Tutta la poesia del cielo in mostra nel grand hotel di Roma per ricordarci la nostra stessa complessità 

Emoziona e apre mente e cuore, “Il cielo dentro” personale di Giovanni Ozzola nella sede romana della Galleria Continua all’hotel St. Regis, in cui l’artista, attraverso la fotografia, esplora l’infinito come dimensione interna ed esterna all’essere umano

Aprono dei veri e propri spazi di infinito le opere di Giovanni Ozzola (Firenze, 1982), in cui il cielo, metafora di un’immensità che risiede contemporaneamente fuori e dentro di noi, è sempre presente. Nella poetica dell’artista il firmamento rappresenta le Colonne d’Ercole della contemporaneità, un confine sull’ignoto, inteso come dimensione interna oltre che geografica. Limite che, lungi dal rappresentare una fine, costituisce una soglia attivata dall’artista attraverso il suo lavoro; una condizione comune a tutti noi che, come rivela Il cielo dentro, personale concepita per gli spazi romani della galleria Continuaè da sempre al centro della ricerca dell’artista che afferma: “ognuno vive compresso tra due orizzonti, uno esterno, dato dal mondo e da ciò che ci propone; l’altro interno, costituito dal modo in cui noi elaboriamo il mondo”. Le opere di Ozzola vivono di questi opposti che costantemente si sfiorano, trovando un’armonia nella luce; metafora dell’energia sprigionata, paradossalmente, dal contrasto, per cui a ben vedere tutto si fonde e si tocca. 

Giovanni Ozzola, Il Cielo Dentro, 2026 vedute della mostra Galleria Continua, The St. Regis, Roma, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photographer: Giorgio Benni
Giovanni Ozzola, Il Cielo Dentro, 2026 vedute della mostra Galleria Continua, The St. Regis, Roma, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photographer: Giorgio Benni

Le opere in mostra alla Galleria Continua di Roma  

Ogni opera in mostra, pur vivendo nell’insieme ha una sua storia e individualità, manifestandosi – anche nelle dimensioni spesso notevoli – come spazio da vivere e abitare. Il lavoro di Ozzola è politico e poetico, non ha alcuna valenza archivistica o documentale; i suoi luoghi abbandonati non vengono mai raccontati solo come ruderi bellici o edifici semidiroccati ma come Bunker: “interni da cui fuggire e, allo stesso tempo, in cui trovare protezione”; strutture incontrate per caso e “riconosciute” come idonee a instaurare una relazione profonda con l’orizzonte luminoso.  

Il valore politico e introspettivo della ricerca di Giovanni Ozzola 

Lo sguardo di Ozzola parte dall’interno per rivolgersi all’esterno, perché: “solo cercando di capire prima di tutto se stessi guardandosi dentro, si può poi cercare l’incontro con l’altro”. I suoi interni sono per questo particolarmente vissuti, drammatici; cicatrici e graffiti non hanno nulla di estetico o decorativo; al contrario, sono tracce di vita. Testimonianze dell’atavica necessità umana di lasciare segni del proprio passaggio che, stratificandosi, delineano la mappa del luogo e, contemporaneamente, rivelano la presa di coscienza di chi ha sentito il bisogno di distinguersi come individuo in un gruppo e non follower in un gregge. Assunzione di responsabilità in cui risiede il carattere politico della ricerca dell’artista. 

Il cielo nella poetica di Ozzola in mostra a Roma 

Nelle opere più recenti, nate anche dall’incontro con Beato Angelico, a partire dall’installazione per la Quadriennale 2025, Ozzola ha focalizzato la sua attenzione sul cielo che da orizzonte diventa presenza unica e totale. L’artista crea così dei “dispositivi che aprono lo spazio a un ignoto condiviso”, capaci di coinvolgere e assorbire il visitatore, generando un potente senso di connessione. Ponendoci a tu per tu con l’immensità del cosmo, Ozzola ci ricorda che per quanto sia doveroso prendere coscienza di sé, è essenziale non dimenticare mai di essere solo una parte di un organismo infinitamente grande.  

Giovanni Ozzola, Il Cielo Dentro, 2026 vedute della mostra Galleria Continua, The St. Regis, Roma, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photographer: Giorgio Benni
Giovanni Ozzola, Il Cielo Dentro, 2026 vedute della mostra Galleria Continua, The St. Regis, Roma, Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photographer: Giorgio Benni

Le opere di piccole dimensioni negli spazi romani di Continua 

L’esposizione, concepita dall’artista come un progetto bilanciato tra componenti emotive e razionali, si completa con alcuni preziosi lavori di dimensioni contenute. Da una parte la serie Temporary structures, 2025 per cui l’artista ha tratto ispirazione dalle miniature, invitando il visitatore a un momento di intima fruizione; dall’altra, Appunti senza parole, 2026, una piccola scultura composta da frammenti visivi e prove di stampa assemblati insieme. 

Ludovica Palmieri 

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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