100 anni fa nasceva Marilyn Monroe. Oggi incarna ancora peso e bellezza della fragilità 

Nasceva cento anni fa una delle più ammirate attrici di Hollywood, la cui fragilità le impedì di essere valorizzata al meglio: un ricordo della grande Marilyn Monroe, sullo schermo e al di là di esso

Cento anni fa nasceva Marilyn Monroe (Los Angeles, 1926 – 1962), una delle attrici più ammirate del cinema mondiale, caratterizzata da una bellezza che ne ha fatta un’icona dell’immaginario collettivo. Ma dietro il lato mondano si nascondevano invece una storia e una personalità complesse; quella di Norma Jeane Baker Mortenson (questo il suo vero nome) è purtroppo la storia di una donna non completamente valorizzata, mai veramente amata da almeno uno degli uomini che ebbe e che la ebbero, e che terminò la propria vita in solitudine.

Marilyn Monroe in una scena de Gli spostati, 1961. Macfadden Publications
Marilyn Monroe in una scena de Gli spostati, 1961. Macfadden Publications

Marilyn Monroe: la fragilità di una diva

Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”, confessa Jessica Rabbit (secondo Gino&Michele la più erotica delle attrici che il cinema ci abbia dato) al detective Eddie Valiant. Se Marilyn Monroe fosse stata più “cattiva”, chissà che non avesse potuto avere una vita più felice. Perché dietro le luci di Hollywood, rimase sempre la ragazzina fragile non riconosciuta dal padre e con una madre in forti difficoltà, psicologiche e morali, che visse a lungo tra orfanotrofio e famiglie affidatarie dove però non ebbe mai l’affetto che sperava di ricevere. Scoperta come modella nel 1945, apparve su diverse riviste prima di approdare nel mondo del cinema nel 1947 in The Shocking Miss Pilgrim, dove ebbe un ruolo secondario; seguirono varie parti minori, le più importanti delle quali in Giungla d’asfalto (1949), La confessione della signora Doyle e Il magnifico scherzo (entrambi del 1952). Raggiunse la consacrazione nel 1953, quando interpretò Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un milionario, cui seguì, nel ’54, La magnifica preda. Seguiranno, fra gli altri, i godibili Quando la moglie è in vacanza (1955), Fermata d’autobus (1956), A qualcuno piace caldo (1959), Facciamo l’amore (1960).

Marilyn Monroe sullo schermo e fuori

Monroe, dicevamo, iniziò la sua carriera come modella pin-up e fu notata per la sua figura a clessidra, che le fece guadagnare il soprannome di “ragazza con la camminata orizzontale”. E proprio per far leva su quella sensuale bellezza, quando arrivò a Hollywood si vide spesso assegnare le parti stereotipate (frutto di una società ancora profondamente patriarcale) di ballerine, segretarie o modelle: occupazioni in cui la donna è in mostra per il piacere degli uomini, e spesso veniva posizionata nelle scene dei film in modo che la sua silhouette sinuosa risaltasse nella maniera più “ammiccante” possibile (tenuto conto dei codici puritani degli Stati Uniti dell’epoca). In realtà, ben lontana dall’essere la “bionda svampita” che aveva spesso interpretato sul set, Marilyn Monroe era invece una donna intelligente e un’attrice di talento; John Huston, che la diresse ne Gli spostati, disse di lei che quando recitava, “non fingeva un’emozione. Era la cosa reale. Andava in profondità dentro di sé e la trovava e la portava alla coscienza”. Ma era anche una donna sensibile alle istanze del suo tempo, ad esempio la questione dei diritti civili: in una lettera al figlio di Arthur Miller, raccontò di aver interrogato Robert Kennedy durante una cena di gala sui piani del suo dipartimento in merito ai diritti civili, sottolineando che questi erano il tipo di domande a cui i giovani americani volevano risposte e risposte. Ammirava inoltre varie figure politiche, in particolare Abraham Lincoln, che rispettava per il suo legame con la gente comune e i principi democratici, descrivendolo persino come una figura paterna.

Marilyn Monroe sulla copertina di Photoplay, dicembre 1953
Marilyn Monroe sulla copertina di Photoplay, dicembre 1953

La bellezza intellettuale di Marilyn Monroe

Acclamata per la sua bellezza, ma spesso ingannata e delusa dai molti uomini che le dissero di amarla, dietro le luci di Hollywood si trovò ad affrontare la solitudine che acuiva le sue fragilità, forse insoddisfatta anche dai personaggi poco significativi che spesso le venivano assegnati. Jane Russell, che recitò insieme a lei in Gli uomini preferiscono le bionde, la descrisse come una ragazza “molto timida, molto dolce e molto più intelligente di quanto la gente potesse pensare”. E sul set, infatti, Marilyn Monroe riconfigura, trasforma e rovescia le “bionde svampite” che il copione le affidava, attraverso una serrata “recita” di parodica esasperazione della seduzione. Come se, fra le righe, stigmatizzasse tutto un modo di fare cinema che stereotipava le bionde riducendole, nella vita reale, quasi a “dame di compagnia”. In linea con il suo stile recitativo, con un certo spirito provocatorio, non troppo compreso, posò per Life del 7 aprile 1952 indossando biancheria intima particolarmente sensuale, mentre leggeva un libro con un ritratto di Eleonora Duse sullo sfondo. Per coincidenza, il suo ultimo film completo, Gli spostati (1961) sarebbe stato l’ultimo anche per Clark Gable, protagonista insieme a lei di questa drammatica storia di amori difficili fra individui tormentati. Marilyn è scomparsa una notte d’agosto del 1962, probabilmente suicida, lasciando la sensazione di non essere stata compresa né valorizzata appieno, e di essere, ancora oggi, un libro da (ri)leggere e da capire nel suo vero significato.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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