Un artista argentino inaugura a Torino le attività di un nuovissimo spazio dedicato alla fotografia
Attivare processi collaborativi legati al medium fotografico, questa l’intenzione di K! nuovo spazio nel quartiere San Salvario dedicato alla fotografia partecipata che inaugura con un progetto corale dell’artista argentino Emilio Nasser
Mentre Torino si appresta a ospitare la terza edizione del EXPOSED Photo Festival, e mentre è in arrivo la fiera di fotografia The Phair, apre in centro un nuovissimo luogo di ricerca e produzione fotografica che rafforza ancora una volta l’identità artistico-culturale del capoluogo piemontese. Stiamo parlando di K!, l’ultimo progetto curatoriale del collettivo Kublaiklan composto da Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Elsa Moro, e Aleksander Masseroli Mazurkiewicz.

Il nuovo spazio K! del collettivo Kublaiklan a Torino
Situato nello storico quartiere di San Salvario (a pochi minuti dalla stazione di Porta Nuova), lo spazio nasce con l’intento di tracciare e sviluppare percorsi di ricerca, formazione e produzione, incentrati sul potere relazionale della fotografia: un obiettivo ben preciso che prenderà forma attraverso progetti collaborativi e residenze artistiche atte a stabilire momenti di scambio e di incontro con la comunità. Il mezzo fotografico si fa così veicolo di esperienze, connessioni e saperi, in grado di tessere un dialogo inedito con il territorio. Colonna portante di K! è infatti una programmazione, rivolta principalmente alle pratiche partecipative, che si svilupperà tramite talk, workshop, incontri pubblici e mostre. In puro stile Kublaiklan, un occhio di riguardo verrà dedicato anche ai concetti di archivio, con l’allestimento di una biblioteca di libri e photobook sulla fotografia collaborativa – consultabile su appuntamento – e di educazione visiva.
La leggenda della Cornuda reinterpretata da Emilio Nasser in mostra a Torino
A inaugurare lo spazio è l’autore argentino, di base in Svizzera, Emilio Nasser (Argentina, 1980) con La Cornuda de Tlacotalpan: un progetto espositivo che parte dalla figura misteriosa della Cornuda – tratta una leggenda in via di estinzione diffusa nella città messicana di Tlacotalpan, nello stato di Veracruz – per reinterpretarne il mito mediante l’immaginazione della comunità locale. Descritta dai pescatori del posto come una spaventosa creatura munita di corna con le quali afferra le sue prede per trascinarle nelle profondità del fiume Papaloapan, la Cornuda prendeva spesso vita dalle storie che le madri raccontavano ai propri figli per metterli in guardia dalle insidie del corso d’acqua. Nel tentativo di recuperare questa narrazione dall’oblio dettato dalla contemporaneità, Nasser ha deciso di rivisitarla coinvolgendo la comunità di Tlacotalpan con le sue singole memorie. Per fare ciò, l’artista ha lavorato a una vera e propria ricostruzione collettiva chiedendo agli abitanti della città dapprima di trascrivere e disegnare la propria versione della storia e, in un secondo momento, di riportarla poeticamente in vita indossando delle maschere di fango e detriti costruite da Nasser stesso.
Da K! a Torino la mostra dell’artista argentino Emilio Nasser
Quello che si può vedere e ammirare da K! è in definitiva il ritratto corale di un’entità multiforme che si rannida ancora in una memoria condivisa: un identikit caleidoscopico che si fa largo attraverso fotografie, appunti trascritti, e disegni su parete. Si tratta del tentativo di salvaguardare qualcosa di invisibile (ma non per questo di poco conto), un proposito che emerge anche dall’emblematica domanda riportata nello spazio: “Quando non credi in qualcosa, questa smette di esistere?”.
Il valore critico della fotografia nella ricerca di Nasser da K! a Torino
Seppure l’approccio utilizzato da Nasser non sia proprio originalissimo – soprattutto se si considera l’eccessivo utilizzo in manifestazioni di respiro internazionale come (d)OCUMENTA o La Biennale di Venezia –, gli interrogativi che emergono dalla mostra invitano lo spettatore a interrogarsi sul significato attuale del dare valore alle cose: che si tratti di un manufatto artistico, di una leggenda sommersa, o di un ricordo d’infanzia poco importa; quel che conta, ancora una volta, è valorizzare ciò che ci unisce e che ci rende umani.
Come affermano d’altro canto gli stessi membri di Kublaiklan: “Siamo interessati a sviluppare pratiche che coinvolgano direttamente le persone fotografate, favorendo narrazioni stratificate e polifoniche e superando la visione del fotografo come autore solitario. La fotografia, intesa come strumento critico, è in grado di stimolare pluralità di sguardi, educare alla diversità e rafforzare il senso di appartenenza. Oggi non ha soltanto il compito di rappresentare il tempo in cui viviamo, ma può contribuire a ricucire la frattura tra individuo e contesto sociale e culturale.”
Kublaiklan e “L’ora di fotografia” nel nuovo spazio di Torino
Le attività del collettivo non finiscono qui. Parallelamente all’apertura di K!, Kublaiklan è ultimamente alle prese con L’ora di fotografia, un programma di sostegno alla produzione artistica e all’educazione visiva realizzato in collaborazione con Fondazione Alfaparf. Concepito con la volontà di sostenere e diffondere una consapevolezza critica del linguaggio visivo, il progetto prevede la realizzazione di residenze artistiche all’interno di scuole secondarie di secondo grado.
A sancire l’inizio del programma di residenze è nuovamente Emilio Nasser, a cui successivamente seguiranno Hicham Benohoud, Ilaria Turba, Matteo de Mayda, e Karla Hiraldo Voleau.
Valerio Veneruso
Torino // fino all’8 maggio 2026
La Cornuda de Tlacotalpan. Emilio Nasser
SPAZIO K!
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