Rigenerazioni urbane in Romagna: una storica fornace di Riccione sta per diventare Museo del Territorio
L’operazione si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana che vede l’area della fornace connessa a un sistema di verde pubblico e percorsi ciclopedonali e si trova in relazione diretta con l’edificio scolastico adiacente
Per oltre mezzo secolo è stata uno dei motori produttivi di Riccione. Oggi l’ex Fornace Piva, complesso industriale nato all’inizio del Novecento lungo le sponde del Rio Melo, è al centro di un importante intervento di rigenerazione urbana: il sito diventerà il nuovo Museo del Territorio della città, grazie a un intervento di recupero e rifunzionalizzazione firmato da Politecnica Building for Humans. L’apertura al pubblico? Prevista per febbraio 2027, una volta completati gli allestimenti museali.
La storia dell’ex Fornace Piva a Riccione
La storia della fornace inizia nel 1908, quando l’imprenditore milanese Carlo Andrea Piva avviò qui un impianto per la produzione di laterizi. Dotato di un forno Hoffmann (una tecnologia particolarmente innovativa per l’epoca, che permetteva la produzione continua) lo stabilimento divenne presto una delle realtà industriali più avanzate del territorio. Negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale la fornace raggiunse livelli produttivi molto elevati, mantenendo un ruolo centrale anche durante il conflitto e nei decenni successivi. Per lungo tempo rappresentò dunque una delle principali attività imprenditoriali locali, contribuendo allo sviluppo urbano della città. La produzione cessò definitivamente negli Anni Settanta, lasciando dietro di sé un importante frammento di archeologia industriale. Oggi dell’antico complesso resta soprattutto il recinto murario che delimitava l’impianto.
Il nuovo Museo del Territorio a Riccione
E da qui prende avvio il progetto di trasformazione promosso dal Comune di Riccione e affidato tramite gara pubblica a Politecnica. L’intervento ha interessato sia il restauro e la messa in sicurezza delle strutture esistenti sia la realizzazione di una nuova architettura museale all’interno del perimetro storico. L’operazione si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana: l’area della fornace è infatti connessa a un sistema di verde pubblico e percorsi ciclopedonali e si trova in relazione diretta con l’edificio scolastico adiacente. Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il restauro delle murature perimetrali: le superfici storiche sono state consolidate e conservate senza cancellare i segni del tempo tra fori, inserti lignei e tracce delle lavorazioni che restano visibili, rivelandone le stratificazioni. Questa scelta rafforza il dialogo con la nuova architettura contemporanea inserita all’interno del recinto, mettendo in evidenza il contrasto tra la materia storica e le strutture più recenti. Anche l’illuminazione è pensata per valorizzare questo rapporto attraverso un sistema integrato nelle strutture di sostegno che illumina le pareti dall’interno verso l’esterno.
Come sarà il nuovo Museo del Territorio a Riccione
Così, il nuovo edificio si sviluppa su due livelli per una superficie di circa 1.500 metri quadrati, inseriti in un’area complessiva di intervento di circa 2.500 metri quadrati che include anche gli spazi esterni. Tra la nuova architettura e le murature storiche corre un deambulatorio perimetrale: uno spazio di passaggio che permette di osservare da vicino le facciate della fornace e allo stesso tempo amplia le possibilità di percorrenza tra museo e città. Tra gli elementi più riconoscibili dell’intervento c’è la reinterpretazione della storica ciminiera dell’impianto, crollata nel tempo. Attraverso una struttura stilizzata in acciaio che ne riprende posizione, altezza e proporzioni originarie il progetto restituisce al paesaggio urbano un segno identitario della memoria industriale di Riccione. Al piano terra troveranno posto una grande hall a doppia altezza con reception, caffetteria e bookshop, insieme a laboratori didattici, depositi museali visibili e una sala conferenze. Il livello superiore ospiterà invece gli ambienti espositivi principali, progettati come spazi aperti e riconfigurabili. A collegare i due livelli è una scala principale leggera, quasi sospesa, inserita nella hall e retroilluminata, destinata a diventare uno degli elementi architettonici più caratterizzanti dell’edificio.
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