Il colto simposio su moda&design di Prada quest’anno si svolgerà nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano

Nei luoghi dove Leonardo Da Vinci ha dipinto la sua Ultima Cena e Bramante ha avviato un ambizioso progetto di ampliamento, si tiene la quinta edizione di “Prada Frames”. Durante la Milano Design Week 2026

Santa Maria delle Grazie a Milano è il luogo dove Leonardo Da Vinci ha dipinto il suo capolavoro, l’Ultima Cena, e Donato Bramante ha avviato un ambizioso progetto di ampliamento e ristrutturazione del convento domenicano delle Grazie. Ora questo tempio del sacro e dell’arte si trasformerà per tre giorni in quello della moda e del design. Dal 19 al 21 aprile 2026 accoglierà, infatti, Prada Frames: il simposio annuale, curato dallo studio di design e ricerca Formafantasma, che si svolge da cinque edizioni in parallelo al Salone del Mobile 2026 di Milano per esplorare argomenti contemporanei attraverso molteplici prospettive, e per spostare l’attenzione dal prodotto (che sia fashion o di design) alle idee.

La storia di Santa Maria delle Grazie e del cenacolo vinciano

In pieno centro a Milano si trova uno dei gioielli del Rinascimento italiano: la Basilica di Santa Maria delle Grazie con l’attiguo Cenacolo Vinciano, dove sul muro dell’allora refettorio del Convento, tra  il 1494 e il 1497, per volere di Ludovico il Moro, Leonardo da Vinci ha dipinto  l’Ultima Cena. La cappella dedicata alla Vergine del Rosario, tuttora esistente sul lato sinistro della chiesa, rappresenta, invece, probabilmente il primo nucleo del complesso dedicato a Santa Maria delle Grazie, come omaggio al significato simbolico di questa cappella, fin dalla sua costruzione nel 1463. La Basilica è stata poi in gran parte modificata, nell’arco di poco più di trent’anni. Tra le innovazioni più significative è senz’altro da ricordare l’eliminazione della divisione in navate e cappelle da parte di Donato Bramante che ha progettato al suo posto uno spazio cubico, sormontato da una cupola. E proprio nella Sacrestia, uno spazio rinascimentale tradizionalmente attribuito a Bramante, caratterizzato da armadi intarsiati con scene bibliche dei primi del Cinquecento, opera di Domenico e Francesco Morone, si terranno le lezioni di Prada Frames.

Prada Frames
Prada Frames

La storia di Prada Frames

Prada Frames è un progetto, avviato nel 2022 dal noto marchio di moda, con un approccio scientifico ma al tempo stesso educativo e informativo. Si presenta come un simposio che ruota attorno a un tema diverso per ogni edizione in contesti sempre museali o dal sapore finemente intellettuale. Il primo, On Forest, si è concentrato sull’ambiente forestale, analizzando le logiche che governano la moderna industria del legno. Il successivo Materials in Flux, tenutosi a Hong Kong e poi a Milano, ha esplorato le implicazioni etiche ed estetiche dei materiali. Being Home ha esaminato, presso la Casa Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore di Milano, l’ambiente abitativo come struttura per affrontare sfide contemporanee. In Transit ha offerto uno sguardo prismatico sull’infrastruttura come sistema dinamico e sfaccettato che consente, limita e plasma il movimento di persone, merci, dati ed energia. Le sessioni si sono tenute, in quell’occasione, a bordo del treno Arlecchino, disegnato da Gio Ponti e Giulio Minoletti, e nel Padiglione Reale della Stazione Centrale.

“In Sight”: il tema di Prada Frames 2026

Quest’anno, sotto il titolo In Sight, Prada Frames riflette sul potere delle immagini e sulle loro interconnessioni con la cultura e la società. “Intorno alle immagini, oggi, si intrecciano numerose sfide e contraddizioni. Non più documentazione affidabile della verità, esse esprimono una tensione tra il reale e il rappresentato, con distinzioni sempre più sfumate tra ciò che è opera dell’uomo e quanto è generato dalle macchine”, spiegano gli organizzatori. “Di conseguenza, i punti di riferimento si sgretolano, complicando la capacità di distinguere le informazioni affidabili da quelle inventate. In aggiunta, la produzione di immagini, lungi dall’essere immateriale, ha un profondo impatto materiale. Si basa su un’infrastruttura che comprende l’estrazione di risorse, il consumo di energia, l’archiviazione dei dati e forme di lavoro spesso invisibili”. Il simposio si snoda attraverso una serie di conferenze e conversazioni sui metodi storici che plasmano i modi di vedere, i costi ambientali e sociali delle immagini digitali, gli usi politici delle immagini e le economie dell’attenzione che ne governano la circolazione. Saranno anche possibili visite guidate in piccoli gruppi, per consentire ai partecipanti di interagire direttamente, sia con l’ambiente architettonico che con il contesto tematico del simposio.

Claudia Giraud

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Claudia Giraud

Claudia Giraud

Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate…

Scopri di più