È sulle colline del Valdarno fiorentino, poco lontano da Leccio, che il Castello di Sammezzano appare come un miraggio: un palazzo dalle forme moresche, scandito da cupole, archi policromi e decorazioni geometriche che sembrano provenire da un immaginario orientale più che dalla campagna toscana. È uno dei luoghi più singolari dell’architettura italiana dell’Ottocento e al tempo stesso uno dei più a lungo sospesi tra abbandono e promesse di rinascita.
La storia del Castello di Sammezzano
La storia della tenuta affonda le radici molto prima della costruzione dell’attuale edificio. L’area di Sammezzano era frequentata già in epoca romana e secondo alcune fonti medievali potrebbe essere stata attraversata persino da Carlo Magno durante uno dei suoi viaggi verso Roma. Nei secoli successivi la proprietà passò tra le mani di alcune delle più importanti famiglie legate a Firenze: gli Altoviti, poi i Medici e infine gli Ximenes d’Aragona. E fu proprio la famiglia Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona a trasformare radicalmente il complesso. Quando il marchese ereditò la tenuta nella prima metà dell’Ottocento, al posto dell’attuale castello esisteva una grande fattoria costruita nel 1605. A partire dal 1853 Panciatichi Ximenes avviò un lungo e ambizioso progetto di reinvenzione architettonica che si sarebbe protratto per quasi quarant’anni.
Affascinato dalla corrente culturale dell’orientalismo che attraversava l’Europa dell’epoca, il marchese trasformò la residenza in un sorprendente palazzo moresco, probabilmente il più importante esempio di architettura orientalista in Italia. Ogni ambiente venne progettato come un universo decorativo autonomo: la Sala d’ingresso, il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo e una sequenza di stanze rivestite da stucchi, ceramiche e mattoni policromi realizzati direttamente sul posto da maestranze locali appositamente formate. Il risultato fu un caleidoscopio di oltre sessanta ambienti diversi, culminato con la torre centrale completata nel 1889. Il castello divenne presto una residenza di rappresentanza capace di attirare ospiti illustri: nel 1878 vi soggiornò anche Umberto I. Attorno all’edificio Panciatichi Ximenes progettò anche un vasto parco monumentale, arricchito da specie botaniche rare e da un sistema paesaggistico che dialogava con il panorama collinare.
Il Castello di Sammezzano dal lusso all’abbandono
Nel Novecento Sammezzano visse stagioni alterne. Dopo la Seconda guerra mondiale il castello venne trasformato in hotel di lusso e divenne anche set cinematografico, ma la gestione non riuscì a garantirne una conservazione duratura, tanto che alla fine del secolo la proprietà fu venduta all’asta e negli anni successivi il complesso entrò in una lunga fase di incertezza. Dal 2015 il castello è diventato simbolo di una mobilitazione nazionale per la tutela del patrimonio culturale. Inserito nella Lista Rossa dei beni in pericolo di Italia Nostra e tra i siti culturali più minacciati d’Europa segnalati da Europa Nostra, Sammezzano ha conquistato nel 2016 il primo posto nel censimento FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano “I Luoghi del Cuore”, raccogliendo oltre cinquantamila voti. Nonostante l’attenzione pubblica, per anni il destino del complesso è rimasto sospeso tra aste giudiziarie, progetti incompiuti e aperture sporadiche.
La rinascita del Castello di Sammezzano vicino Firenze
Una svolta è arrivata nel 2025, quando l’intera proprietà è stata acquistata dalla famiglia dell’imprenditore Giorgio Moretti. L’operazione, che prevede un investimento complessivo stimato attorno ai cinquanta milioni di euro per il restauro del castello e della tenuta, ha riaperto la prospettiva di una vera rinascita per il complesso. Il primo capitolo di questa nuova fase riguarderà proprio il paesaggio storico che circonda l’edificio. A partire da giugno 2026 inizieranno infatti i lavori di riqualificazione dei giardini del castello, un intervento che punta a restituire centralità al grande parco monumentale di circa 160 ettari.
Il nuovo progetto per il Castello di Sammezzano
Il progetto è coordinato da Maximilian Francis Fane, genero di Moretti, proveniente da una famiglia britannica con una lunga tradizione nel settore della progettazione del verde. Il padre, Peter John Fane, è infatti alla guida della Nature Group, una delle principali società di landscaping del Regno Unito. La direzione creativa del masterplan paesaggistico è stata affidata all’architetto fiorentino Tommaso del Buono, che opera tra Firenze e Londra e ha collaborato a lungo con la famiglia Fane in progetti internazionali. Il nuovo disegno dei giardini nascerà proprio dall’incontro tra due tradizioni: da una parte la storia botanica della Toscana, dall’altra la sensibilità paesaggistica britannica. L’ispirazione dichiarata è quella dell’eredità scientifica e botanica dei Panciatichi, la famiglia che nell’Ottocento trasformò Sammezzano in un laboratorio di sperimentazione architettonica e paesaggistica. Il risultato dovrebbe essere un sistema di giardini che unisce essenze mediterranee e atmosfere da cottage garden inglese, restituendo al castello la dimensione di paesaggio esperienziale che aveva caratterizzato il progetto originario.
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