Simone Venturini è il nuovo sindaco di Venezia ecco cosa vuole fare per la cultura (e sì, tornerà l’assessore)
Tra i punti chiave l’istituzione di un assessore dedicato esclusivamente al coordinamento di fondazioni, università e operatori privati all’interno al fine di mettere in relazione La Biennale di Venezia, i musei civici, M9, i forti della terraferma ma anche le realtà indipendenti
Venturini ha 38 anni e un po’ a sorpresa è il nuovo sindaco di Venezia. È nato e cresciuto a Marghera, formazione cattolica, esperienza scoutistica e associativa, laurea in Giurisprudenza all’Università di Padova dopo il liceo scientifico Morin di Mestre. Entra in politica già nel 2010 a soli 22 anni, diventando uno dei più giovani eletti della città. Sedici anni dopo, il 25 maggio 2026 in occasione delle elezioni comunali, si presenta come il sindaco più giovane della storia recente veneziana, con un profilo costruito interamente dentro l’amministrazione locale tanto che per molti è il ‘delfino’ di Brugnaro, il sindaco-doge che ha governato fino a ieri e che, per suo tramite, potrebbe continuare un po’ a farlo.
Simone Venturini è il nuovo sindaco di Venezia: il programma culturale
Infatti il candidato di centrodestra Venturini, che ha stravinto al primo turno superando Andrea Martella del centrosinistra, fa parte di una generazione cresciuta tra la crisi industriale di Porto Marghera, il progressivo svuotamento della città storica e la trasformazione della Laguna in Capitale spesso problematica del turismo. Nel racconto pubblico della sua candidatura insiste molto sull’idea di appartenenza quotidiana: “Venezia ha bisogno di un sindaco che la ami davvero perché la vive ogni giorno”. E non è un caso che Venturini rivendichi soprattutto l’esperienza accumulata nei momenti di crisi, dalla pandemia al collasso del turismo, fino alla successiva esplosione dei flussi.
La cultura al centro del programma elettorale di Simone Venturini
Ma è sul terreno culturale che il nuovo sindaco vuole imprimere il segno più riconoscibile del suo mandato. Nel programma elettorale, la cultura appare per prima aprendo il sito web e diventa il perno attraverso cui immaginare il futuro economico e sociale della città. La formula chiave è “Venezia laboratorio, non solo vetrina”. Dunque, da un lato la consapevolezza di una città trasformata negli anni un po’ troppo in immagine consumabile, dall’altro il tentativo di riportare dentro Venezia i processi della produzione culturale contemporanea. Mica facile. Per Venturini, questo significa innanzitutto costruire una governance unitaria della cultura. Il programma prevede un assessore dedicato con il compito di coordinare istituzioni, fondazioni, università e operatori privati all’interno di un ecosistema integrato. Una regia capace di mettere in relazione La Biennale di Venezia, i musei civici, M9, i forti della terraferma, il sistema universitario e le realtà indipendenti. L’obiettivo è trasformare l’industria culturale in una vera infrastruttura economica. Da qui l’idea che ogni grande evento ospitato in laguna debba lasciare una quota concreta di produzione locale: laboratori, ricerca, lavoro e coinvolgimento delle comunità artistiche del territorio.
Simone Venturini: il ticket della cultura per Venezia e Forte Marghera
Il Ticket Metropolitano della Cultura dovrebbe unificare l’accesso ai poli culturali cittadini distribuendo i flussi anche verso i luoghi meno centrali, mentre una piattaforma digitale multilingue e un calendario unico degli eventi proverebbero a coordinare un’offerta oggi spesso frammentata e sovrapposta. Ancora più significativa è la centralità attribuita a Porto Marghera. L’ex capitale industriale diventa, nel progetto di Venturini, il luogo dove ricostruire una filiera produttiva culturale avanzata: spazi per scenografie, logistica teatrale, laboratori e produzione creativa destinati alle grandi istituzioni come Teatro La Fenice, la Biennale e il Teatro Stabile del Veneto.
L’attenzione di Venturini per Lido, Giudecca e Mestre
Anche il cinema entra in questa strategia di riconversione. Tra Lido e Giudecca, Venturini immagina i “Venice Cinema Studios”: una cittadella audiovisiva con post-produzione, sartorie e effetti speciali sviluppata in collaborazione con la Veneto Film Commission. L’idea è sfruttare la visibilità della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica per attrarre produzioni permanenti e occupazione qualificata. Parallelamente, Mestre dovrebbe diventare il centro di un nuovo grande polo espositivo ed esperienziale ispirato al modello del Victoria and Albert Museum, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio oggi invisibile custodito nei depositi cittadini. E ancora una parte consistente del progetto insiste sulla cultura diffusa come politica sociale. L’“Atlante dell’Ecosistema Culturale Veneziano” dovrebbe mappare associazioni, spazi e competenze emergenti, mentre un organismo stabile di accompagnamento aiuterebbe le realtà indipendenti nell’accesso ai fondi, nella progettazione e nell’internazionalizzazione. Soprattutto, il nuovo sindaco punta sul riuso degli immobili vuoti o sottoutilizzati per creare atelier, laboratori e spazi di produzione destinati a giovani artisti e designer. Una strategia che prova a tenere insieme cultura e residenza, produzione creativa e rigenerazione urbana, in una città dove il rischio maggiore resta quello della progressiva desertificazione abitativa. Ora non resta che aspettare la formazione della Giunta e il nome che andrà a riempire la casella dell’assessorato alla cultura, nella speranza che Venturini sappia individuare un suo coetano evitando minestre riscaldate e ottuagenari in una città che ha bisogno solo di pensare al suo futuro.
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