A Carrara riapre Via Santa Maria: ci sono 11 progetti per l’arte la riattivazione del centro storico
Il programma nasce da un bando pubblico che ha selezionato undici proposte tra pratiche artistiche e iniziative socio-culturali con l’obiettivo di utilizzare la cultura come leva per restituire continuità d’uso a uno spazio pubblico rimasto a lungo in ombra
È al numero 9 di Via Santa Maria a Carrara che ha inaugurato “Arte Abitata”, un progetto che da aprile a dicembre 2026 prova a invertire una traiettoria ormai diffusa in molti centri minori: quella della desertificazione sociale e culturale. Promosso dal Comune di Carrara insieme a ERP Massa-Carrara, il programma nasce da un bando pubblico che ha selezionato undici proposte tra pratiche artistiche e iniziative socio-culturali con l’obiettivo di utilizzare la cultura come leva per restituire continuità d’uso a uno spazio pubblico rimasto a lungo in ombra. L’immobile, un fondo al piano strada, diventa così un laboratorio temporaneo attraversato da progettualità eterogenee. Arti visive, pratiche partecipative, riflessioni sul territorio e attività legate al benessere si susseguono in un calendario che copre quasi l’intero arco dell’anno. Una stratificazione di interventi che vuole restituire complessità a un luogo, riabituandolo alla presenza.
A Carrara inaugura il progetto “Arte Abitata”
Ad aprire il ciclo, sabato 4 aprile, è stata “America rovesciata”, mostra dell’artista argentino Jorge Romeo, affiancato per l’occasione dal pittore cileno Hector Carrasco. L’esposizione – visitabile fino al 3 maggio dal mercoledì alla domenica – porta così a Carrara suggestioni legate al muralismo latinoamericano. Le sculture di Romeo, realizzate in marmo, ferro e legno, si inseriscono in un dialogo materico e simbolico con la tradizione locale, mentre le opere pittoriche ampliano il campo visivo verso una narrazione più ampia, politica e identitaria.
Undici progetti per abitare l’arte e riattivare il centro storico di Carrara
Il programma si sviluppa, poi, come una sequenza di micro-progetti: ci sarà chi lavora sul concetto di identità autoriale, come Gaia Pivac con una “mostra im-personale” che sembra interrogare il ruolo dell’artista; chi invece costruisce un dialogo a due voci, come Margherita Silvestri e Bernardo Pezzica, impegnati in una ricerca cromatica condivisa. Il collettivo guidato da Barbara Poggetti introduce una dimensione partecipativa, mentre Mariama Diakhate Sokhna affronta il tema delle radici culturali come strumento di crescita individuale e collettiva. Altri interventi si muovono su un crinale più ibrido: Benedetta Salutini intreccia pratiche artistiche e benessere, mentre Gunel Rzayeva e Natalia Gudovich lavorano su una dimensione più intima e luminosa del paesaggio interiore. Con “Atelier Abitato”, Ilaria Vescovo porta l’attenzione sul quartiere stesso, trasformandolo in soggetto e materia del disegno, mentre Giovanni Giannarelli torna al marmo ma lo fa evocando atmosfere sospese, tra silenzio e immaginario lunare. A chiudere il ciclo sarà l’Associazione Artefici Spazio Creativo con “Inhabit”, titolo che esplicita, forse più di tutti, il senso complessivo dell’operazione.
“Arte Abitata” e il recupero degli immobili di edilizia pubblica
“Arte Abitata” s’inserisce infatti all’interno di un quadro più ampio, quello di C/ART Urban Lab, un progetto di rigenerazione urbana che mira a riattivare spazi periferici o inutilizzati attraverso interventi culturali mirati: il recupero degli immobili di edilizia pubblica non viene pensato solo in termini abitativi, ma come occasione per costruire nuovi presidi culturali diffusi. L’assessora alla Cultura Gea Dazzi ha parlato esplicitamente di “riaccendere luci”, lasciando intendere che questo intervento rappresenta solo un primo passo. Ed è proprio nella dimensione processuale che il progetto sembra trovare la sua forza: non tanto un evento, quanto una sequenza di attivazioni che provano a ricucire un rapporto tra spazio e comunità.
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