Tre cose che il Fuorisalone dovrebbe fare (e non fa) per migliorare la qualità della vita di Milano
Al debutto di una nuova edizione del Fuorisalone, è Tommaso Goisis, attivista ed esperto in politiche urbane e forme di partecipazione, a proporre tre idee per rendere la Milano Design Week un evento più utile e giusto, con benefici di lunga durata per la città e per chi ci vive
Da Piazza Duomo, dove i più mattinieri si sono ritrovati in compagnia di Maurizio Cattelan e Nicolas Ballario alle prime ore del giorno di lunedì 20 aprile, per una speciale colazione-baratto, la Milano Design Week ha preso ufficialmente il via. Per una settimana, fino a domenica 26 aprile, animerà la città con oltre 1850 eventi tematici, in concomitanza con il Salone del Mobile.
L’impatto della Design Week su Milano
Un grande evento destinato a catalizzare i riflettori e a movimentare un gran numero di persone (300mila i visitatori attesi), con la consueta frenesia e sovrabbondanza di appuntamenti – inaugurazioni, aperitivi, party esclusivi a corollario delle iniziative culturali meritevoli di essere seguite – che caratterizza il Fuorisalone.
Ma c’è anche chi si interroga, guardando oltre l’impatto immediato della rassegna, sulle potenzialità in prospettiva della Milano Design Week. Perché “i grandi eventi nelle grandi città non sono mai neutri; sono sempre un segnale utile a comprendere dove vuole andare una città, se si ha in testa la direzione”, sottolinea Tommaso Goisis in un accurato contenuto video condiviso sulla sua pagina Instagram.
Le 3 idee di Tommaso Goisis per rendere la Milano Design Week un evento più giusto
Esperto in politiche urbane e in forme di partecipazione, in passato policy maker in due assessorati di Palazzo Marino oltre che docente in Public Governance, Goisis è attivista molto presente e seguito a Milano. E in apertura dell’edizione 2026 della Design Week ha scelto di mettere in fila tre idee che se sviluppate porterebbero a configurare un evento più giusto, con benefici di lunga durata per chi vive e lavora in città. Idee semplici, ma efficaci, che vale la pena riprendere.
Spazio pubblico, prodotti e servizi per i cittadini: come dovrebbe agire la Design Week
Innanzitutto, portare il design nei luoghi abitualmente vissuti dalle persone che lavorano a Milano. Dunque presso le fermate del trasporto pubblico, davanti alle scuole e agli uffici. Per far sì che la fruizione del bello non sia un privilegio appannaggio esclusivo di chi può disporre di tempo libero.
Ma soprattutto, spiega Goisis, “usiamo la Design Week per accelerare il cambiamento dello spazio pubblico”. Se durante la settimana del Fuorisalone è possibile pedonalizzare temporaneamente i distretti in cui si concentrano la maggior parte degli eventi (Via Tortona, Brera, Via Durini), perché non sperimentare questa soluzione anche nelle zone che possono contare su progetti di pedonalizzazione già pronti, per testarli nell’ottica di un’applicazione permanente?
Inoltre, il design – come sua missione primaria – dovrebbe migliorare la qualità della vita quotidiana. E allora, propone Goisis, “interroghiamo 50 designer da tutto il mondo su quali prodotti e servizi possono essere disegnati per rendere più facile vivere e lavorare a Milano”.
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