La nuova collezione di Louis Vuitton porta nell’abbigliamento la pittura di un artista ucraino

Nella collezione Autunno-Inverno 2026 della maison francese l’immaginario pastorale si intreccia con la pittura di Nazar Strelyaev-Nazarko. Così pecore e agnelli diventano protagonisti degli abiti-quadro

Il 10 marzo alla Cour Carrée del Louvre, a Parigi, Louis Vuitton ha presentato la collezione Autunno-Inverno 2026 firmata da Nicolas Ghesquière. La sfilata, ambientata in uno spazio costruito come un paesaggio astratto e attraversabile, ha tradotto in forma visiva l’idea di viaggio che attraversa l’intera collezione, ispirata al percorso del fondatore dalla regione del Giura alla capitale francese. All’interno di questo impianto, tra scenografia e costruzione del look, si inserisce anche la collaborazione con il giovane artista ucraino Nazar Strelyaev-Nazarko (Kharkiv, 1998), le cui opere vengono integrate direttamente nei capi, contribuendo a definire uno dei livelli più significativi della collezione.

Louis Vuitton, collezione Woman FW26. Filippo Fior & Team
Louis Vuitton, collezione Woman FW26. Filippo Fior & Team

Il codice pastorale nella collezione Louis Vuitton

Nella collezione Fall/Winter 2026 di Louis Vuitton emerge un immaginario pastorale costruito attraverso scelte formali precise e riferimenti riconoscibili. La maison si allontana dall’estetica urbana per orientarsi verso una dimensione rurale, legata alla vita all’aperto. Questa direzione non è improvvisa: da diverse stagioni Louis Vuitton lavora sugli archetipi del workwear, del costume storico ed etnico. In questa collezione, il riferimento si concentra sulle tradizioni pastorali, traducendo nel linguaggio della moda le forme dell’abbigliamento legate alla conduzione del gregge in ambienti montani. I capi voluminosi, con spalle geometriche e proporzioni espanse richiamano abiti da pascolo diffusi in contesti geografici diversi, costruendo un’immagine quasi universale.

Louis Vuitton tra funzionalità ed estetica

Ogni elemento risponde a una logica funzionale: proteggere il corpo, mantenerlo caldo, senza limitare il movimento. La stratificazione dei materiali si sviluppa in modo non gerarchico, seguendo una logica al tempo stesso intuitiva e funzionale. All’interno di questa costruzione visiva si inserisce anche l’arte contemporanea, che non appare come elemento decorativo, ma come ulteriore livello di stratificazione. Le opere integrate nella collezione condividono con i capi una struttura aperta alla lettura, in cui significati diversi coesistono senza essere completamente stabilizzati.

“Capi da galleria” con la pittura di Nazar Strelyaev-Nazarko

All’interno di questo impianto si inseriscono le opere di Nazar Strelyaev-Nazarko, applicate direttamente sui capi: lungo una manica, sulla schiena di una giacca o sul fronte di una gonna, talvolta fino a coprire elementi funzionali come le tasche. L’immagine non è accessoria, ma entra nella costruzione del look, diventandone parte strutturale.

Chi è Nazar Strelyaev-Nazarko

Strelyaev-Nazarko si è formato a Kharkiv, prima di intraprendere il master alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Questa doppia formazione si riflette in una pratica pittorica che unisce rigore tecnico e apertura a un contesto contemporaneo. Le opere dalla serie Paramnesia, realizzate nel 2023 e provenienti da due collezioni private, raffigurano piccoli agnelli che indossano stivali sproporzionati. L’immagine si costruisce su una tensione immediata: da un lato l’agnello, tradizionalmente associato a purezza, ingenuità e dimensione ludica; dall’altro, gli stivali, oggetti pesanti, grezzi, usurati, estranei al corpo che li indossa. Questa tensione non nasce da un programma simbolico esplicito, ma da un processo intuitivo. Tuttavia, nel momento in cui l’immagine viene sottratta al contesto dello studio o della collezione privata e trasferita sui capi, il suo funzionamento cambia. Inserita nella collezione, l’opera viene riletta: il contrasto tra leggerezza e peso, tra fragilità e protezione, si allinea con l’immaginario pastorale costruito dalla collezione stessa.

Le collaborazioni tra moda e arte

In questo passaggio, l’immagine non perde complessità, ma ne acquisisce una nuova. Il significato non è più legato solo alla sua origine pittorica, ma si ridefinisce attraverso il contesto della moda, producendo una lettura diversa, aperta e instabile.Le collaborazioni tra moda e arte non sono una novità per i brand del lusso. La stessa Louis Vuitton ha lavorato con artisti come Takashi Murakami e Yayoi Kusama, in operazioni fortemente orientate alla traduzione commerciale della loro estetica in pattern riconoscibili e riproducibili.In questi casi, l’opera viene semplificata e resa compatibile con il linguaggio del brand, mantenendo un alto grado di controllo sulla sua lettura.

… e la peculiarità del caso Strelyaev-Nazarko

Il caso di Nazar Strelyaev-Nazarko introduce, invece, uno scarto. Si tratta di un artista giovane, le cui immagini figurative non sono pensate per una trasposizione immediata nella moda e conservano una tensione non completamente risolta.Anche le modalità di inserimento sono diverse: le opere non diventano pattern, ma immagini riconoscibili, applicate direttamente sui capi e integrate nella loro struttura. Questo permette all’immagine di non essere completamente assorbita, mantenendo un margine di ambiguità.In questo senso, il lavoro di Strelyaev-Nazarko segnala un possibile spostamento: non più solo citazione o traduzione stilistica, ma integrazione di immagini che conservano una relativa autonomia all’interno del sistema del brand.

Valeria Radkevych

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Valeria Radkevych

Valeria Radkevych

Valeria Radkevych (1995, Lugansk, Ucraina) è una curatrice e ricercatrice indipendente. Ha conseguito una laurea magistrale in arti visive con doppio titolo, condiviso tra l'Università di Bologna e la Paris 1 – Panthéon Sorbonne. La sua ricerca, avviata con la…

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