Il Centro Coreografico Nazionale sta facendo di tutto per coinvolgere i giovani nel balletto 

Alla ricerca della meraviglia è il titolo scelto per l’innovativo progetto del Centro Coreografico Nazionale di Reggio Emilia: l’obiettivo non è tanto quello di creare uno spettacolo “per bambini” ma accordato allo sguardo dei bambini e dunque per spettatori di tutte le età.  È partito a gennaio 2026 e proseguirà lungo tutto l’anno – prossima tappa, l’appuntamento inserito nel […]

Alla ricerca della meraviglia è il titolo scelto per l’innovativo progetto del Centro Coreografico Nazionale di Reggio Emilia: l’obiettivo non è tanto quello di creare uno spettacolo “per bambini” ma accordato allo sguardo dei bambini e dunque per spettatori di tutte le età.  
È partito a gennaio 2026 e proseguirà lungo tutto l’anno – prossima tappa, l’appuntamento inserito nel cartellone del Festival Internazionale Kids, l’8 maggio a Reggio Emilia – il percorso di ricerca e produzione ideato e realizzato dal Centro Coreografico Nazionale Aterballetto  e mirato all’indagine dell’universo infantile e alla mimesi creativa di uno sguardo infantile, azioni compiute ricorrendo all’eclettico linguaggio della danza. Tre i coreografi coinvolti – Fernando Melo, Jacopo Jenna e Francesco Marilungo – e altrettanti gli studi finora messi a punto, molto diversi per poetica, immaginario, umore, e nondimeno accomunati dalla volontà di sperimentarsi in territori pressoché ignoti e di riscoprire le potenzialità immaginifiche della danza. 

Studio Francesco Marilungo. Photo Valeria Civardi
Studio Francesco Marilungo. Photo Valeria Civardi

Qual è il senso del progetto “Alla ricerca della meraviglia” di Aterballetto a Reggio Emilia 

Il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto è da anni impegnato nello sviluppare, accanto alla produzione di spettacoli affidati a coreografi di fama internazionale che vedono l’impegno di buona parte della compagnia, quale l’acclamato Notte Morricone, disegnato da Marcos Morau, progetti finalizzati a indagare le molteplici declinazioni e “applicazioni” della danza contemporanea, spesso posta in dialogo con altre discipline – dalla storia dell’arte alla tecnologia.  
Una progettualità sfaccettata, sostenuta certo da genuina curiosità ma altresì dalla consapevolezza del ruolo proattivo implicato dallo statuto di Centro Coreografico Nazionale. È in questa cornice che è nato il percorso Alla ricerca della meraviglia che il direttore di Aterballetto, Gigi Cristoforetti, definisce un “investimento: artistico, produttivo e culturale.” Spiega Cristoforetti: “Investire sull’infanzia significa investire sul futuro dello spettatore, ma anche sul presente del teatro. Significa interrogarsi su quali linguaggi siano oggi necessari, su quali forme possano generare meraviglia, pensiero e partecipazione, e su come la danza possa diventare uno spazio di rigenerazione dello sguardo. L’infanzia, in questa prospettiva, non è un target, ma un punto di vista: uno spazio di libertà percettiva che chiede autenticità, chiarezza e radicalità”.

Studio Fernando Melo. Photo Valeria Civardi
Studio Fernando Melo. Photo Valeria Civardi

Com’è articolato il progetto “Alla ricerca della meraviglia” 

Fra gennaio e marzo, i tre coreografi coinvolti nel progetto, Fernando Melo, Jacopo Jenna e Francesco Marilungo, sono stati ospiti, ciascuno per una settimana di residenza, degli spazi di Aterballetto, lavorando con una coppia di danzatori della compagnia su un’idea liberamente sviluppata – nessun tema predefinito da trattare ma piena libertà di creazione. 
I tre studi saranno poi presentati l’8 maggio a un pubblico composto da operatori, ma soprattutto da bambini, nell’ambito del festival Internazionale Kids. Un’occasione preziosa di confronto e riflessione, di ascolto e verifica: un momento non estemporaneo bensì pienamente integrato nel percorso di ricerca e creazione. Una tappa importante, che aiuterà Aterballetto a scegliere su quale dei tre studi investire per la produzione completa, il cui debutto è previsto sul palcoscenico del Festival di teatro ragazzi Colpi di Scena, programmato a Forlì dal 23 al 25 giugno 2026.    

“Il mondo dei quasi” di Fernando Melo per Aterballetto di Reggio Emilia 

Il coreografo brasiliano, ma residente e attivo in Svezia, Fernando Melo ha costruito con i danzatori Matilde Di Ciolo e Matteo Capetola una sorta di cortometraggio muto, un inno alla meraviglia della scoperta e della conoscenza dell’altro.  
Partendo da una scenografia apparentemente semplice ma quantomai flessibile ed evocativa – due pareti movibili composte da fasce elastiche nere – il coreografo gioca con quei movimenti di avvicinamento e allontanamento, diffidenza e progressiva fiducia che contraddistinguono le relazioni umane.  
Un lavoro che invita piccoli e grandi a non rinunciare al piacere della meraviglia.  

Lo spettacolo di Jacopo Jenna per Aterballetto “Se puoi immaginarlo, puoi danzarlo”  

Trae ispirazione dalla Grammatica della fantasia di Gianni Rodari la ricerca del fiorentino Jacopo Jenna, autore di coreografia, video e costumi di un lavoro che fa dialogare danza e immagini; movimento del corpo e sinuose orbite stellari. I danzatori Alessia Giacomelli e Kiran Gezels, avvolti in tute variopinte, agiscono davanti a un ampio schermo, sul quale scorrono costantemente video di varia natura. Jenna, infatti, sceglie di utilizzare due linguaggi assai familiari ai bambini, quello dell’immagine-video e quello delle voci prodotte dall’I.A., per esaltare, all’opposto, la forza generativa della presenza fisica del corpo, capace di dare vita a creature, sagome e traiettorie inedite, frutto di un’immaginazione liberata da condizionamenti più o meno consapevoli.  

“Anninnìa” di Francesco Marilungo per Aterballetto di Reggio Emilia 

Le ninnenanne della tradizione – veneziana, romagnola, salentina – sono lo spunto creativo e la colonna sonora della creazione di Francesco Marilungo – autore di coreografia, regia e costumi – che, attraverso questo canto che con dolcezza e intimità accompagna il graduale passaggio all’inconsapevolezza del bambino, vuole attraversare le paure infantile e suggerire ai piccoli spettatori un mezzo privilegiato per superarle, vale a dire il gioco. La musica e, poi, seicento coloratissimi peluche, usati per creare mantelli e travestimenti – scene e maschere sono di Luca Luchetti – per un lavoro che attraversa stati d’animo contrastanti e invita a riscoprire il potere formativo e rasserenante dei canti tradizionali. In scena, danzano Alessia Giacomelli e Kiran Gezels.  

Laura Bevione 

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Laura Bevione

Laura Bevione

Laura Bevione è dottore di ricerca in Storia dello Spettacolo. Insegnante di Lettere e giornalista pubblicista, è da molti anni critico teatrale. Ha progettato e condotto incontri di formazione teatrale rivolti al pubblico. Ha curato il volume “Una storia. Dal…

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