Come cambia la valorizzazione dell’arte con la riforma “Italia in Scena” che modifica il Codice dei Beni Culturali?

Circolazione delle opere, soglie di valore, competitività internazionale del sistema dell'arte italiano. C'è questo e molto altro in gioco: l'intervista ad Alessandra Di Castro, gallerista e presidente del Gruppo Apollo 

Approvata al Senato lo scorso 11 marzo 2026, la proposta di legge “Italia in Scena” modifica il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio in Italia, promuovendo la sussidiarietà orizzontale in tema di gestione del patrimonio culturale e prova a dare slancio a una nuova strategia nazionale di valorizzazione dei beni culturali. Ma cosa significa davvero, e quale impatto avrà in concreto su chi lavora nella filiera dell’arte e nel suo mercato? Per capirci un po’ di più, abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandra Di Castro, gallerista e presidente dell’Associazione Gruppo Apollo, portavoce delle istanze della filiera dell’arte nei lavori parlamentari.

Intervista ad Alessandra Di Castro per il Gruppo Apollo

Inizierei col chiederle a che punto siamo con l’iter della Proposta di Legge “Italia in Scena” e quali sono i prossimi passaggi attesi?
Al momento la proposta di legge è stata approvata definitivamente dal Senato in seconda lettura e siamo in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento dovranno trascorrere 15 giorni per l’effettiva entrata in vigore del provvedimento, dopo di che potremo toccare con mano gli effetti delle riforme previste nel nostro lavoro quotidiano.

Qual è stato il ruolo dell’Associazione Gruppo Apollo in questo percorso?
L’Associazione Gruppo Apollo ha seguito i lavori parlamentari fin dalla genesi del provvedimento con un approccio proattivo, nell’ottica di rappresentare le istanze dell’intera filiera dell’arte. In particolare, abbiamo partecipato alle audizioni svoltesi in entrambi i rami del Parlamento, sottolineando i bisogni e le esigenze dell’intero comparto, con riferimento soprattutto alle tematiche legate alla semplificazione della circolazione delle opere d’arte, mantenendo naturalmente sempre al primo posto la tutela dei beni culturali.

I punti più importanti della riforma per i beni culturali

Quali sono gli aspetti salienti dal punto di vista di chi lavora nel mercato dell’arte?
Tra i punti fondamentali della riforma, è da sottolineare l’intervento su nodi storicamente rilevanti per il settore come le tempistiche e le modalità previste per le autorizzazioni necessarie alla circolazione delle opere. Molto importante è il tema delle soglie di valore.

Su questo, quali i miglioramenti apportati e quali gli aspetti su cui altri Paesi sono invece più leggeri e competitivi?
In Italia attualmente è prevista un’unica soglia di valore di €13.500 per l’autorizzazione all’esportazione fuori dal territorio nazionale. La Francia, tra i principali competitor italiani, ha invece soglie diversificate sulle diverse forme d’arte, quella prevista per i dipinti, ad esempio, è di €300.000. Con la riforma della circolazione, l’Italia porta la soglia unica da €13.500 a €50.000, un passaggio significativo per il settore ma anche per tutti i cittadini che si avvalgono dei servizi degli uffici esportazione.

Quali sono le criticità non risolte?
Nonostante l’innalzamento delle soglie di valore, siamo ancora distanti dagli standard europei. Basti pensare che le limitazioni alla circolazione delle opere in Italia rimangono tra le più stringenti del continente: una soglia di €50.000, pur rappresentando un passo avanti rispetto ai precedenti €13.500, è ancora lontana dagli standard del Vecchio Continente (si pensi ai €300.000 previsti come dicevo in Francia per i dipinti). 

La competitività italiana messa a rischio dalla burocrazia

Che conseguenze dirette vediamo sulla competitività italiana nel mercato globale dell’arte?
Questo gap competitivo si traduce concretamente in una penalizzazione per il collezionismo e per il mercato italiano, poiché gallerie, case d’asta e fiere tendono a operare in giurisdizioni più flessibili.

E burocrazia e tempi più snelli anche, verrebbe da pensare.
Sì, a questo si aggiunge la necessità di una maggiore digitalizzazione e semplificazione delle procedure burocratiche legate alle autorizzazioni, che ancora oggi richiedono tempi e risorse spesso incompatibili con le dinamiche di un mercato globale che si muove rapidamente.

Digitalizzazione e semplificazione, diceva, sono da migliorare. Cos’altro aiuterebbe?
Manca, infine, un regime trasparente per i beni notificati di proprietà privata, dei quali non esiste un catalogo consultabile on line. Come permane la scarsa chiarezza nei criteri con cui lo Stato decide se e quando intervenire. Il paradosso è che un meccanismo pensato per proteggere il patrimonio finisce per colpire la valorizzazione e la fruizione di questi beni giudicati di eccezionale interesse storico artistico.

Come si esce da questo paradosso, tra tutela e valorizzazione?
Serve una riforma che definisca criteri chiari, riduca i tempi e preveda adeguati meccanismi di compensazione: più certezza del diritto non significa meno tutela, ma una tutela più efficace, nell’interesse delle opere d’arte e della loro conoscenza.

La flessione del mercato dell’arte in Italia e le soluzioni per la crescita

Nonostante le più favorevoli previsioni fiscali in Italia, il Paese ha mostrato segni di flessione negli andamenti del mercato dell’arte. Cosa ci sta frenando?
I segnali di flessione del mercato italiano dell’arte non possono essere letti come un fenomeno isolato, ma vanno contestualizzati in un quadro più ampio. Le riforme fiscali introdotte sono certamente benvenute, ma da sole non bastano: il mercato dell’arte è un ecosistema complesso, che si nutre di fiducia, certezza normativa e infrastrutture adeguate. Ciò che ancora frena l’Italia è una combinazione di fattori strutturali: la scarsa presenza di grandi operatori internazionali stabilmente radicati sul territorio, una cultura del collezionismo privato meno sviluppata rispetto ad altri Paesi, e una percezione all’estero dell’Italia come mercato complesso dal punto di vista regolatorio.

E di cosa abbiamo bisogno allora per crescere come sistema?
C’è bisogno di continuità nelle riforme e di una visione strategica di lungo periodo, che non si esaurisca in singoli provvedimenti legislativi. Serve investire nello sviluppo di fiere internazionali sul territorio italiano, quindi sulla formazione di nuovi collezionisti e professionisti del settore. Il dialogo tra pubblico e privato, che oggi vive una straordinaria fase molto positiva, va strutturato guardando a un futuro più sostenibile. Il patrimonio artistico italiano è un asset unico al mondo: trasformarlo in un vantaggio competitivo reale richiede però un sistema-Paese che sappia valorizzarlo con la stessa ambizione e tenacia con cui lo tutela.

Cristina Masturzo

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna "Economia e Mercato dell'Arte" e "Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni" al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia…

Scopri di più