Cultura, formazione, autocostruzione: a Sassari la rigenerazione si fa insieme
Restituire alla città sarda una “casa per tutti”, ovvero un luogo aperto alla partecipazione e alla fruizione anche culturale, è l’obiettivo del progetto quadriennale WIP – Work in POLISS. Pensarlo e costruirlo insieme alla comunità locale è il metodo adottato. Tutta la storia
Circa il 10% della popolazione residente a Sassari vive nel quartiere di Monte Rosello. Stiamo parlando di poco più di 12.400 persone; oltre il 12% di loro ha superato i 75 anni. In questo quadrante periferico della città sarda, oggi afflitto da una serie di criticità, su iniziativa dell’amministrazione giudiziaria, all’inizio degli Anni Duemila è stato realizzato un centro destinato ad accogliere i figli e i familiari dei detenuti. Ribattezzato Poliss, ha assolto a tale funzione per alcuni anni; con il passare del tempo si è poi qualificato come un luogo sottoimpiegato e dal potenziale largamente inespresso. Almeno fin qui. Entro il 2030 il progetto di rigenerazione urbana e sociale WIP – Work in Poliss intende rilanciarlo, ridefinendone utilizzi, immagine, reputazione così da contribuire a sanare l’attuale carenza locale di spazi aggregativi. Un lavoro ambizioso, che verrà condotto nei suoi spazi, interni ed esterni, insieme alla comunità locale, incluse le fasce più fragili e i giovani. Il coinvolgimento attivo della cittadinanza e il commoning sono aspetti essenziali per comprendere lo spirito e il senso di questa operazione, che riconduce il concetto di rigenerazione al suo significato più autentico. Fa infatti leva su forme di partecipazione in cui la piena riattivazione del bene pubblico passa attraverso le pratiche dell’ascolto, dello scambio continuo, dell’autocostruzione e della co-progettazione.
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Il progetto di rigenerazione urbana e sociale WIP – Work in Poliss
“Attraverso WIP puntiamo a sviluppare risorse: individuali, di rete, di associazioni, di comunità. Siamo di fronte a un’esperienza di rigenerazione sociale, basata su una forma di intelligenza che definiamo multipla” spiega ad Artribune Paola Salvadori, project manager di Officine Condivise APS, soggetto capofila di WIP. Sostenuto finanziariamente dalla Fondazione Baggi Sisini e dalla Fondazione con il Sud (al momento con 300mila euro), e con il Comune di Sassari e il Centro per la Giustizia minorile per la Sardegna tra i partner istituzionali in campo, l’iter si avvale dall’ormai solida esperienza maturata negli anni dal collettivo orizzontale, scelto come responsabile per la rigenerazione e progettazione architettonica e urbana del sito. “WIP vuole allargare lo sguardo del quartiere e della città. E vuole anche veicolare l’educazione attraverso la bellezza e la cura” racconta Nasrin Mohiti Asli, coordinatrice del progetto per orizzontale. Per farlo la prospettiva temporale estesa su quattro anni è quella considerata da entrambe come la più adeguata. “Può sembrare un tempo lungo, ma questo tipo di processo ha in realtà bisogno di un certo periodo per stabilizzarsi, per comprendere al meglio peculiarità e bisogni, per coinvolgere anche altre realtà inizialmente distanti” precisa Salvadori, ripercorrendo la genesi di WIP.

Fare rigenerazione e consolidare una comunità nella periferia di Sassari
Dal punto di vista urbano, il centro Poliss insiste in una zona centrale del quartiere sassarese (in Via Baldedda, 15); con un’estensione di circa un ettaro, include un edificio principale di 200 mq, un secondo volume su due livelli di circa 100 mq e una pluralità di spazi esterni. Il lavoro di rigenerazione recentemente avviato si compie su due binari paralleli. Da parte Officine Condivise APS promuove gli incontri del cosiddetto Tavolo Ri.So (acronimo di Rigenerazione e Sostenibilità), un “format” che attraverso oltre 30 appuntamenti e 16 eventi affiancherà negli anni la trasformazione urbana del sito accogliendo proposte, domande e segnalazioni da chiunque desideri avanzarle. Un presidio, in altre parole, per costruire una relazione feconda, trasparente e fattiva con le realtà locali. Lo scorso 15 aprile 2026 si è tenuto il primo appuntamento di questo ciclo; alla presenza di Marcella Iannuzzi dell’associazione Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà è stato approfondito il tema del “Lessico comune sui temi della gestione condivisa dei beni comuni”. Per il mese prossimo, dal 18 al 30 maggio, è invece in programma il primo dei cantieri di autocostruzione che si terranno a frequenza annuale. “Ci occuperemo della soglia, dell’ingresso del centro” anticipa Mohiti Asli, chiarendo che in seguito allo studio dell’area si è scelto di associare un preciso ambito spaziale a ciascun anno di WIP. E, dunque, come cambierà Poliss?

Il collettivo orizzontale in campo nel progetto sardo WIP – Work in Poliss
“Per comunicare il progetto non utilizziamo il rendering, ma viste illustrate perché il progetto si modellerà e adatterà alle esigenze di chi abiterà il luogo. A maggio nel cantiere di autocostruzione lavoreremo con legno ed altri materiali. Cominciamo ridefinendo il rapporto del centro con la città e il quartiere, dunque riqualificando l’accesso” chiarisce la progettista, aggiungendo che “si vuole trasformare il luogo e, nello stesso tempo, si intende fornire gli strumenti per prendersene cura in maniera stabile, sviluppando anche un senso di appartenenza”. Un proposito che si riflette nelle modalità scelte per lo svolgimento del cantiere, al quale si può partecipare candidandosi attraverso un form online. In 100 ore complessive, durante le quali sarà anche possibile apprendere diverse tecniche, tra cui la carpenteria lignea, il team di orizzontale, le maestranze locali e i volontari opereranno in loco, insieme. Guardando al futuro, il 2027 sarà l’anno focalizzato sugli spazi verdi del centro, ovvero su una porzione del sito alla quale Mohiti Asli riconosce già delle qualità spaziali. “Al momento è in larga parte in stato di abbandono, ma ha delle grandi potenzialità. La nostra aspettativa è quella di riabitare il giardino, introducendo funzioni e attività che siano agenti di crescita dello spazio. Oltre all’architettura temporanea e agli strumenti dell’edilizia tradizionale, pensiamo di piantumare nuove essenze, riparare e riusare le serre presenti per farne un orto urbano, sostituire gli attrezzi del percorso sportivo e i giochi. Anche a livello simbolico il giardino può avere un ruolo centrale, perché è un luogo di cura e relazione per ogni comunità”.
Quattro anni di WIP e quattro precisi obiettivi da raggiungere
L’attenzione verso la dimensione vegetale e verde rappresenta, del resto, una delle tre macro-aree di progetto, accanto a quella culturale e a quella ludico-sportiva. Su questi due ambiti si focalizzerà l’azione di WIP nel biennio 2028-2029, con un lavoro su accessibilità e fruibilità dell’esistente campetto da calcio prima e sulla riqualificazione della cavea in seguito, così da impiegarla come polo all’aperto per la sperimentazione culturale nelle sue diverse forme, musica inclusa. Il traguardo finale è fissato per il 2030, con l’avvenuta riattivazione di tutte le aree oggi da rigenerare e l’auspicio di aver posto le basi per rendere questo luogo non solo utile e attrattivo, ma soprattutto il fulcro di un sentimento di responsabilità condiviso dalla comunità di Monte Rosello.
Valentina Silvestrini
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