Rigenerazione urbana e culturale a Barcellona: l’emblematica storia delle tre ciminiere
Sfiorano i 200 metri di altezza le tre ciminiere della controversa centrale termoelettrica costruita negli Anni Settanta ai margini di Barcellona. Dopo il concorso vinto nel 2025, il team guidato dallo studio Garcés de Seta Bonet Arquitectes realizzerà in questo sito la Catalunya Media City. Ma, prima del cantiere, è qui che va in scena il Congresso mondiale di architettura
“Com’è possibile lavorare con una struttura architettonica che, per dimensione, posizione e singolarità, rappresenta quasi un punto di riferimento geografico?” Con questa la domanda l’architetto Jordi Garcés, co-fondatore dello studio Garcés de Seta Bonet Arquitectes con le architette Daria de Seta, di nazionalità italiana, e Anna Bonet, ha introdotto la recente visita stampa a un sito eccezionale: Les Tres Xemeneies alle porte di Barcellona, la svettante e monumentale ex centrale termoelettrica nel comune di Sant Adrià de Besòs. A qualcuno la sua sagoma risulterà familiare: eretto nella prima metà degli Anni Settanta e inattivo dal 2011, questo imponente ed enigmatico impianto sul mare è stato aperto per la prima volta al pubblico in occasione di Manifesta 15. Nel 2024, la sua sala turbine e alcuni spazi esterni hanno accolto interventi artistici legati a quell’edizione della biennale d’arte itinerante, contraddistinta dall’evocativo titolo Imagining Futures, Cure and Care, and Balancing Conflicts. Dal 28 giugno a Les Tres Xemeneies si svolgeranno alcuni degli appuntamenti del più atteso evento dell’anno per la comunità architettonica globale: l’UIA World Congress of Architects, già ospitato nel capoluogo catalano nel 1996.
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Un investimento di oltre 70 milioni di euro per la riconversione delle Tres Xemeneies
“Da tempo, come studio, lavoriamo sulle architetture esistenti. Conosciamo la forza data ai luoghi dal cambiamento di destinazione d’uso” ha raccontato ai giornalisti internazionali Garcés. Il suo studio, insieme a MARVEL (società di progettazione con sedi a New York e Barcellona) e ad altri partner, nel 2024 si è aggiudicato il concorso indetto dalla Generalitat de Catalunya per l’adattamento e l’ampliamento del mastodontico polo delle Tres Xemeneies, ceduto in forma gratuita al comune di Sant Adrià de Besòs da poco più di un decennio. Qui, probabilmente entro il 2030, aprirà la Catalunya Media City, maxi hub per lo sviluppo, la produzione e la sperimentazione delle arti e delle tecnologie digitali sostenuto da una pluralità di soggetti e promosso con un preciso intento: dotare la Catalogna di un centro di riferimento internazionale per la produzione, la ricerca, la formazione e la promozione nei settori audiovisivo, digitale e dei videogiochi. Sarà un parco tecnologico e formativo di ultima generazione, ispirato a modelli analoghi, tra cui quelli attivi nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, ed è incluso nella più articolata strategia governativa denominata Catalonia Leads.

Da Manifesta 15 al concorso di architettura, fino al progetto “E la nave va”
Su 26 candidature iniziali, a convincere la giuria è stata la proposta intitolata E la nave va, dichiarato omaggio al film del 1983 diretto da Federico Fellini. Alla base della visione del team di progettisti capitanato da Garcés de Seta Bonet Arquitectes si colloca la conservazione dell’intera e impressionante mole dell’impianto. Accanto alla preesistenza sarà costruita un’addizione direttamente connessa con la sala turbine; in larga parte trasparente, con facilità sarà individuabile come nuovo innesto anche grazie alla “facciata tecnologica”. A modificare il complesso, agendo su di esso in nome di una maggiore permeabilità coerente con la funzione pubblica, saranno una serie di “tagli trasversali”, secondo i progettisti necessari per generare accessi indipendenti alle quattro unità previste dal programma funzionale. Si va dal “blocco educativo”, dove si terranno corsi destinati a circa 2.500 studenti all’anno coordinati dal Ministero dell’Istruzione, al polo per la ricerca, esito anche della collaborazione con aziende del settore. Nella sala turbine, un open space di 5600 mq di superficie (dalla scenografica altezza interna di 17 metri) costituirà il fiore all’occhiello dell’area espositiva, immaginata anche come il luogo d’elezione per esperienze digitali e audiovisive. Nel futuro centro per l’industria audiovisiva catalana saranno inoltre disponibili spazi e servizi dedicati, tra cui un auditorium di 500 mq, una sala immersiva di circa 400 mq, e ancora una successione di studi, laboratori e officine, nonché una biblioteca di 1.500 mq.

Una rigenerazione che punta ad abbattere le barriere tra centro urbano, costa e mare
“Non ci sarà più una barriera tra città e mare” indicano gli architetti con esplicito riferimento alle ricadute del progetto sulla scala urbana e paesaggistica, affermando di aver concepito l’hub anche come “porta d’accesso al fiume Besòs dal mare, offrendo così un’interpretazione del patrimonio sorprendente, praticabile ed evocativa del sito”. E, come intuibile, il progetto inciderà nel futuro assetto di un intero quadrante urbano, con ricadute sugli attuali accessi al mare e sull’esistente Parc del Litoral, nel quale si interverrà per rimuovere le attuali criticità sul fronte dell’accessibilità. Infine, in risposta alle specifiche necessità di tutti gli edifici che sorgono a ridosso della costa, acuite dal cambiamento climatico, nel progetto è stato previsto un sistema protettivo dell’immobile basato anche su dune artificiali.
La Catalunya Media City sarà anche un “polo per la produzione di energia”
Quando si ragiona sulla riconversione di complessi con funzioni originarie analoghe a quelle delle Tres Xemeneies, e dai volumi altrettanto generosi, il pensiero va alle esperienze che hanno fatto scuola nel contesto europeo e in ambito culturale: su tutte, la Tate Modern di Londra. Nel caso del percorso avviato a ridosso della città Barcellona, si intende anche ripristinare il ruolo della dismessa centrale termica in termini di produzione energetica. La Catalunya Media City punta infatti a divenire produttrice di parte dell’energia necessaria per essere in attività, puntando in questa nuova pagina della sua storia solo su fonti rinnovabili. Si prevede quindi l’installazione in copertura di 4.500 mq di pannelli solari e, più in generale, “l’obiettivo ambientale dell’intervento è ridurre l’impronta ecologica in tutti gli aspetti e per tutto il suo ciclo di vita” spiegano gli architetti.
Da controversa centrale termoelettrica di Barcellona a sede dell’UIA World Congress of Architects
In attesa dell’avvio dei lavori per la realizzazione del progetto E la nave va, Les Tres Xemeneies si mostreranno – per un’ultima, memorabile occasione – nel loro aspetto imponente, muscolare, brutalista, indiscutibilmente attrattivo. Simbolo del patrimonio energetico e industriale della zona orientale dell’area metropolitana di Barcellona, difese dal rischio di demolizione dalla comunità locale – inizialmente avversa alla loro costruzione – saranno la cornice della cerimonia di apertura e della serata di chiusura del Congresso UIA 2026. Prima che la riconversione abbia inizio, nella sala turbine andranno in scena l’International Emerging Workshop e una delle mostre della kermesse; all’aperto, fronte mare, si terranno le sessioni dell’Open Forum, il format di dibattiti informale che scandirà ogni pomeriggio del congresso.
Valentina Silvestrini
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