Una mappatura di tutti gli intrecci tra la Biennale di Venezia 2026 e il mondo della moda
Da Bottega Veneta a Zegna, anche quest’anno la moda si ritaglia un ruolo da protagonista alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. La Laguna è una delle piattaforme più fertili per osservare l’intreccio tra arti visive, mecenatismo e fashion culture
Se un tempo la presenza dei brand si concentrava negli eventi collaterali della Biennale, il 2026 segna un vero cambio di rotta: progetti che dialogano direttamente con artisti e curatori, collaborazioni che lavorano sulle materie oltre che sulle immagini, e una volontà sempre più esplicita di posizionarsi come attori culturali. Infatti, anche quest’anno la moda si ritaglia un ruolo da protagonista alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. Così la Laguna si afferma come una delle piattaforme più fertili per osservare l’intreccio tra arti visive, mecenatismo e fashion culture. L’ennesimo esempio sono queste interessanti occasioni e iniziative.
ZEGNA e il Padiglione Italia
Main sponsor del Padiglione Italia, ZEGNA sostiene Con te con tutto, il progetto di Chiara Camoni curato da Cecilia Canziani. Qui la collaborazione è tutt’altro che concettuale: terre, ceneri e minerali provenienti dall’Oasi Zegna, insieme ai filati del Lanificio, diventano materiaviva delle opere. Un gesto che riporta il brand alle sue radici — tra natura, territorio, manifattura — e che si inserisce nel solco del progetto culturale Zegnart, da anni punto di riferimento nel dialogo tra arte e industria.
Bottega Veneta e le sue (tante) attivazioni
La relazione tra Bottega VenetaePinault Collection si rinnova con il sostegno alla grande mostra Lorna Simpson. Third Person all’interno di Punta della Dogana, curata da Emma Lavigne. Per la prima volta dopo anni, l’artista americana, una delle figure più influenti nel ripensamento del linguaggio fotografico dagli Anni Novanta a oggi, torna in Europa con una panoramica che attraversa due decenni di ricerca: dai collage monumentali agli interventi pittorici esposti alla Biennale del 2015 curata da Okwui Enwezor. Per il brand, questo capitolo conferma un legame ormai costante con Venezia, che prosegue anche con l’intervento pubblico If All Time Is Eternally Present a Campo Manin. Il progetto, sviluppato insieme alla Fondazione Pier Luigi Nervi, trasforma il linguaggio architettonico della città in una superficie narrativa tutta da scoprire. Non solo, a ribadire la presenza di Bottega Veneta a Venezia, è stato anche un episodio simpatico. Björk ha sfoggiato un capospalla di sfilata del marchio mentre si è esibita all’apertura del Padiglione Islanda, con un capello di Myah Hasbany a corredo.
Swatch e l’ecosistema creativo della serra dei Giardini Reali
Per celebrare i quindici anni dello Swatch Art Peace Hotel, il brand svizzero porta ai Giardini Reali di San Marco la mostra Flora Fantastica, con protagonista l’artista argentina Elisa Insu e cinque creativi internazionali che hanno condiviso la residenza a Shanghai. La celebre serra ottocentesca si trasforma così in un dispositivo immersivo abitato da creature sottomarine immaginarie, botaniche reinventate e forme monumentali che sembrano crescere insieme alle piante del giardino. Dal 2011, lo Swatch Art Peace Hotel ha accolto più di 600 artisti da 60 Paesi, costruendo una comunità transdisciplinare dove pittori, musicisti, registi e scrittori convivono in un laboratorio permanente di idee.
Le fondazioni del fashion system a Venezia
Una delle novità più significative di questa Biennale è l’apertura della Fondazione Dries Van Noten. Allestita negli ambienti storici di Palazzo Pisani Moretta, debutta con The Only True Protest Is Beauty, presentazione curata dallo stesso Van Noten insieme a Geert Bruloot e visitabile fino al 4 ottobre 2026. Qui la bellezza non è un vezzo estetico, ma un’energia che suscita nuove domande. Oltre duecento opere — tra abiti di Comme des Garçons, pezzi di artigianato e tracce di fotografia — instaurano un dialogo con gli affreschi e gli stucchi del palazzo, dando forma a un percorso in cui la produzione artistica e il saper fare si influenzano a vicenda. La fondazione nasce come spazio di scambio e conoscenza, dove gli artisti riscoprono le tecniche artigianali più ancestrali e, attraverso di esse, possono orientarsi nella ricerca di nuove direzioni. Da San Polo verso San Marco, Fondazione Prada occupa Ca’ Corner della Regina con Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, a cura di Nancy Spector. Oltre cinquanta opere tra fotografie, video e installazioni, costruiscono un discorso serrato sulla cultura visiva americana: Jafa indaga l’estetica della Blackness, mentre Prince smonta miti e derive della mascolinità bianca. La mostra procede per contrasti e dissonanze, restituendo un immaginario carico di fratture e tensioni che definiscono l’esperienza americana contemporanea. Una fanzine realizzata dai due artisti accompagna questo confronto volutamente instabile e privo di gerarchie. Poco distante, nei vicini Giardini Reali, la Biblioteca Nazionale Marciana ospita il progetto della Fondazione Bvlgari dedicato al tema della memoria, in dialogo con le artiste del MAXXI Bvlgari Prize e con le performance di Jordan Roth. Nel Vestibolo, Monia Ben Hamouda presenta sculture al neon che evocano una scrittura ancestrale; nel Salone Sansovino, Lara Favaretto conclude Momentary Monument – The Library con un’imponente installazione libraria che restituisce fisicità alla memoria in un’epoca di iper-digitalizzazione.
Max Mara Art Prize for Women
Giovedì 7 maggio, nella settimana di anteprima della Biennale, è stata annunciata la vincitrice della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women, avviando un percorso che culminerà nelle personali al Museum MACAN di Giacarta e alla Collezione Maramotti nel 2027. A ricevere il premio è Dian Suci, artista indonesiana originaria di Kebumen e oggi attiva a Giacarta, che durante la sua residenza itinerante in Italia approfondirà il tema dell’artigianato sacro, osservandolo come archivio vivente e luogo di continuità culturale. Il progetto vincitore, Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice, esplora l’incontro tra artigianato religioso e sistema capitalistico mettendo a confronto Italia e Indonesia. Obiettivo? Capire se la spiritualità possa continuare a sopravvivere come gesto di resistenza culturale anche all’interno di strutture permeate dal mercato, dall’ingiustizia e dall’oppressione. Per chi attraversa la città nei giorni dell’esposizione, questi eventi e fashion spot diventano tappe obbligate: non tanto per vedere “cosa fa la moda”, quanto per comprendere come essa stia contribuendo a ridefinire il paesaggio culturale contemporaneo.
Chanel Next Prize 2026
Una cena-evento all’insegna dell’arte e della creatività contemporanea ha fatto da cornice allo Chanel Next Prize 2026. A guidare la serata è stata Yana Peel, Global Head of Arts & Culture per la stessa Chanel, che ha celebrato i dieci giovani talenti internazionali selezionati per il premio, artisti distintisi per la capacità di ridefinire i linguaggi delle rispettive discipline. La maison ha assegnato a ciascun vincitore un contributo di 100 mila euro, confermando il proprio sostegno concreto alla nuova generazione creativa. Nel corso dell’evento è stato inoltre annunciato il debutto della Chanel Culture Fund Fellowship, iniziativa sviluppata in collaborazione con la Solomon R. Guggenheim Foundation. Il progetto nasce con l’obiettivo di supportare sia la Peggy Guggenheim Collection sia il Guggenheim Museum, rafforzando l’impegno della maison nel promuovere ricerca curatoriale, cooperazione istituzionale e dialogo culturale internazionale tra generazioni e aree geografiche differenti.
Dior e Venetian Heritage
Dior rinnova la collaborazione con Venetian Heritage a sostegno di un nuovo progetto di restauro dedicato ai tesori artistici di Venezia. La maison francese e l’organizzazione filantropica hanno organizzato nuovamente il tradizionale ballo di raccolta fondi inaugurato nel 2019, svoltosi la sera di sabato 9 maggio. A unire le due realtà è anche Peter Marino, presidente di Venetian Heritage Inc. a New York e autore di numerosi store del gruppo LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton. “Siamo orgogliosi di sostenere l’iniziativa di Venetian Heritage guidata da Peter Marino, il cui impegno nella salvaguardia del patrimonio veneziano rappresenta una fonte di grande ispirazione”, ha dichiarato Delphine Arnault a WWD.
Marta Melini
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