I teatri di Roma e di Milano sono accoglienti o respingenti per chi va in bicicletta a vedere gli spettacoli? 

Sempre più spettatori scelgono la bicicletta per raggiungere i teatri, ma spesso mancano servizi adeguati come rastrelliere per parcheggiare in sicurezza. Analizziamo come Milano e Roma stanno affrontando la mobilità sostenibile dal punto di vista del mondo teatrale

Negli ultimi tempi, davanti a molti teatri, si nota un piccolo fenomeno urbano: biciclette parcheggiate in maniera improvvisata, legate a pali, ringhiere e arredi cittadini, come se la città stessa diventasse un grande deposito di ferraglia a cielo aperto. Un caos (dis)ordinato che racconta molto più di un semplice problema logistico: riflette la voglia crescente degli spettatori di muoversi in modo più smart e sostenibile, e allo stesso tempo la carenza di infrastrutture pensate per loro. 
A Milano e Roma, città che vantano una scena teatrale assai vivace, le soluzioni cambiano da quartiere a quartiere. 

Milano: accesso alle biciclette ma senza regia culturale 

Nel contesto milanese, la presenza di rastrelliere è abbastanza diffusa (seppur largamente in sufficiente rispetto alla grande quantità di cittadini che opta per la bici per spostarsi in modo più comodo) ma quasi sempre demandata allo spazio pubblico. I privati non ritengono di dover provvedere o dare un contributo. Ne abbiamo parlato con i teatri della città (o per lo meno con quelli che ci hanno risposto). 
Al Piccolo Teatro di Milano, la direzione conferma che “in prossimità di tutti e tre i nostri teatri sono disponibili rastrelliere per biciclette”, precisando però che “si trovano tutte all’esterno delle nostre strutture” e sono di natura comunale. La riflessione si inserisce in una visione più ampia dell’accessibilità, come dichiarano Lanfranco Li Cauli, Direttore Generale, e Claudio Longhi, Direttore Artistico: “rendere i teatri sempre più raggiungibili per tutte e tutti – anche attraverso mezzi di trasporto sostenibili come la bicicletta – significa riportare al centro il tema dell’accessibilità. È un lavoro che il Piccolo Teatro porta avanti da tempo ripensando spazi, strumenti e forme di partecipazione del pubblico. In questa direzione si inseriscono i programmi Piccolo Aperto e Piccolo Open, che mettono insieme strumenti come audiodescrizioni, touch tour, traduzioni in LIS, materiali semplificati, sito accessibile e sovratitolazione in inglese, con l’obiettivo di abbattere barriere fisiche, linguistiche ed economiche e ampliare le possibilità di accesso”. 
Al Teatro Carcano, qualche rastrelliera è sul marciapiede di fronte all’ingresso, lato corso di Porta Romana: troppo poche e infatti le bici dei tanti spettatori che raggiungono questo centralissimo teatro pedalando sono parcheggiate dovunque. Per Elisabetta Radice, direttore generale, la bici è anche un messaggio culturale: “per noi il teatro è movimento, e non c’è movimento più bello di quello che rispetta il pianeta. Incoraggiamo chiunque scelga la bicicletta: non è solo un mezzo di trasporto, ma una dichiarazione d’amore per la nostra città”. Giustissimo, però il teatro non ha pensato a qualche modo per essere più accogliente verso chi arriva in bici, mentre ha pensato eccome a convenzionamenti e sconti sui garage per chi arriva in auto… 
Anche il Teatro Elfo Puccini sottolinea come la domanda esista e sia in crescita dandoci addirittura dei dati: “l’8% degli spettatori e delle spettatrici dichiara di venire in bici o monopattino”, spiega l’ufficio stampa. Tuttavia, la dotazione resta limitata: “la rastrelliera comunale posizionata sul marciapiede poco distante dall’ingresso del teatro, nelle sere di spettacolo registra spesso il ‘tutto esaurito’, dunque sarebbe indubbiamente utile un aumento di posti-bici”. E le cose non potranno che ‘peggiorare’ visto che siamo in Corso Buenos Aires che grazie alla nuovissima ciclabile è sempre di più un fiume di biciclette. 
Una conferma analoga arriva dal Teatro Nazionale e dal Teatro Lirico Giorgio Gaber, dove le rastrelliere si trovano all’esterno degli edifici, come parte dell’arredo urbano circostante. 
Accanto a queste esperienze, altri teatri cittadini, tra cui il Teatro Franco Parenti, il Teatro Dal Verme e il Teatro degli Arcimboldi, non segnalano servizi specifici legati alla mobilità ciclabile. In questi casi, la bicicletta resta una possibilità garantita dal contesto urbano, più che una componente esplicita dell’offerta culturale. Il Franco Parenti in particolare – anche in virtù del suo target – è preso d’assalto dagli spettatori in bici che però non possono fare altro che saturare tutti i pali della segnaletica lungo il marciapiede. Eppure basterebbe sacrificare un posto auto per ricavare molti posti bici. 

Roma: ecco la situazione per le biciclette, tra impegno dichiarato e ostacoli concreti 

Roma il quadro appare più frammentato, con alcune iniziative strutturate e altre realtà che evidenziano criticità legate al territorio. 
All’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e alla Casa del Jazz, la Fondazione Musica per Roma dichiara esplicitamente il proprio impegno: “la Fondazione conferma il proprio impegno concreto nella promozione dell’accessibilità green e della sostenibilità ambientale”. Le due rastrelliere installate agli ingressi del complesso nascono infatti “dalla volontà di incentivare l’utilizzo della mobilità ciclabile da parte del pubblico”. 
Di segno diverso la testimonianza del Teatro Vascello, che restituisce con chiarezza le difficoltà del contesto urbano: “sono rare le persone che vengono a teatro in bicicletta”, spiega l’ufficio stampa del teatro, citando la pendenza del quartiere (siamo a Monteverde, un po’ in altura in effetti), l’assenza di piste ciclabili e i problemi di sicurezza stradale nelle ore serali. In mancanza di infrastrutture dedicate, il teatro adotta soluzioni informali: “lasciamo la possibilità di riporre la bicicletta nel nostro foyer, oppure legata al ‘palo’ davanti al teatro”, senza aver ritenuto necessario richiedere rastrelliere al Comune. 
Per altri spazi – tra cui gli spazi della Fondazione Teatro di Roma, il Teatro dell’Opera, il Teatro Quirino – Vittorio Gassman, il Teatro Brancaccio e il Teatro Sistina – non emergono indicazioni specifiche sulla presenza di infrastrutture o servizi dedicati alla mobilità ciclabile. In questi casi, l’accesso in bici resta affidato alla praticabilità del contesto urbano, più che a una scelta dei teatri stessi, senza entrare a far parte in modo esplicito dell’esperienza spettatoriale. Bisognerebbe invece prendere maggiore consapevolezza, magari studiando le esperienze dei teatri nelle altre capitali europee. 

Un’accessibilità ancora poco tematizzata: la marginalità delle biciclette nel discorso culturale 

Nel complesso, ciò che emerge non è tanto un’assenza assoluta di infrastrutture, quanto una loro marginalità nel discorso culturale. Quando presenti, le rastrelliere sono quasi sempre esterne, pubbliche e non comunicate come parte dell’esperienza teatrale. E sono pochissimi i teatri che hanno fatto – con un’ottica da mobility management – una indagine su come arrivano in sala gli spettatori.  
La mobilità sostenibile, pur evocata nei principi, fatica a tradursi in pratiche visibili e strutturate. E se a Milano il sistema urbano contribuisce a rendere la bicicletta una scelta decisamente praticabile, a Roma le condizioni territoriali ne limitano l’uso sebbene quest’ultimo sia molto spesso un pretesto. In entrambe le città degli attori culturali importanti del tessuto urbano come i teatri dovrebbero impegnarsi ben di più nel far crescere il livello di consapevolezza su temi cruciali per la qualità della vita di tutti.

Noemi Ruggeri 

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati