In Liguria si è svolta una mega festa diffusa per celebrare l’artigianato della ceramica. Reportage dal Festival della Maiolica 2026

Con oltre cinquanta eventi tra Savona, le due Albisole e Celle Ligure, la Riviera di Ponente si è trasformata per un weekend in un laboratorio a cielo aperto, dalle trenta sculture inedite di Ugo Nespolo alla regia della Fondazione Museo della Ceramica di Savona

C’è un’immagine che riassume la quarta edizione del Festival della Maiolica andato in scena dal 5 al 7 giugno: una tavolata collettiva in “bianco e blu” nel cuore di Albissola Marina, dove la ceramica non è un reperto da museo, ma un oggetto d’uso quotidiano. La Baia della Ceramica – il brand territoriale che unisce Savona, Albissola Marina, Albisola Superiore e Celle Ligure – dimostra come un distretto storico possa rigenerarsi attivando una progettualità diffusa che connette mostre d’avanguardia, riflessione teorica e partecipazione orizzontale. Ma anche una prospettiva orientata al futuro, come riconosce la giovane Project manager del Festival della Maiolica, Paola Gargiulo: “C’è vitalità, con nuove botteghe di ceramisti trentenni che aprono sul territorio e dialogano con le storiche come Ceramiche Mazzotti e San Giorgio”.

Una cabina di regia per il territorio: il modello gestionale

Dietro la complessità di un cartellone che supera i cinquanta appuntamenti c’è un modello di governance culturale ben preciso, giunto al suo secondo anno di rodaggio. Rispetto al passato, quando a organizzare il festival erano gli stessi quattro comuni liguri coinvolti più la Confcommercio locale, la sua direzione è infatti affidata dall’anno scorso alla Fondazione Museo della Ceramica di Savona ETS, ente strumentale della Fondazione De Mari CR Savona. Questa sinergia istituzionale si riflette direttamente sulla gestione del Museo della Ceramica di Savona: l’immobile storico che lo ospita — il prestigioso Palazzo del Monte di Pietà — e gran parte delle preziose collezioni esposte sono di proprietà della stessa Fondazione De Mari. Un’organizzazione che vede la Fondazione ETS muoversi in stretta collaborazione con la Cooperativa A.R.C.A., delineando un modello di cooperazione tra pubblico, privato sociale e fondazioni bancarie che si sta dimostrando capace di superare i vecchi frammentarismi locali per produrre visibilità di respiro nazionale e testare nuovi format di fruizione della ceramica appetibile per un pubblico giovane.

La mostra di Ugo Nespolo nel nuovo allestimento del MuDA

L’evento centrale del festival e, più in generale, della stagione estiva in Liguria (visitabile fino al 6 settembre 2026) è senza dubbio la mostra Nespolo e Albisola. Fuoco ritrovato, un’ampia rassegna a cura di Riccardo Zelatore e promossa dalla Fondazione savonese insieme al Comune di Albissola Marina. Il titolo evoca tanto l’alchimia della cottura quanto il rinnovarsi di una tensione creativa che Ugo Nespolo (Mosso, Biella, 1941) coltiva fin dagli Anni Sessanta. Il percorso si articola su due sedi emblematiche. Il fulcro è il Centro Esposizioni del MuDA, chiamato a inaugurare il nuovissimo display museografico firmato dallo studio Gianluca Peluffo & Partners. Qui le opere di Nespolo — in prevalenza sculture autoportanti sferiche e cilindriche, piatti graffiti e di poesia visiva — trovano una perfetta collocazione: il MuDA sorge infatti a pochissimi metri dalle Ceramiche Pierluca, la bottega artigiana dove i pezzi sono stati forgiati, e dal celebre Lungomare degli Artisti, la galleria a cielo aperto popolata dai maestri che Nespolo ha conosciuto e frequentato, Lucio Fontana in primis.

La mostra di Ugo Nespolo al Museo della Ceramica di Savona

La seconda parte della mostra (che presenta un numero di opere più contenuto) si sviluppa proprio tra le mura di Palazzo del Monte di Pietà al Museo della Ceramica di Savona, dove l’“alfabeto essenziale” delle forme di Nespolo viene inserito nell’ala più antica dell’edificio, creando un cortocircuito visivo con le maioliche rinascimentali e barocche di proprietà della Fondazione De Mari. Ad accompagnare la genesi dei lavori sono gli scatti del fotografo e architetto Marcello Campora, che restituiscono la poesia del dialogo in fornace, mentre il catalogo è firmato Moebius Books.

Giardini d’artista e parchi segreti

Tornando al Festival della Maiolica, il fil rouge di quest’anno è stato il giardino d’artista, un’indagine sul rapporto tra plasticità ceramica e spazio verde. Il festival ha aperto cancelli solitamente inaccessibili, come quelli del parco privato di Villa Paola a Celle Ligure, una dimora storica liberty di fine ‘800, dove dagli Anni 80 le pavimentazioni e sculture del pittore e ceramista Gianni Celano Giannici e dell’artista svedese Ansgar Elde dialogano con la macchia mediterranea. Un giardino lussureggiante che svela anche le celebri Sfere di Fontana che fanno il paio con quelle presenti sul Lungomare degli Artisti. Una piacevole scoperta anche il giardino di Casa Barile ad Albissola Marina con le creazioni di animali fantastici dell’artista Paolo Anselmo. Il viaggio si conclude con un luogo sacro della modernità come Casa Museo Jorn, che conserva l’eredità selvaggia di Asger Jorn (e che ospita Kotykeye, personale di Luca Trevisani vincitrice dell’Italian Council). Situata sulle immediate alture di Albissola Marina, la casa dove l’artista danese ha vissuto per vent’anni è un tributo alla sua stessa filosofia di vita e arte: l’errore come forza creatrice e fusione di ambiente naturale e architettonico.

Claudia Giraud

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Claudia Giraud

Claudia Giraud

Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate…

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