Storia di Francis Valentine Dudensing, il gallerista che nel primo ‘900 portò l’Avanguardia Europea negli Stati Uniti
Si chiamava Valentine Gallery e per anni fu l’avamposto dell’Avanguardia Europea a New York, portando al pubblico statunitense artisti come artisti Picasso, Matisse e Mondrian. Ecco chi era il suo fondatore che nel ‘47, dopo vent’anni di successi, si ritirò silenziosamente a vita privata
Per lungo tempo il nome di Francis Valentine Dudensing (New York, 1892 – Francia, 1967) è rimasto ai margini della storia del mercato dell’arte del Primo Novecento. Eppure, tra il 1926 e il 1947, il gallerista newyorkese fu uno dei principali mediatori del Modernismo Europeo negli Stati Uniti, introducendo sul mercato americano artisti quali Giorgio de Chirico, Joan Miró e Piet Mondrian e consolidando la presenza di Pablo Picasso e Henri Matisse.
La formazione come gallerista di Francis Valentine Dudensing
Formatosi presso la Richard Dudensing & Son, la galleria fondata dal padre e specializzata in pittura americana, Valentine se ne distaccò presto orientando la propria attività verso la scena europea contemporanea. Il passaggio decisivo avvenne nel 1925, quando collaborò con Pierre Matisse – terzogenito di Henri, che si era trasferito a New York l’anno precedente – a una mostra dedicata agli artisti della School of Paris: da quell’esperienza maturò la scelta di aprire uno spazio autonomo, affidando allo stesso Pierre Matisse il ruolo di referente a Parigi. Nel 1926 inaugurò così la Valentine Gallery sulla 57ª strada. È importante ricordare come la galleria nasca a poco più di un decennio dall’Armory Show del 1913, che aveva portato per la prima volta le Avanguardie Europee all’attenzione del pubblico americano, in un clima ancora attraversato da forti resistenze della critica.

Il successo della Valentine Gallery a New York
In questo contesto prende forma il programma espositivo della galleria, articolato attorno a un nucleo preciso di artisti che Dudensing contribuì a introdurre e sostenere nel contesto americano. Nel 1928, a soli due anni dall’apertura, la Valentine Gallery veniva già definita un “temple of modernism” dal critico Henry McBride. Nel corso dei suoi ventuno anni di attività, presentò le prime personali negli Stati Uniti di Giorgio de Chirico, Joan Miró e Raoul Dufy; organizzò la prima retrospettiva statunitense dedicata a Henri Matisse nel 1927; e, nel gennaio 1942, l’unica mostra personale realizzata in vita per Piet Mondrian. Negli Anni Trenta divenne inoltre uno dei principali centri di diffusione dell’opera di Picasso, cui dedicò un numero di mostre superiore a quello di qualsiasi altra istituzione del paese.
La galleria di Dudensing: un ponte diretto tra Parigi e New York
L’episodio più noto resta quello del maggio 1939, quando Guernica fu presentato per la prima volta al pubblico locale negli spazi della Valentine Gallery, dove rimase esposto per diverse settimane prima di proseguire la sua tournée. Un programma di tale ambizione si fondava su una fitta rete di relazioni tra Parigi e New York. Nei primi anni, Pierre Matisse garantì un accesso diretto alla scena francese; in seguito, Dudensing consolidò i rapporti con mercanti del calibro di Paul Rosenberg e Paul Guillaume, che durante la Grande Depressione continuarono a fornire opere selezionate direttamente da collezioni e atelier parigini. Insieme alla moglie Margaret, detta Bibi, si recava regolarmente in Francia per incontrare artisti e galleristi, selezionare lavori e organizzarne il trasferimento a New York. La gestione quotidiana della galleria restava in larga parte affidata a Bibi, che curava i rapporti con i visitatori e la corrispondenza.
I collezionisti americani della galleria Dudensing
La galleria attirò ben presto un nucleo ristretto ma decisivo di collezionisti americani, con i quali si consolidò un rapporto duraturo. Tra questi figurano Lillie Plummer Bliss (1864-1931), Albert Coombs Barnes (1872-1951), Chester Dale (1883-1962), Walter Percy Chrysler Jr. (1909-88), Duncan Phillips (1886-1966) e James Thrall Soby (1906-79), protagonisti nella formazione delle collezioni del Museum of Modern Art, della Phillips Collection e della National Gallery of Art. Il destino delle opere documenta con chiarezza il ruolo della Valentine Gallery: The Studio di Picasso, acquistato da Chrysler Jr., entrerà nelle collezioni del MoMA; una Still Life di Matisse passerà dalla raccolta di Anson Conger Goodyear allo stesso museo; il Portrait of Mistress Mills in 1750 di Miró sarà ceduto da Mrs. Valentine Dudensing a Soby prima di confluire anch’esso nel MoMA; The Lovers di Picasso giungerà a Chester Dale attraverso la galleria, ed è oggi conservato alla National Gallery di Washington.
La chiusura della galleria Dudensing e il riconoscimento di Barr
Nel 1947 la galleria Dudensing chiuse senza annunci ufficiali e il suo fondatore si trasferì in Francia, ritirandosi definitivamente dall’attività e vivendo in un antico maniero rurale in Occitania, a Castelnau-de-Montmiral nel dipartimento del Tarn. Il carattere discreto di questa sua uscita di scena contribuì alla successiva marginalizzazione della sua figura, spesso confusa con quella di altri mercanti attivi negli stessi anni, primo fra tutti Curt Valentin, che era fuggito dalla Germania nazista e aveva aperto una galleria a New York nel 1938. Eppure, come osserva Julia May Boddewyn, Founding Director della Modigliani Initiative, già negli Anni Quaranta Alfred Hamilton Barr Jr. (1902-81), primo direttore del MoMA, ne aveva riconosciuto il ruolo, definendolo “forse il più grande mercante della sua generazione”.
Beatrice Caprioli
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