Jafar Panahi condannato a un anno. La scure del regime sul maestro del cinema iraniano

Il Tribunale di Teheran ha respinto il ricorso del regista, fresco vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2025, confermando la pena detentiva e il divieto di espatrio. Ritratto di un cineasta che, con i suoi film più recenti, ha trasformato la censura in un'inarrestabile forma di resistenza artistica

La Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran ha confermato la condanna a un anno di reclusione per il famoso regista iraniano Jafar Panahi, respingendo il ricorso contro la sentenza emessa in contumacia lo scorso dicembre. Oltre alla pena detentiva, il provvedimento prevede il divieto di espatrio e l’interdizione per due anni da partiti, gruppi e associazioni politiche e sociali.

Accusato di propaganda contro la Repubblica Islamica

Panahi, tra i massimi esponenti del cinema contemporaneo iraniano, nel 2025 ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes con il suo ultimo film, Un semplice incidente. Le accuse a suo carico includono la diffusione di propaganda contro la Repubblica Islamica, il sostegno a dissidenti e prigionieri politici, la realizzazione di un film considerato clandestino e l’appoggio al movimento di protesta “Donna, Vita, Libertà”, nato in seguito alla morte di Mahsa Amini. A firmare la condanna è stato il giudice Iman Afshari, già sanzionato dall’Unione Europea per i suoi provvedimenti contro gli oppositori del regime. La sentenza resta appellabile entro venti giorni dalla notifica.

Panahi e un cinema impegnato, sociale e umanista

Il cinema di Jafar Panahi è da sempre caratterizzato da uno sguardo umanista e profondamente radicato nella complessa realtà sociale iraniana. Erede della tradizione “neorealista” del suo Paese, il regista usa la macchina da presa per raccontare la vita quotidiana e le contraddizioni del sistema, dando voce a chi si trova ai margini, non dimenticando la condizione femminile e l’infanzia. Le sue opere sono sapientemente costruite. Oscillano sul confine tra documentario e finzione, impiegando spesso attori non professionisti e scenari autentici per restituire un ritratto lucido e poetico della società contemporanea.

Un regista che da decenni convive con limitazioni alla propria libertà creativa

Costretto da decenni a convivere con pesanti limitazioni alla propria libertà creativa, Panahi ha saputo trasformare l’ostacolo della censura nel vero motore della sua arte. Impossibilitato a lavorare su set tradizionali, ha reinventato il proprio linguaggio visivo realizzando pellicole clandestine ambientate all’interno di un taxi, tra le mura domestiche o in villaggi isolati. Questa forma di “cinema di resistenza”, in cui il regista stesso appare spesso in scena sfidando le convenzioni narrative, non solo ribadisce la forza dell’arte contro l’oppressione, ma testimonia il suo inesauribile bisogno di dialogare con il mondo.

Il cinema di Panahi come resilienza

Questa ostinata necessità di raccontare si ritrova impressa nelle sue pellicole, che delineano un percorso di pura resilienza artistica. In Taxi a Teheran (2015), il regista si fa autista per raccogliere le confessioni e le micro-storie dei passeggeri, trasformando l’abitacolo dell’auto in un palcoscenico mobile per le tensioni del Paese. Un approccio meta-cinematografico che si fa ancora più cupo e complesso ne Gli orsi non esistono (2022), dove lo stesso Panahi dirige a distanza un set oltre il confine turco, riflettendo sulle conseguenze invisibili del potere, della paura e delle superstizioni. Infine, con il recente trionfo a Cannes nel 2025 di Un semplice incidente, il cineasta ha dimostrato ancora una volta come l’ingegno e la profondità etica possano superare qualsiasi sbarramento, firmando un’opera che eleva il dramma quotidiano a un livello universale.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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