Il restauro del pavimento della Cappella del Tesoro di San Gennaro a Napoli rende giustizia a una grande invenzione di epoca barocca
Fu l’architetto Cosimo Fanzago, attivissimo nel Seicento napoletano, a disegnare il pavimento in marmi policromi della Cappella che custodisce le reliquie di San Gennaro in Duomo. Prossima a compiere 500 anni, la cappella è stata oggetto di un complesso restauro
Fu un voto solenne fatto dal popolo napoletano a San Gennaro, il 13 gennaio del 1527 (nell’anniversario della traslazione delle ossa del santo da Montevergine a Napoli), a propiziare la costruzione della Cappella del Tesoro di San Gennaro presso il Duomo di Santa Maria Assunta.
Il Patto con San Gennaro del 1527
Per avere scampo da una serie di catastrofi naturali, guerre ed epidemie che all’epoca sembravano accanirsi su Napoli, i cittadini promisero, infatti, di edificare un luogo degno di custodire le reliquie del santo patrono, in cambio della salvezza: gli Eletti della Città di Napoli sottoscrissero dunque sull’altare maggiore del Duomo, con atto rogato dal notaio Vincenzo De Bossis, il Patto con San Gennaro, perché San Gennaro proteggesse la città dai tre flagelli che allora la minacciavano, la peste, le guerre e le eruzioni del Vesuvio.
La costruzione della Cappella del Tesoro di San Gennaro in Duomo
Ci volle oltre un secolo per vedere completata l’opera, finanziata con una cifra di poco inferiore ai 500mila scudi: la realizzazione della cappella fu affidata a Francesco Grimaldi, e iniziò nel 1608, ma il cantiere fu rallentato da dissidi e vicissitudini di varia natura, che rallentarono il compimento della cappella barocca – che vanta affreschi di Domenichino e Lanfranco – consegnata solo nel 1646.
Il restauro del pavimento della Cappella del Tesoro di San Gennaro
Per il cinquecentesimo anniversario di fondazione si fa però riferimento al voto del 1527: dunque nel 2027 sarà festa grande. E proprio in vista delle celebrazioni del prossimo anno, la Reale Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro ha promosso con il contributo di Fondazione Deloitte il restauro integrale del pavimento barocco in lastre marmoree della Cappella, realizzato dall’architetto bergamasco Cosimo Fanzago (1591-1678).“Il restauro, per la prima volta realizzato sull’intera area del pavimento della Cappella, coincide con un momento particolarmente significativo per Napoli, che si prepara a un impulso internazionale rilevante anche in relazione alla prossima America’s Cup” spiega Mariano Bruno, Deputato della Cappella del Tesoro di San Gennaro “L’obiettivo è quello di restituire alla città la Cappella restaurata e di avviare un più ampio percorso di interventi conservativi che, a partire dal pavimento, interesseranno progressivamente la Cappella”.
L’intervento di restauro è durato 8 mesi, sotto la guida di Giuseppe Giordano e la direzione tecnica di Alessandra Risolo e operativa di Melina Pagano di R.O.M.A. Consorzio. Ha previsto pulitura, rimozione di stuccature incongrue, consolidamento della superficie marmorea, integrazioni con tarsie marmoree e protezione finale del pavimento con cere microcristalline. Consentendo di recuperare la leggibilità e la luminosità originarie del pavimento, riportando alla luce dettagli decorativi e cromatici che nel tempo erano stati compromessi dall’usura e dagli interventi succedutisi nei secoli.
Il lavoro di Cosimo Fanzago a Napoli e nella Cappella del Tesoro
Fanzago si era trasferito adolescente a Napoli, al seguito della famiglia, e già nel 1612 risultava impiegato nel grande cantiere per il rifacimento della Certosa di San Martino. Pochi anni più tardi lavorò in Duomo, per la realizzazione del rivestimento in marmo commesso del coro ligneo: si tratta della prima opera nota in marmo commesso dell’architetto, che si specializzerà nell’utilizzo di questa tecnica particolarmente congeniale all’estetica barocca.
Alla Certosa di San Martino, negli anni della piena maturità artistica, Fanzago riuscirà a esprimere al meglio il suo talento e la sua creatività, diventando direttore dei lavori dal 1630. Contemporaneamente, lavorerà in altri grandi cantieri barocchi della città. Dalla Deputazione del Tesoro di San Gennaro riceve nel 1636 l’incarico di progettare l’obelisco (completato solo nel 1660) dedicato al Santo per ringraziarlo di aver protetto la città dell’eruzione del Vesuvio del 1631. Suo è anche il cancello in ottone che dà accesso alla Cappella del Tesoro, per la quale disegnò un pavimento in marmi policromi con motivi geometrici pensati per dare l’illusione della profondità.
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