Fuori Milano chiude dopo 167 anni una delle librerie più importanti d’Italia. La Tarantola di Sesto San Giovanni diventerà una farmacia

La libreria, aperta nel 1859 quando l’Italia ancora non era tale e oggi con sede a Sesto San Giovanni, fu eletta "migliore d’Italia”. È stata un posto del cuore per poeti e autori del Novecento, da Ungaretti a Eco. Abbiamo intervistato il suo proprietario

Niente più firmacopie, niente code di Natale e acquisti sotto i portici nei pomeriggi domenicali. Chiude la Libreria Tarantola di Sesto San Giovanni, appena fuori da Milano ma comunque sulla metropolitana: fermata Sesto Rondò. E verrebbe da dire che con lei scompare una delle librerie più antiche d’Italia, se non fosse che quando ha aperto – o meglio, quando se ne trova menzione per la prima volta – l’Italia unita ancora non esisteva: 1859. È però dal 1942 che la Libreria Tarantola è di casa a Sesto, un luogo ben noto agli amanti del libro il cui riconoscimento è stato coronato dal titolo, ottenuto nel 2018 dalla veneziana Fondazione Mauri, di “migliore libreria d’Italia“.

La relazione con i grandi letterati del Novecento e il Premio Bancarella

La storia della Tarantola è quella di un rifugio per amanti della poesia e letteratura italiane. Tra questi scaffali hanno trovato un porto sicuro alcuni grandi intellettuali del Novecento italiano e internazionale come Giuseppe Ungaretti e Luis Sepúlveda, Oriana Fallaci e Umberto Eco. L’omonima famiglia fondatrice – i Tarantola di Montereggio (in Lunigiana), il cui erede Giorgio è l’ultimo proprietario – sono gli stessi che nel 1952 hanno fondato con i conterranei il leggendario Premio Bancarella, l’unico riconoscimento letterario al mondo gestito interamente dai librai. Lo stesso che per ben tre volte anticipò i Nobel premiando i capolavori di Hemingway, Pasternak e Singer.

Fuori Milano chiude dopo 167 anni una delle librerie più importanti d'Italia. La Tarantola di Sesto San Giovanni diventerà una farmacia
Si svuota la libreria La Tarantola. Foto Giulia Giaume

Chiude la storica libreria La Tarantola

Salita da Montereggio prima a Monza e quindi a Sesto, la Tarantola è stata per tutti questi anni un punto di riferimento per amanti dei libri, anche antichi (venduti fino a una decina d’anni fa), e un atollo di pensiero indipendente con anche la sua piccola editrice. Centosessant’anni e sette generazioni di librai dopo, la storia della Tarantola si conclude. Un colpo al cuore per molti – e soprattutto per i sestesi, che perdono uno dei pochissimi spazi culturali autentici della città – la notizia della chiusura, lanciata dalla libreria sui propri social: “La Libreria Tarantola nei prossimi giorni chiuderà le sue porte. È una scelta serena, consapevoli di aver dato tutto e di aver ricevuto molto: dai lettori, dagli amici, dalla città. Rimane ciò che è passato tra questi scaffali: storie, idee, relazioni. Ora è giunto il momento di dedicarsi a nuovi progetti e a vecchie passioni. Grazie“.

L’addio alla Tarantola

Salutiamo un’istituzione che dal 1859 è stata il porto sicuro per generazioni di lettori, studenti e sognatori. Parliamo di una realtà che ha portato il nome di Sesto nel mondo: è stata eletta migliore libreria d’Italia, un riconoscimento che testimonia passione, impegno e dedizione e che ha portato a Sesto i grandi della letteratura“, ha risposto il sindaco della città Roberto Di Stefano. Ora cosa ne sarà dello spazio di Piazza VI Novembre? I locali, una volta esaurito lo stock (in vendita al 40% di sconto), verranno affittati alla holding Hippocrates, il cui marchio Lafarmacia (cinquecento punti vendita in Italia) espanderà i propri spazi dall’ambiente contiguo.

Intervista a Giorgio Tarantola. La chiusura della libreria e il cambiamento del mercato librario

Che risposta avete avuto in questi primi giorni dall’annuncio della chiusura?
È stata incredibile, abbiamo avuto mille persone che sono venute a salutarci.

Ora i locali andranno in affitto alla farmacia qui accanto, giusto?
È stata una scelta strategica, si è aperta questa possibilità e l’ho colta. L’investimento in libreria richiede ogni anno qualcosa come 600mila euro di libri, chiaramente con l’intento di venderli, cosa che abbiamo sempre fatto da 150 anni. E lo facevamo con serenità perché sapevamo che il mondo rimaneva più o meno costante.

Cosa è cambiato?
Adesso, secondo me, le aspettative del commercio al dettaglio e del libro sono fortemente regressive. Basta guardare a Milano, dove in questi mesi e anni hanno chiuso Milano Libri, la libreria di Piazza Scala, la Hoepli

Quello recente è diverso dagli assestamenti degli anni passati secondo lei?
Molto più rapido, sì. Ogni anno ci siamo adattati, abbiamo fatto mille presentazioni, ma adesso è un’altra cosa, e non vedo come si possa stare al passo.

Lo Stato può e deve aiutare secondo lei?
Lo Stato ha fatto qualcosa con la carta del docente e con i contributi alle biblioteche per acquistare i libri, però un sistema non può stare in piedi con gli aiuti di Stato. Se i cinema hanno chiuso, e in centro a Milano ce n’erano tantissimi, è perché il mercato va in quella direzione. Se la gente preferisce comprare online non è una tendenza che si può invertire.

Secondo lei è un peggioramento quello nazionale o internazionale?
Non entro nel giudizio, è un cambiamento. Anche il commercio al dettaglio sta cambiando perché ha dei costi importanti di gestione dei locali e del personale e deve competere con la comodità, o la pigrizia, di chi compra online.

Fuori Milano chiude dopo 167 anni una delle librerie più importanti d'Italia. La Tarantola di Sesto San Giovanni diventerà una farmacia
I firmacopie alla Tarantola

Intervista a Giorgio Tarantola. Il futuro dell’editoria e le esperienze all’orizzonte

All’interno di questo panorama lei vede il Bancarella, che è così legato alla storia della sua famiglia, come una di quelle cose che può resistere?
I premi letterari sicuramente resisteranno: la gente trova piacere nella partecipazione. Così tanto che si creano dei paradossi: quando i clienti vengono in libreria comprano poco e chiedono sempre lo sconto, poi vanno al Salone del Libro di Torino e lì pagano il biglietto per entrare e poi comprano comunque. Evidentemente c’è questo piacere della comunità, della condivisione: quello che funziona è l’esperienza.

Tutta la conoscenza accumulata in questo luogo, e in generale dalla famiglia Tarantola, avrà un luogo in cui manifestarsi?
Mi hanno già chiamato diversi scrittori, anche importanti, per dirmi di fare qualcosa insieme. Uno – il nome non glielo posso fare – mi ha chiesto mille volte di fare un festival in una grande città letteraria: probabilmente qualcosa farò.

Non si parlerebbe di riaprire la libreria, però.
No, se faccio qualcosa sarà un impegno personale, per piacere ma con un taglio professionale. Non sarebbe più qualcosa di così totalizzante come la libreria: ci lavoro 10 ore al giorno, dalla mattina alla sera, sabato, domenica e dicembre compresi, e soprattutto con un investimento finanziario personale importante.

Starebbe sempre nel mondo del libro?
C’è anche l’idea di unirlo a qualcosa d’altro: io ho fatto per tanti anni nel tennis, ho fatto l’arbitro di Wimbledon, ho lavorato per le Olimpiadi. Magari qualcosa nello sport e qualcosa nell’editoria, insieme.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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