Gli animali che siamo. La nuova metamorfosi dell’appartamento-showroom Casaornella a Milano

Lo spazio della designer Maria Vittoria Paggini a due passi dai Navigli cambia faccia, e atmosfera, a ogni Design Week. L’allestimento per quella del 2026 è una riflessione sulla natura umana, tra istinto e maschere sociali

Non c’erano i computer, e non c’erano i social, nel 1966, l’anno in cui Caterina Caselli cantava “la verità mi fa male lo so” con il caschetto biondo e gli occhi bistrati, e neppure nel 1978, quando Patty Pravo alludeva con la sua voce suadente a cose che accadevano ma che era “meglio non dire”. Non esisteva ancora Instagram nel 1996, quando una giovane Gerardina Trovato intonava la sua Piccoli ma grandi con un verso che recita “siamo sempre più sinceri se diciamo una bugia”, in cui la prima persona plurale è quella di un’intera generazione al tempo stesso spavalda e frastornata. Tutti i pezzi citati, che hanno come minimo comune denominatore il fatto di fare in qualche modo riferimento alle maschere che si indossano in società, fanno parte della colonna sonora studiata da Maria Vittoria Paggini (Arezzo, 1986) per la nuova edizione della sua Casaornella. Una soundtrack che spazia dal grande cantautorato italiano, da Mina a Luigi Tenco, a generi diversi come il folk o il nu-disco, a cavallo tra dance e musica elettronica.

Casaornella: una casa-showroom che cambia pelle ogni anno

Casaornella è l’appartamento al secondo piano di un palazzo déco in Via Conca del Naviglio 10 dove l’interior designer toscana abita quando si trova a Milano, ed è anche uno spazio espositivo permanente che ogni anno subisce una ristrutturazione totale e viene aperto al pubblico durante la Design Week. Una casa-galleria in evoluzione continua con arredi creati su misura insieme a partner industriali, lavori di design emergenti e opere d’arte. I riferimenti alla musica leggera si moltiplicano fin dalla prima edizione, nel 2023: nel titolo c’era già un omaggio all’Ornella più famosa della canzone italiana, quella che di cognome faceva Vanoni, scomparsa pochi mesi fa, reso da una fan che ha l’abitudine di disegnare ascoltando i suoi vinili.

L’animale sociale dentro ognuno di noi da Casaornella

Ogni nuovo allestimento è guidato da un filo rosso che lega tra loro tutti dettagli. Per l’edizione 2026, dal  si è scelto di mettere sotto la lente di ingrandimento l’Animale Sociale – questo il titolo, accompagnato da un sottotitolo, Nessuno mi può giudicare, ancora una volta tratto da una canzone – che alberga in ciascuno di noi e di costruire una riflessione ironica, ma non amara, sulle relazioni al tempo del digitale. “I temi trattati sono sempre legati a dei miei percorsi interiori, per me questi progetti rappresentano un modo per far vedere il mio lavoro ma anche una forma di auto-terapia, un modo per ragionare su qualcosa che mi sta girando in testa e, a volte, per cercare di migliorare certi aspetti del mio carattere”, spiega la designer. “Porno chic, per esempio, il tema del 2024, nasceva dal desiderio di riconoscere e abbracciare alcune mie fragilità. Poi è arrivato Mediterranea – Andamento lento, con un senso di liberazione legato al viaggio e la volontà di creare una casa che mi facesse stare bene. Oggi c’è la voglia di recuperare un senso di immediatezza e di autenticità nei rapporti umani e di smettere di nasconderci dietro agli schermi. L’animale di cui parlo non c’entra con le fantasie animalier, semmai col fatto che una volta eravamo tutti più bestiali e che poi, con l’evoluzione, abbiamo un po’ perso l’istintività propria degli animali”.

Casaornella, Milano Design Week 2026
Casaornella, Milano Design Week 2026

L’allestimento di Casaornella: uno spazio fluido e senza porte

Tradotto in termini spaziali, questo tema si concretizza in una planimetria senza chiusure, in uno spazio fluido nel quale non ci sono porte e gli ambienti comunicano tra loro attraverso grandi aperture. “La casa diventa un organismo attraversabile, ma questo non vuol certo dire che tutto sia permesso. Anzi, stabilire dei confini in maniera meno convenzionale, per esempio chiudere la toilette semplicemente con una tenda, dovrebbe obbligare i visitatori a porsi il problema del rispetto del prossimo e a capire che la libertà di ognuno finisce dove comincia quella dell’altro”, precisa Paggini. Tra gli elementi che possiamo anticipare, in un contesto generale dal sapore futuristico in cui dominano le tonalità pastello, una cucina molto particolare realizzata su misura da Turati Cucine su progetto della designer con un grande armadio-dispensa specchiante punteggiato da tessere cromatiche e sottolineato in alcuni suoi punti da inserti retroilluminati. O, ancora, una sala da bagno concepita come un salottino accogliente nei toni del verde e dell’azzurro impreziosito da bassorilievi realizzati con pittura a gouache e stucchi decorativi. Non un semplice antibagno, insomma, ma un luogo, l’ennesimo nell’economia della casa, dove le persone possano ritrovarsi e liberare gli “animali sociali” che custodiscono dentro di sé. “Io, per esempio”, conclude la designer, “sono sempre stata affascinata dalle scimmie, fin da bambina. Nella vita, però, mi sento più simile a un gatto, indipendente e bisognoso di bilanciare la socialità con dei momenti di solitudine”. 

Giulia Marani

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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