Il Padiglione Austria in Biennale porta performance e installazioni in giro per la Laguna di Venezia

Il progetto di Florentina Holzinger si espande oltre i Giardini. Un'iniziativa che coinvolge l'intera città trasformandola in un laboratorio attivo

È l’artista e coreografa austriaca Florentina Holzinger (Vienna, 1986) a rappresentare l’Austria alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Dal titolo SeaWorld Venice, il progetto interdisciplinare curato da Nora-Swantje Almes si apre a una riflessione sul corpo, sull’acqua e sulle tensioni tra natura e tecnologia, espandendosi ben oltre i Giardini per coinvolgere l’intera città lagunare (e visibile dal 9 maggio al 22 novembre).

Il Padiglione Austria con Florentina Holzinger alla Biennale d’Arte di Venezia 2026

Più che una mostra, SeaWorld Venice si pone come un dispositivo in movimento. Infatti, il progetto combina un’installazione permanente al Padiglione austriaco con una serie di azioni site specific disseminate tra Venezia e la sua Laguna. Al centro l’acqua, inteso come elemento ambivalente: materia fisica e simbolo politico, spazio di controllo e al tempo stesso di resistenza. Holzinger prosegue così la sua ricerca sul corpo come campo di tensione, attingendo a immaginari mitologici e classici popolati da creature acquatiche per indagare le implicazioni culturali ed ecologiche del presente. Le Études, formati performativi sviluppati dall’artista dal 2020 in contesti pubblici e transitori, diventano qui strumenti di attivazione dello spazio urbano, coinvolgendo spettatori e cittadini in esperienze partecipative e immersive.

Il corpo come luogo di conflitto

L’essenza del mio lavoro risiede nell’uso senza compromessi del corpo come medium”, spiega Florentia Holzinger, sottolineando come il corpo diventi il luogo in cui si negoziano direttamente condizioni sociali e politiche. A Venezia, città segnata da una relazione fragile e stratificata con l’acqua, questa ricerca assume una nuova urgenza. “Il mio interesse per questo elemento prenderà nuove dimensioni”, continua l’artista, indicando nel dialogo tra natura e tecnologia uno dei nodi centrali del progetto.

Tra immaginari estremi e critica culturale

Per la curatrice Nora-Swantje Almes, il lavoro di Holzinger si distingue per la capacità di costruire immagini inedite e perturbanti: “Balletto con motociclette, elicotteri coreografati, corpi femminili sospesi o impegnati a controllare macchinari pesanti”. In SeaWorld Venice, questa attitudine si traduce in un progetto “totalizzante”, capace di rendere visibile la vulnerabilità dei corpi e dei sistemi che li governano. “Holzinger espande radicalmente ciò che consideriamo possibile”, osserva Almes, indicando nella sua pratica una visione necessaria per leggere il presente.

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Redazione

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