In Trentino una mostra immersiva affronta i temi della sicurezza sul lavoro per coinvolgere su questioni urgenti
Il percorso espositivo, strutturato attraverso sette cortometraggi, contribuisce a immaginare e costruire un mondo del lavoro più sicuro, dignitoso e umano
Cosa significa oggi affrontare i temi della dignità, della salute e della sicurezza sul lavoro senza ridurli a meri dati statistici? Il METS – Museo etnografico trentino San Michele (San Michele all’Adige, Trento) prova a rispondere a questa domanda trasformando lo spazio museale in un dispositivo immersivo, dove cultura e sicurezza sul lavoro non si osservano soltanto, ma si attraversano. Un lavoro a regola d’Arte. Dignità, Salute e Sicurezza per un mondo del lavoro migliore, in apertura il 17 aprile 2026, si muove tra urgenza sociale e costruzione sensibile dell’immagine. Non un racconto lineare, ma una stratificazione di visioni che contribuisce a immaginare e costruire un mondo del lavoro più sicuro, dignitoso e umano.
Un percorso da attraversare sulla sicurezza sul lavoro
Sette sale, sette cortometraggi. Ogni ambiente costruisce una soglia, un cambio di ritmo, un diverso modo di stare dentro le immagini. Il progetto – ideato dagli artisti Paola Samoggia e Carlo Magrì – prende forma a partire dal percorso sviluppato negli ultimi sei anni con Arte e/è Lavoro, una questione di accenti, portando nello spazio espositivo un archivio vivo di materiali, visioni e processi. Oltre alla video arte, il percorso attiva una dimensione multisensoriale in cui musica, corpo, movimento, danza e immagine diventano parte integrante della narrazione. Il lavoro emerge così nella sua complessità, tra gesto, fatica, relazione e rischio.
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Parlare di sicurezza sul lavoro tra immagine e responsabilità
Il punto non è rappresentare il lavoro, ma restituirne la tensione. Un tema che, nel corso degli ultimi mesi, ha trovato nuove e drammatiche risonanze anche nella cronaca recente, come nel caso del crollo della Torre dei Conti a Roma e della morte dell’operaio Octay Stroici, riportando con urgenza al centro il rapporto tra lavoro, sicurezza e responsabilità. Le opere attraversano temi urgenti e centrali – dignità, salute, sicurezza – evitando una lettura didascalica. Il riferimento alle cosiddette “morti bianche” non viene trattato come spesso accade, come dato, ma come assenza che attraversa le immagini, lasciando spazio a una riflessione più profonda sulla necessità di una cultura diffusa della prevenzione. L’orizzonte è quello indicato dall’Agenda 2030: un sistema di relazioni in cui lavoro, ambiente e individuo non possono più essere pensati separatamente, ma vengono esplorati in un dialogo tra passato e presente.
Il museo come spazio attivo e una performance sull’emancipazione salariale
In questo contesto, il METS si sposta da luogo di conservazione a spazio di attivazione. Il patrimonio demoetnoantropologico entra in dialogo con il contemporaneo, aprendo una frizione produttiva tra memoria e presente. Il percorso espositivo affronta le molteplici dimensioni del lavoro: dal legame tra uomo e natura, all’interazione con le macchine, fino al lavoro come strumento di emancipazione sociale.
A chiudere il percorso ci sarà, il giorno inaugurale alle 17, una performance ispirata al pensiero del premio Nobel Muhammad Yunus, ideatore del microcredito, che introduce una diversa prospettiva: il lavoro come possibilità, come superamento della povertà. Non solo fatica o rischio, ma strumento di emancipazione, leva per immaginare modelli economici più equi e sostenibili. Questa dimensione viene estesa nel tempo reale della performance: musica, danza e voce costruiscono un ultimo livello di lettura, in cui i materiali della mostra ritornano come presenza viva. I brani tratti dall’opera lirica composta da Samoggia – insieme alle colonne sonore dei cortometraggi – attivano un dialogo tra suono e corpo, tra costruzione e improvvisazione. Non una conclusione, ma un’apertura ulteriore. Quello che la mostra mette in campo non è una risposta, ma una condizione su cui riflettere: il lavoro non è solo tema o contenuto, ma uno spazio da attraversare dove, per un momento, diventa possibile ripensare il modo in cui esistiamo dentro ciò che facciamo ogni giorno.
Margherita Cuccia
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