorge Luis Borges), che ha trovato nell’isola e nei suoi interlocutori il luogo e le persone giuste per dare corpo a questo progetto ambizioso. Per leggere cosa abbia significato progettare, ed ora restaurare, un labirinto qui, bisogna scendere sotto il bosso: prima cimitero portoghese, poi orto officinale dei Benedettini, dopo ancora deposito militare, infine, dal 1951, Fondazione Giorgio Cini, uno dei principali centri di cultura e ricerca veneziano.
È un terreno che tiene assieme vita e memoria, e forse proprio per questo qui poteva nascere un labirinto dedicato ad un autore che della memoria, dell’infinito e del labirinto ha fatto il cuore della propria opera. Questo messaggio arriva, nella sua capacità di essere sempre contemporaneo, testimoniato dagli oltre 25.000 visitatori dal 2021, data della sua apertura al pubblico.

Venezia restituisce al pubblico il “Labirinto Borges”
Pedro Memelsdorff, Direttore dei Seminari di Musica Antica della Fondazione Giorgio Cini, ha restituito un’idea originaria di labirinto che affascina: si entra in un continente e si esce in un altro, un ponte tra due mondi. Un’immagine che si sposa con la dimensione nomade cara a Gilles Clément “le piante viaggiano, le erbe soprattutto, si spostano in silenzio, secondo i venti e secondo il caso” e con il ruolo stesso di Venezia come storico scrigno di differenti culture. Il Labirinto è stato immaginato sulla scia degli scritti di Borges, dei suoi labirinti di parole, dei simboli a lui cari, ma soprattutto come un libro aperto, due pagine specchiate che nascondono però un’asimmetria carica di significato simbolico.
Quest’anno ricorrono i quarant’anni dalla scomparsa dello scrittore argentino (1899–1986), e il restauro arriva come un atto di ispirazione per pensatori e artisti, e per diffondere il pensiero di Borges. Fondazione Cini, fin dal 1951, pensa l’isola come laboratorio di restauro nel cuore della città d’acqua, «tra passato e futuro, unendo rigore e sfida creativa»: un’idea di restauro conservativo e di traduzione al contemporaneo. Giovanni Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato, lo racconta come un progetto che unisce tutela del patrimonio, valorizzazione culturale e attenzione all’accessibilità, e che, custodendo la memoria, crea valore per le comunità.

“Labirinto Borges”: tra cecità e accessibilità
Il restauro ha previsto due interventi di accessibilità al cuore del progetto. Il vialetto d’ingresso è stato stabilizzato con la rimozione della ghiaia in eccesso, il livellamento dei percorsi e la posa di pannelli certificati per la mobilità ridotta. Inoltre, grazie alla partnership con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, rappresentata a Venezia da Gabriele Marino, è stata realizzata una mappa tattile che riproduce e spiega il labirinto prima di immergersi nei suoi vicolo.Borges divenne prima ipovedente e poi cieco. Restituire il suo labirinto alla fruizione di chi non vede non è un atto di sensibilità,, oltre che di restituzione del senso profondo dell’opera a chi ne intuisce il buio. Renata Codello, Segretario Generale della Cini, lo esprime con forza, sostenendo che nell’epoca della longevità occorre costruire nuove forme di accoglienza, e “la bellezza dei luoghi, che contribuisce così tanto al benessere delle persone, ha bisogno di azioni concrete”.
Chiara Clerici
“Labirinto Borges” – Fondazione Cini
Isola di San Giorgio, 30133, Venezia
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