L’attrice Alba Clemente si racconta a teatro e svela cosa si nasconde dietro la sua Partenope, sirena fumatrice 

In vista del suo nuovo spettacolo ALBAINCLEMENTE, abbiamo incontrato l’attrice, musa e compagna del maestro della Transavanguardia Francesco Clemente, che ci ha parlato di come si svela in scena, per la regia di Guido Torlonia, in una storia di arte, ribellione e creatività

Che Partenope fosse creatura magica è leggenda nota, ma una sirena che fuma sigarette senza immergersi nelle profondità del mare è una visione.  
Quella sirena è Alba Primiceri, in Clemente, che ha fatto del viaggio la sua filosofia di vita e del palcoscenico scintilla. Figura sinuosa e magnetica, è stato con la sua calorosa risata che 50 anni fa ha sedotto Francesco Clemente, artista di fama internazionale che dal Sud Italia ha portato e diffuso la sua preziosa arte a New York, facendone casa. 
Attrice del teatro d’avanguardia, Alba muove dai greci e dagli etruschi, da Molière e Goldoni fino al teatro dell’assurdo. È nel contemporaneo però dove sublima al meglio la sua espressività.  
Non chiamatela musa, non ama questo epiteto, nonostante lo sia stata. Innanzitutto per il marito, che la voleva immobile e in silenzio per ore, mentre la ritraeva con grandi occhi dorati, ma anche per cari amici come Andy Warhol, che si avvicinava talmente a lei per fotografarla da farle il solletico con la macchina fotografica. Per Jean Michael Basquiat, loro vicino di casa a New York, Alex Katz o Robert Mapplethorpe. 

L’attrice Alba Clemente si racconta a teatro e svela cosa si nasconde dietro la sua Partenope, sirena fumatrice 

La performance di una vita. Alba Clemente si racconta a teatro 

Una sintesi intensa del passato artistico di Alba è arrivata sul palcoscenico napoletano con Racconto di una vita, anzi tre: ALBAINCLEMENTE, con la regia di Guido Torlonia, che verrà rappresentato nei prossimi mesi a Roma e Milano. 
Lo spettacolo è un riadattamento dell’originario Live portrait: Alba Clemente, realizzato insieme al regista Andrew Ondrejcak. Messo in scena a New York nel 2019 presso Il Teatrino, in Greenpoint Brooklyn, l’attore si trova intrappolato tra due platee, nella cornice del camerino attoriale. La prima rappresentazione durava diciotto minuti. La pièce è stata poi riallestita lo scorso marzo per il Teatro Nuovo di Napoli, all’interno della rassegna  Storie dell’arte  di  Eduardo Cicelyn, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, dove le bandiere azzurre sventolando sfiorano i capelli dei passanti.  

Le geografie di vita di Alba Clemente 

Alba nasce in un paese di mare soleggiato, pieno di scale. Ad Amalfi la colonna sonora è il suono delle campane, la banda del paese che segue le processioni religiose e i fuochi d’artificio che colorano le onde la sera. Alba Sviluppa presto la passione per la recitazione, realizzando spettacoli di burattini. Questo piccolo paese però le veste stretto, così taglia le lunghe trecce, inizia giovanissima a fumare le sigarette più forti sul mercato e parte. La ribellione diventa evasione

Amalfi, il mio paese di origine, mi si è rivoltato contro. Ero troppo disobbediente e controcorrente, avevo voglia di un mondo più grande, più interessante. La spinta è arrivata proprio da quei limiti. Scelsi così di andare a studiare a Salerno e poi scenografia a Napoli, all’Accademia di belle arti. Mi sono avviata verso altri porti, mi vedo infatti come una barca in viaggio. Sono cresciuta a pane e politica e il teatro è stato da subito una passioneche mi ha mostrato una strada nuova. A Napoli, dal gallerista Lucio Amelio, vidi la mia prima mostra di Joseph Beuys che tempo dopo ho avuto il piacere di conoscere. Ho sempre pensato che fosse uno sciamano, una figura speciale per l’arte contemporanea. 

Alex Katz, ritratto di Alba Clemente
Alex Katz, ritratto di Alba Clemente

L’incontro di Alba con Clemente a Roma 

Arrivo a Roma il giorno in cui Pasolini fu assassinato. Quella mattina la città si era svegliata sotto shock. Avevo seguito la compagnia teatrale La maschera, su richiesta del regista e autore Memè PerliniCosì iniziai a recitare. Mi piaceva il teatro contemporaneo, ero spesso nuda, ma il linguaggio artistico a quei tempi era una questione politica, pensato per irrompere con la visione borghese. Erano gli Anni ’70, ci davano tremila lire algiorno e con quei soldi dovevamo pagarci anche dove dormire e mangiare. 

Sarà proprio nella città eterna che, all’ombra del Pantheon, conoscerà Francesco Clemente, l’amore della sua vita. A sedurre il pittore fu la sua risata, che lui seguì come una musica fino al bar, dove finalmente la vide.  

Ordinò un tea alla camomilla.  

Io alloggiavo all’albergo Lunetta in Campo dei fiori e lui all’albergo Sole… Coincidenze.  

La nostra vita è stata sempre baciata da questi allineamenti speciali. 

Asso di coppe e asso di bastoni, sono le nostre carte dai tarocchi minori. Siamo insieme da 

cinquant’anni.  

La scoperta di una nuova spiritualità durante il viaggio in India con Clemente 

Poco dopo esserci conosciuti partimmo per l’India. Francesco amava l’Oriente, era la sua passione. Io non avevo ancora maturato il senso di una cultura così diversa dalla mia, ma piano piano mi sono appassionata. Da allora torniamo a Dehli ogni anno. È lì che ho scoperto davvero i colori e le loro sfumature.  

Cresciuta in un paese profondamente cattolico, in quella terra ho appreso una visione spirituale. Ogni religione è una parte differente dello stesso dio e ogni dio è la diversa manifestazione della stessa verità. 

Un giorno ebbi come una apparizione, una donna completamente nuda attraversava un mercato affollatissimo con una lancia in mano, senza paura. Era una donna che arrivava della foresta. Quella figura mi è rimasta impressa nella mente per la sua potenza e orgoglio. 

Robert Mapplethorpe, ritratto di Alba Clemente
Robert Mapplethorpe, ritratto di Alba Clemente

La “tribù” artistica newyorkese nel racconto di Alba Clemente 

Negli Anni Settanta New York si divideva tra artisti e i superduper borghesi.  

Francesco fu invitato a fare una mostra a New York. Ci innamorammo subito di questa città così accogliente, tanto che nel 1981 ci trasferimmo e prendemmo una casa. Quando arrivai con i bambini mio marito, per distrarmi del fatto che fosse vuota, mi regalò un merlo indiano. Mancava persino il tavolo per mangiare, ma avevamo un uccello libero di volare per casa.  

Intanto Stardust di John Coltrane risuonava a ripetizione nel nostro giradischi. Avevamo visitatori notte e giorno, soprattutto del mondo dell’arte.  

Eravamo tutti amici, c’era un senso di appartenenza del gruppo artistico… una vera e propria tribù. Il fotografo Robert Mapplethorpe, amico carissimo, è stato il padrino di nostro figlio Andrea. Il giorno del battesimo arrivò vestito di nero reggendosi a un bastone con sopra un teschio. Pietro, l’altro gemello, fu battezzato invece da Ettore Sottsass. La nostra casa è completamente arredata con mobili di design di Ettore. Ora quel sistema è talmente grande da non riuscire a tenerlo insieme. 

La sirena che fuma: alter ego di Alba che ama il mare senza dover necessariamente andare in profondità 

La sirena che fuma è una specie di autoritratto. È la metafora di me stessa, una persona che ama tanto il mare ma non può andare sott’acqua. Così continua a fumare la sua sigaretta, indisturbata, osservando mondi fantastici e diversi. 

Gaia Carnesi 

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