Valorizzare l’alta sartoria. Issey Miyake e Ensamble Studio insieme al Fuorisalone 2026
I prototipi di arredi presentati a Milano da Satoshi Kondo e dagli architetti dello studio spagnolo sono nati con una missione: studiare le potenzialità creative e costruttive di un sottoprodotto della lavorazione dei celebri abiti plissettati della maison giapponese
La Ca’n Terra, la “casa della terra” realizzata da Ensamble Studio sull’isola di Maiorca, è quasi un’allegoria dello scavo nella materia che caratterizza il lavoro dello studio madrileno. Si tratta, infatti, di uno spazio ritrovato all’interno di una grotta scavata nel terreno, un’ex cava di arenaria abbandonata da tempo, e reinventato come abitazione con un grande rispetto per la pietra grezza che dominava, e continua a dominare, il progetto. Appare naturale, quindi, che Satoshi Kondo, uno dei direttori del Miyake Design Studio di Issey Miyake, abbia scelto questo luogo per agganciare i fondatori di Ensamble, gli architetti Antón García-Abril and Débora Mesa, e proporre loro di approfondire in maniera libera e personale un nuovo materiale.
Il Paper Log, una materia residuale da valorizzare
L’oggetto misterioso sul quale ha chiesto loro di concentrarsi ha un aspetto che può ricordare quello di un ceppo di legno, ma non lo è. Si tratta, in realtà, di un rotolo di carta plissettata compattata che viene chiamato Paper Log (tronco di carta) e rappresenta lo scarto o il sottoprodotto, del processo industriale di plissettatura dei capi di abbigliamento della casa di moda giapponese. La tecnica particolare usata da Issey Miyake prevede, infatti, che gli abiti confezionati con tessuti termosensibili e già rifiniti vengano inseriti in un macchinario che imprimerà su di loro le iconiche pieghe a fisarmonica, protetti da due strati di carta destinati giocoforza a ricevere lo stesso trattamento. I “tronchi” prodotti in questo modo sono tantissimi – in media 25 al giorno per ciascuno degli stabilimenti del brand – e hanno una loro qualità estetica: la carta, a contatto con i capi assorbe parte dei loro pigmenti colorati tingendosi di sfumature delicate e imprevedibili che rendono ogni Paper Log unico e diverso da tutti gli altri.

Il “core” e la “shell” del progetto: prototipi di mobili creati dai rotoli o dalla carta plissettata distesa
La scommessa di Kondo è di provare a trasformarli in oggetti di design senza snaturare le loro caratteristiche. Insieme al suo team, ha provato a sezionare i tronchi di carta usando una serie di attrezzi più o meno tecnologici, dal semplice scalpello alle macchine per il taglio a getto d’acqua, e a rinforzarli con leganti differenti, cere o resine di varia natura, portandoli ad avere una consistenza quasi litica. Gli esiti di questa sperimentazione, una serie di prototipi che esplorano le potenzialità del Paper Log come materiale con cui costruire cose proseguendo la strada imboccata in occasione della sfilata Primavera-Estate 2025, quando gli spettatori erano stati fatti accomodare su semplici sgabelli di carta compressa, saranno esposti nello showroom di Via Bagutta durante il Fuorisalone 2026 nell’ambito della mostra The Paper Log: Shell and Core. Insieme a loro, che nel binomio evocato dal titolo incarnano il “core”, il nucleo, troveremo anche i frutti della ricerca, più speculativa e artistica, portata avanti da Ensamble Studio. Gli architetti spagnoli hanno lavorato sulla “shell”, la pelle o l’involucro, usando come punto di partenza non il cilindro compatto ma la carta plissettata distesa, con la quale hanno creato delle forme scultoree che incorporano oggetti quotidiani come una lampada o una sedia. L’operazione si nutre di riferimenti visivi che vanno dalla plissettatura di Miyake all’arte del periodo rinascimentale e barocco e in particolare al panneggio usato da Michelangelo nella Pietà o da Gian Lorenzo Bernini nella sua Estasi di Santa Teresa d’Avila.

La parola a Ensamble Studio: la piega come memoria del gesto
“La memoria dei materiali è un concetto molto importante per noi, perciò abbiamo voluto creare degli arredi che conservassero traccia della lavorazione dalla quale provengono. Abbiamo cominciato a piegare la carta in tanti modi diversi e abbiamo cercato di capire quale fosse il numero minimo di pieghe che ci avrebbe permesso di fare qualcosa di interessante mantenendo però l’identità e la logica della plissettatura di Issey Miyake”, spiega Débora Mesa. “La domanda che ci siamo fatti è la seguente: uno a che punto può spingersi un materiale prima di perdere la sua riconoscibilità?”.
“Una volta individuata la forma giusta, il problema è diventato come fissarla in un istante di tempo preciso”, prosegue Antón García–Abril. “Per rendere la carta più resistente senza tradirla abbiamo sperimentato diversi tipi di cere e resine, qualche volta anche con l’aggiunta di lattice o vetroresina. Lo abbiamo fatto in prima persona, con le nostre mani. Questi pezzi sono il risultato di un pensiero ma anche di un’azione performativa, un’esperienza inusuale per noi che essendo architetti siamo più abituati a elaborare dei masterplan”.
Giulia Marani
Issey Miyake, The Paper Log: Shell and Core
Dal 21 aprile al 5 maggio
Via Bagutta, 12
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