Moda e arte dell’Africa conquistano Parigi: 3 mostre in un unico museo

All’esposizione principale del Musée Quai Branly visitabile fino al 12 luglio dedicata alla moda africana, si aggiungono la personale dello scultore ghanese Kwame Akoto e una mostra che ripercorre i momenti in cui Parigi “scoprì” le arti dell’Africa e dell’Oceania

La moda africana è stata troppo a lungo ignorata o fatta oggetto di stereotipi riduttivi. Africa Fashion, l’esposizione prodotta dal Victoria and Albert Museum, presentata per la prima volta a Londra nel 2023, poi andata in tour in varie città del mondo (New York, Portland, Chicago, Melbourne e Montreal), approda ora sulle rive della Senna. È stata adattata agli spazi del Musée Quai Branly e l’edizione parigina può, inoltre, contare sulle ricche collezioni storiche e fotografiche del museo, intitolato a Jacques Chirac e che nel 2026 celebra i vent’anni di attività, aprendosi anche alla valorizzazione dell’arte contemporanea. “Gli scenari artistici africani sono più che mai effervescenti”, spiega Emmanuel Kasarhérou, presidente del museo francese. “Il continente esprime il suo dinamismo culturale e questa energia si esprime con particolare intensità nella moda, che si è presa la ribalta mondiale da un paio di decenni, attestando la vitalità del settore e la grande inventività dei suoi creatori e creatrici”.

Africa Fashion, Musée Quai Branly, Parigi. Ph: Dario Bragaglia
Africa Fashion, Musée Quai Branly, Parigi. Ph: Dario Bragaglia

“Africa Fashion”: dalla decolonizzazione a oggi

Prendendo spunto dalla moda, l’esposizione propone una lettura della storia recente del continente africano ricca di colori, di suoni e immagini. Esplora gli anni della liberazione dal colonialismo come un periodo galvanizzante in cui anche la moda diventa un veicolo per l’affermazione della propria individualità e, al tempo stesso, di emancipazione collettiva. In alcune sezioni il percorso si dilata lungo tutto l’asse del XX Secolo e i primi anni del XXI, presentando le generazioni di stilisti e designers che hanno permesso ad alcuni paesi africani di trovare posto sulla grande scena artistica internazionale. Dalla Nigeria all’Africa del Sud, dal Niger al Ghana, dal Benin al Burkina Faso, dal Mali al Kenya, Africa Fashion delinea da punti di vista originali il ritratto di un’Africa plurale, ispirata e in perpetua reinvenzione dei suoi modelli. La mostra non si limita ad esporre capi di abbigliamento, ma presenta anche tessuti tradizionali, video musicali, ritratti e reportage fotografici d’epoca.

Moda, arte, musica e artigianato al Musée Quai Branly di Parigi

Particolare attenzione è riservata al periodo della decolonizzazione. Il 1960, durante il quale ben 17 paesi si sottraggono ai regimi coloniali, è riconosciuto dagli storici contemporanei come “l’anno dell’Africa”. La letteratura, la musica, l’arte e la moda sono permeate da un nuovo sentimento di fierezza legato alla riconquistata identità africana. Una grande riorganizzazione sociale e politica mette fine a decenni, a volte secoli di repressione della creatività locale, dando vita a un vero e proprio rinascimento culturale. Persino inutile citare personaggi protagonisti del movimento panafricano come Léopold Sédar Senghor in Senegal o Kwame Nkrumah in Ghana. Parallelamente allo sviluppo della moda, la mostra di Quai Branly pone l’attenzione a ciò che avviene nel campo della cultura. Nell’aprile del 1966 si svolge a Dakar il primo Festival Mondial des Arts Nègres: nel corso di 3 settimane, 25.000 persone assistono alle esposizioni, alle conferenze, a spettacoli musicali, di danza e teatro. Fra i partecipanti ci sono Wole Soyinka, Ibrahim El-Salahi, Duke Ellington e Joséphine Baker. A questo primo evento, faranno seguito, nel 1969, il Festival Culturel Panafricain a Algeri; nel 1974, il Festival de Musique Zaire; nel 1977, il secondo Festival International des Arts Noirs et Africains a Lagos, in Nigeria.

I protagonisti della moda africana in mostra a Parigi

L’asse principale del percorso espositivo si focalizza su alcuni stilisti e stiliste che sono stati protagonisti rivoluzionari nel loro campo, al pari di letterati, musicisti e registi.

Naïma Bennis, la stilista dell’indipendenza marocchina, apre la sua prima boutique nel 1966 all’hotel Hilton di Rabat, attirando l’attenzione sia della clientela dell’élite internazionale sia i più facoltosi clienti locali legati al mondo cosmopolita del Marocco negli Anni Sessanta e Settanta. Le sue creazioni sono un mix di estetica marocchina ed europea: il taglio tradizionale viene sovente associato a tessuti francesi di alta gamma, per creare modelli fluidi, adatti al nuovo stile di vita cittadino delle donne.

Kofi Ansah è, invece, il ragazzo terribile della moda ghaniana. Ispirato dal panafricanismo e cresciuto in una famiglia di artisti, appena diplomato alla Chelsea School of Art di Londra confeziona un top per la principessa Anna, diventando famoso sui giornali dell’epoca. Lancia il suo marchio nel 1981 e, dopo aver lavorato con importanti figure della moda londinese, nel 1992 rientra in Ghana per dare slancio alla sua agenzia creativa Artdress.

Chris Seydou impara il mestiere dalla madre, una sarta di Kati, in Mali, e nel 1967 apre il suo primo negozio nel Burkina Faso. Grande ammiratore della moda francese, si trasferisce a Parigi all’inizio degli Anni Settanta, dove lavorerà per una ventina d’anni,promuovendo la moda africana sulla scena mondiale.

Shade Thomas-Fahm arriva a Londra dalla Nigeria nel 1953 per diventare infermiera, ma lì cambia percorso e studia moda alla Saint Martin’s School of Art. Ritornata a Lagos nel 1960, l’anno dell’indipendenza del paese, apre una boutique che diventa il luogo prediletto di una clientela elegante, fatta anche di diplomatici e membri di case regnanti. Nelle sue creazioni, Thomas-Fahm esalta il savoir faire tradizionale nigerano, utilizzando tessuti tradizionali come l’aso-òke, l’àdìre, l’akwete e l’okene.

Alphadi nasce a Timbuktu, in Mali, e si forma come apprendista nella boutique del sarto Mister Ouseman Chirfi, prima di fare il grande salto a Parigi come apprendista-studente nell’Atelier Chardon Savard. Nel 1998, Alphadi promuove il Festival internazionale della moda africana(FIMA) sostenuto dall’UNESCO, con più di 5000 persone venute da 52 paesi diversi per assistere a questa grande celebrazione della musica e della cultura africane.

Dario Bragaglia

Parigi // fino al 12 luglio 2026
Africa Fashion
MUSÉE QUAI BRANLY – 37, Quai Branly
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Dario Bragaglia

Dario Bragaglia

Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e…

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